I futuri rinnovati di Rudy Rucker

Posted on Settembre 1st, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Postumanesimo, ROSTA | 2 Comments »

Se è vero, come scrivevo solo qualche settimana fa in un saggio in uscita, che il filone postumanista non ha ancora trovato una opposizione critica formale e organizzata all’interno del panorama di genere, cominciano a comparire le prime testimonianze di disagio di fronte alle sue idee portanti. La prima autorevole arriva da Jo Walton, editorialista per Tor.com, e ha richiamato l’attenzione di Rudy Rucker. Tutta la storia, con le mie considerazioni, sull’edizione odierna di Fantascienza.com.

Welcome back, in the wake of the Singularity…

Posted on Agosto 25th, 2008 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, Postumanesimo, ROSTA | 1 Comment »

Di ritorno ieri dalla frontiera meridionale, vengo proiettato oggi nel futuro dalle news di Fantascienza.com. Il S*ommo riprende da Engadget alcune previsioni lanciate da Justin Rattner, responsabile della ricerca in casa Intel, a margine di un convegno interno della compagnia. Nella scia di Gordon Moore, insomma, gli uomini chiave dell’azienda californiana continuano a gettare gli occhi lontano. Rattner intravede in tecnologie WREL (wireless resonant energy link), microrobot programmabili e pattern recognition i tre settori chiave di una rivoluzione imminente. E nel giro di quarant’anni il divario tra uomo e macchina potrebbe venire colmato.

Anche se non condivide la natura empirica della celeberrima legge di Moore, lo sguardo che Rattner getta nel futuro è di quelli capaci di mantenere vivo un sogno. Torneremo a parlarne presto, da un’ottica fantascientifica (letteraria, cinematografica e non solo), sulle pagine di Delos SF.

Stay tuned!

Is it O.K. to be a Luddite?

Posted on Luglio 31st, 2008 in Connettivismo, Psicogrammi | No Comments »

[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 07/07/2007. Alla luce della discussione lanciata da Alberto Priora su Orfani della connessione e la sua presunta ascendenza luddista, questo articolo assume una nuova valenza.]

Nel suo saggio del 1984 (una delle rarissime incursioni critiche della sua produzione) Thomas Pynchon affronta col suo fare scanzonato e provocatorio il tema dello sviluppo tecnologico e la sua intersezione con l’immaginario, la cultura popolare e la società, dalla Rivoluzione Industriale in poi. I Luddisti, non credo ci sia bisogno di ricordarlo, furono agitatori che emersero in massa nell’Inghilterra di inizio Ottocento. Il loro nome deriva da Ned Ludd, che si dice fu il primo a scagliarsi contro una macchina tessile per protesta, riducendola in rottami (l’episodio viene datato in genere al 1779, sebbene non esistano prove sull’effettiva esistenza del personaggio, che molti ritengono di pura invenzione). Quello che in genere i libri di storia trascurano di dire è che i Luddisti non erano quella manica di reazionari primitivisti che potrebbero sembrare a ridurre la loro storia in due parole.

I Luddisti furono i primi a sollevare questioni che sarebbero poi diventati i cavalli di battaglia del primo movimento sindacale (adeguamento salariale, lavoro femminile, sfruttamento dei minori e le condizioni lavorative nelle fabbriche furono argomenti centrali nell’azione delle Trade Unions). E furono combattuti come nemici della patria, con condanne severissime che andavano dalla pena capitale alla deportazione in Australia. Tra i pochissimi personaggi politici che ne sostennero le ragioni si può però annoverare una figura d’eccezione del calibro di Lord Byron. A dimostrazione di quanto complesse fossero in realtà le basi e la causa del movimento luddista. Per una discussione letteraria dell’argomento rimando obbligatoriamente a La macchina della realtà di William Gibson e Bruce Sterling, a cui ho accennato poco tempo fa.

Nel suo articolo Pynchon parte dalla frattura tra cultura umanistica e scientifica che caratterizza la storia dell’Occidente secondo la nota distinzione tracciata da C.P. Snow nel suo The Two Cultures and the Scientific Revolution (1959), per approdare a un discorso che abbraccia la nostra civiltà su un arco di due secoli, dai primi vagiti del Romanticismo alla letteratura di fantascienza, vista come ultimo rifugio degli scrittori e dei visionari durante la decadenza del mainstream determinata dalla Guerra Fredda e dalla repressione maccartista, ma anche come ideale punto di contatto tra le due tradizioni.

Domandarsi oggi se abbia senso essere un Luddista non ha molto più senso di quanto ne avesse nel 1984, quando Pynchon redigeva il suo articolo, all’alba della Rivoluzione Digitale. Il progresso è indispensabile, ma non possiamo limitarci a subirne le ricadute. Il timone dello sviluppo deve restare sempre nelle mani salde del navigatore (kybernetis) uomo. Ma è davvero sorprendente notare come il concetto di “Singolarità Tecnologica” fosse stato intuito dal Nostro già dieci anni prima della sua piena elaborazione.

If our world survives, the next great challenge to watch out for will come — you heard it here first — when the curves of research and development in artificial intelligence, molecular biology and robotics all converge. Oboy. It will be amazing and unpredictable, and even the biggest of brass, let us devoutly hope, are going to be caught flat-footed. It is certainly something for all good Luddites to look forward to if, God willing, we should live so long. Meantime, as Americans, we can take comfort, however minimal and cold, from Lord Byron’s mischievously improvised song, in which he, like other observers of the time, saw clear identification between the first Luddites and our own revolutionary origins. It begins:

As the Liberty lads o’er the sea
Bought their freedom, and cheaply, with blood,
So we, boys, we
Will die fighting, or live free,
And down with all kings but King Ludd!

L’orizzonte postumano

Posted on Luglio 22nd, 2008 in Accelerazionismo, Connettivismo, Postumanesimo, Psicogrammi | 1 Comment »

[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 18-03-2007. Avvertenze: il romanzo di cui facevo menzione all'epoca, al momento in cui scrivo si è concretizzato "solo" nel racconto Stazione delle maree, pubblicato sull'iterazione 08 di NeXT. E' una storia lunga, che si ricollega per lo sfondo a Orizzonte degli eventi e, quindi, all'altro progetto che ho ripreso in questi giorni. Non è morto ciò che in eterno può attendere, ribadivo poco tempo fa e quindi, in attesa di riprendere anche quel progetto, mi accingo a mettere on-line il racconto per l'estate. Pazientate solo qualche giorno ancora. L'articolo che menziono in chiusura di post, invece, è uscito sia su Next che su Divenire.]


Cieli postumani in una elaborazione di IguanaJo.

Negli ultimi giorni mi sono ritrovato a riflettere spesso sugli scenari che potrebbero spalancarsi all’orizzonte dell’uomo dopo la Singolarità. Il primo input è arrivato da Vernor Vinge, che in una recente lezione tenuta lo scorso 15 febbraio ha preso in esame possibili alternative alla Singolarità Tecnologica, da lui stesso concepita nel 1993.

Le soluzioni prese in considerazione dal grande autore e matematico americano sono principalmente tre: 1. un ritorno alla follia, con cataclisma globale - tipicamente un inverno nucleare, vista la situazione politica internazionale ancora il più plausibile e concreto degli ostacoli che si frappongono tra l’umanità e il futuro - con conseguente estinzione di massa; 2. una nuova età dell’oro, resa possibile da una brusca ma non violenta compensazione tra bisogni dell’uomo e risorse della Terra - qualcosa del tipo di un arresto della crescita demografica a cui si accompagni uno sfruttamento più efficiente delle risorse energetiche - che combinata alla presa di coscienza che “più gente felice è una situazione preferibile a poca gente felice” permetta l’emulazione degli effetti della Singolarità sul lungo periodo (ovvero spalmandola su 20-50mila anni); 3. la ruota del tempo, uno scenario molto attendibile fondato com’è sulla natura dinamica dell’ecosistema Terra e sulla consapevolezza che la tecnologia può causare terribili distruzioni, che conduce quindi a una successione ciclica di disastri e ricostruzioni combinando gli esiti dei due scenari precedentemente illustrati.

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Nella scia della singolarità…

Posted on Giugno 3rd, 2008 in Fantascienza, Letture, Postumanesimo, ROSTA | 4 Comments »

… Eschaton era apparentemente svanito dalla Terra, lasciandosi alle spalle una rete danneggiata, città spopolate, il periodo che generalmente segue un disastro che scuote un pianeta… e tre comandamenti intagliati sul fianco di un cubo di diamante compatto di dieci metri:

1. Io sono Eschaton. Non sono il tuo dio.

2. Discendo da te ed esisto nel tuo futuro.

3. Tu non violerai la causalità all’interno del mio cono storico di luce. Altrimenti…

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