NextCon-09

Posted on Novembre 21st, 2009 in Connettivismo, ROSTA | 1 Comment »

Domani sera sarò qui. Contrariamente a quanto annunciato nel comunicato stampa dell’evento, non potrò tuttavia prendere parte al dibattito finale, ma dalle 19 alle 22 circa - minuto in più, minuto in meno - sarò comunque nei paraggi. Se qualcuno tra i leggenti fosse in zona e volesse eventualmente scambiare quattro chiacchiere sulla fantascienza, il futuro e tutto il resto, o anche solo farsi una birra in compagnia, sa quindi dove trovarmi.

Continuum Reloaded

Posted on Settembre 29th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | 2 Comments »

Una bella sorpresa ci è stata comunicata la scorsa notte - notte fonda, in effetti - da Roberto Furlani, curatore di Continuum. La sua rivista telematica di fantascienza ha dismesso la veste spartana con cui ci era diventata familiare nei suoi 10 anni di onorato servizio e, in vista delle celebrazioni per questo importante traguardo (previste, se non vado errato, per il n. 33), ha rinnovato il suo apparato grafico. Così adesso, al di là del consueto spessore dei contenuti, Continuum può offrire ai suoi lettori anche - a mio avviso - un piacere di lettura che la precedente incarnazione era un po’ costretta a sacrificare.

Non è solo una questione di appeal estetico (anche se è indubbio che l’occhio vuole sempre la sua parte), ma anche e soprattutto un miglioramento di ordine pratico, essendo difficile da sostenere la lettura a schermo intero, che ci obbligava alle più spericolate acrobazie di ridimensionamento delle finestre per agevolare la vista nella lettura. La nuova banda di testo, circoscritta a metà template, rende le cose decisamente più facili. Per non parlare dei grandi passi in avanti compiuti nella navigabilità (con il menu sempre visibile) e nell’inclusione dei contenuti multimediali (l’incorporamento di file video è stata un’altra bella sorpresa trovata in questo numero). Sabrina Moles ha fatto davvero un lavoro notevole per traghettare la webzine nell’era del Web 2.0.

E questo numero 31 che inaugura il nuovo corso si prospetta ricco. Come ricca è anche la presenza connettivista, con una recensione dell’antologia Frammenti di una rosa quantica (a firma di Fabio Calabrese), un breve reportage dell’ultima Italcon/Eurocon (pubblicato in anteprima proprio sullo Strano Attrattore), l’esordio di Maurizio “Scarweld” Landini sulle pagine elettroniche di Continuum e la “ristampa” di un mio vecchio racconto, già apparso sull’Iterazione 01 di Next, dal titolo La nuova specie. Ma adesso vi lascio all’editoriale di Roberto, che come in ogni rivista che si rispetti è sempre il punto di partenza per cominciare l’esplorazione dei contenuti. Lunga vita e prosperità a Continuum!

Il Connettivismo torna su Wired.it

Posted on Luglio 31st, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Ancora una volta grazie a Francesco Verso. Il suo successo all’ultimo premio Urania ha attirato l’attenzione di Fabio Deotto, che mi ha intervistato per presentare Francesco e parlare di nuovo di Connettivismo sulle pagine elettroniche di Wired Italia.

L’intervista originale era più lunga e circostanziata, Fabio riusciva a tirare fuori bene alcuni aspetti del Connettivismo a cui sono particolarmente attaccato. Spero comunque che nella distillazione che si è resa necessaria per esigenze editoriali il succo non sia stato tutto spremuto via. L’ardua sentenza spetta come sempre al lettore.

Per leggere l’intervista, basta cliccare qui.

Un messaggio dal passato

Posted on Luglio 10th, 2009 in Connettivismo, False Memorie, Sezione π² | 4 Comments »

Non posso dimenticare come venni a sapere di avere vinto il premio Urania. Il giorno era l’11 luglio 2007. Ricordo la chiamata persa sul display del cellulare in modalità silenziosa, mentre mi trovavo in ufficio, nella sede del mio primo lavoro da neo-laureato, giù nell’amena Pomezia - periferia di Pomezia, per la verità, al contempo provincia profonda e far west alle porte della Capitale.

Ricordo il numero, monco perché di un centralino di Milano, e la ricerca in rete del suo proprietario, senza esiti. Ricordo la consulenza di Aldo, vecchio compagno di peripezie transalpine, che ne scovò il proprietario nel luogo più intuitivo: il sito delle Pagine Bianche. Il suo messaggio lo conservo ancora nella memoria della mia vecchia SIM da 32 kB: era della Mondadori e l’unico legame che avevo con la casa di Segrate era il romanzo spedito al concorso 2006.

Ricordo che, nel timore di perdere l’eventuale seconda chiamata (e io sono sempre stato un sostenitore delle seconde occasioni, ma chi sarebbe disposto a concederti una terza?), affrontai tutto il viaggio in navetta da Pomezia a Roma, fermata Eur Palasport della Metro B, con il Nokia 3330 in mano, scrupolosamente in vista, scrutandone ossessivamente il display. E la chiamata giunse in effetti appena sbarcato sul marciapiede di viale America, con la voce di Sergio Altieri che si presentava dall’altro capo della linea e mi chiedeva di mettermi comodo perché aveva una notizia da darmi… Un mesetto prima, nei tempi morti della mia vita da pendolare, leggevo Piombo e sangue su quel marciapiede, e adesso mi trovavo al telefono con il traduttore di Hammett.

Un salto indietro nel tempo, a cui stasera mi ha riportato un’e-mail di Zoon. La sua era la risposta a una mia e-mail vecchia di 2 anni. Solo due giorni prima di quella chiamata, infatti, avevo scoperto il servizio fantascientifico di Mail nel Futuro:

mail nel futuro fa esattamente quello che dice: spedisce una email nel futuro, ad una data da te scelta. puoi usarlo come preferisci, per ricordare un appuntamento, per mandarti un messaggio a quando sarai più grande o per dire qualcosa a qualcuno in qualche luogo, in qualche tempo nel futuro…

Il perché ce lo spiega l’anonimo autore di questo singolare servizio:

perchè è la cosa più vicina al viaggio nel tempo che sono riuscito a fare…

E l’utilità è garantita. Perché la risposta di Sandro, in questa notte di mezza estate, mi ha messo proprio di buon umore. Mentre scrivevo quell’e-mail Next International era ancora un progetto che si chiamava Next Special Edition, ed esisteva solo nelle nostre teste. Grazie a numerosi amici, ma soprattutto all’interessamento-chiave di Salvatore Proietti, Next International si è tramutato in realtà la scorsa primavera. E nel frattempo, devo dire, ho fatto cose che 2 anni fa non avrei potuto immaginare. Neanche questo nuovo blog con i suoi 250 contatti giornalieri era in previsione, all’epoca. E molti dei cambiamenti più importanti della mia vita personale non potevo di certo prevederli, mentre scrivevo quella e-mail. E mi diverte pensare alle faccie di Sandro e Marco, che si sono visti recapitare oggi un messaggio vecchio di 2 anni.

E’ per questo forse che adesso mi sento particolarmente fiducioso. L’effetto capsula del tempo: la prospettiva del futuro illumina quei giorni e mi riempie di ottimismo. Ottimismo, già. Questa è la seconda volta nel giro di una manciata di giorni che me ne sentite parlare, ma non fateci troppo l’abitudine. Quello che ho capito, suggestioni wells/eganiane a parte (Egan è stato solo uno dei tanti autori che hanno affrontato la tematica delle comunicazioni attraverso il tempo, ma forse è quello a cui resto più legato), è che serve poco per ripagarsi il lavoro di anni. I risultati non si misurano in soldi o in gloria, quelli sono termometri volubili. Il metro più affidabile è la soddisfazione personale. In questo caso, per farmelo capire, è bastato un semplice messaggio scritto da una versione-precedente-di-me, abbandonato alle correnti del tempo.

“Lascia dormire il futuro come merita.
Se lo si sveglia prima del tempo,
si ottiene un presente assonnato …”

Franz Kafka

Con le lenti del futuro

Posted on Maggio 5th, 2009 in Connettivismo, Futuro, Transizioni | 7 Comments »

Si chiamano head-up display (in breve HUD, letteralmente: “visori a testa alta” e, per estensione, “visori a sovrimpressione”, qui la voce Wikipedia) e, sono pronto a scommetterci, entreranno nelle nostre vite rivoluzionandole come è successo per la musica tascabile e i dispositivi cellulari. E sapranno rivelarsi forse ancora più rivoluzionari, perché potrebbero schiuderci una nuova prospettiva sul mondo, vincendo la resistenza alle modifiche fisiche (come l’integrazione di chip o innesti elettronici) che potrebbero trattenerci dallo spiaccare il Grande Balzo. Con queste lenti “olografiche” le reti ubique che si apprestano a prendere il sopravvento della nostra gestione/percezione dello spazio antropico nei prossimi dieci anni riusciranno a essere decisamente più immediate e interattive, senza il bisogno di includere parti estranee nei nostri corpi.

L’argomento dell’augmented reality mi sta particolarmente a cuore avendone affrontato le potenzialità in più di un’occasione (per esempio nel racconto Orfani della connessione, tradotto anche in inglese per Next International). Altrove, in qualcosa in corso di stesura, mi ero spinto ad affibbiare un nome alla tecnologia: ricorrendo alle tecniche di contrazione pseudo-commerciale messe in atto, tra gli altri, da Michael Marshall Smith, li avevo battezzati videoSpex. Niente di particolarmente innovativo, comunque, essendo questi simpatici ammennicoli già prospettati - in maniera comunque molto personale - da Luce Virtuale di William Gibson (1994) e inoltre presenti, come un sacco di altre sciccherie avveniristiche, in Ghost in the Shell.

Solo, ora come ora, mi sembra impossibile immaginare un futuro in cui la nostra interazione con la Rete non sia più immediata, interattiva e ubiqua di quanto non sia già oggi. E questi display indossabili mi sembrano metterci sulla strada più agevole verso quel futuro.

Beyond Eurocon: sotto il segno del Fuco

Posted on Marzo 31st, 2009 in Connettivismo, Fantascienza | 6 Comments »

Rientrare da una con porta sempre con sé un senso di straniamento, che grosso modo coincide con l’impatto con la realtà quotidiana. Riuscireste a immaginare qualcosa di meno fantascientifico delle scartoffie da ufficio, delle bollette (l’oggetto in sé, intendo, non le tariffe applicate), o dei mille piccoli problemi che siamo soliti includere sotto l’accezione di routine quotidiana? Ecco, appunto…

Non che a una con si trascorra il tempo con alieni, replicanti e telepati, ma insomma, la disponibilità di argomenti da affrontare annaffiandoli di opportune dosi di alcol e caffè (il caffè, soprattutto, è un ingrediente fondamentale nella dieta del partecipante che voglia vivere fino all’ultimo minuto la giornata - minuto che solitamente sconfina ampliamente nella pancia della giornata successiva, come da imprinting del trio Cola-Jarok-Proietti), la disponibilità di argomenti - dicevo - e di altri appassionati con cui discuterne fanno sì che tra l’acquisto di un libro usato (maledetto sia Jarok, che ha cominciato a calibrare sulle mie preferenze il materiale che espone con il suo Bazaar) e quello di una novità capitino come minimo un paio di opportunità per scambi di informazioni e divertimento.

Lo stesso risultato, convengo, potrebbe essere raggiunto incontrandosi comunque tra amici e appassionati dello stesso immaginario, senza tutto il contorno di terme che da qualche anno a questa parte è sinonimo di Deepcon e quindi di Italcon. Ma in quel caso sarebbe più rara l’opportunità di fare nuove conoscenze, utili per confrontare i punti di visti e mettere in discussione la propria visione del mondo. Al nucleo ormai consolidato di amici fantascientisti che sono abituato a incontrare a Fiuggi (non li cito perché altrimenti compilerei una sorta di registro alternativo degli iscritti, a cui quindi vi rimando), quest’anno si sono aggiunti tre appassionati di medio-lungo corso, ma neofiti del mondo-con: il compagno Fernosky, Franco Brambilla (ehi, nel gruppo c’è un Premio Europa! Qui in alto ne vedete il lavoro per la quarta di copertina di NEXT… potevo lasciarmi scappare l’occasione?) e l’Iguana.

Adesso, a me viene difficile definire bene quello che si respira a una con, almeno quanto riuscirebbe difficile a un pesce descrivere l’acqua in cui nuota: l’atmosfera è intrisa di fantascienza, le battute sul fantasy si sprecano (ma quest’anno qualcuno cercava di seminare zizzania con Gibson… segno che i tempi stanno proprio cambiando, oppure solo che l’Italia è davvero un mondo a parte, non è vero Otrebla?) e i soldi vengono investiti nei due beni materiali più importanti del mondo: la birra e i libri. Per tre giorni si dorme una media di tre ore a notte e le giornate corrono veloci anche quando il programma sembrerebbe volere offrire una giornata di relativo riposo (a testimonianza del fatto che in una con niente è come sembra). Per capirlo occorrerebbe quindi sentire il loro parere, e in parte il compagno Fernosky ci ha già offerto il suo punto di vista. A tenere lontani i più temo che sia una sorta di pregiudizio legato all’inevitabile gap generazionale. In effetti, di giovani in giro non se ne vedono poi moltissimi (ma questo potrebbe anche dire che l’appassionato medio si porta male i suoi anni, ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale). Ma auspico davvero un ricambio, non forzato, semplicemente obbligato: quando si smetteranno di fare con, il fandom avrà tirato il suo ultimo fiato. A quel punto sarà solo questione di tempo prima che anche la coscienza del genere si estingua.

La passione è la vera linfa che tiene in vita la fantascienza e che spinge gli appassionati - periodicamente - a incontrarsi in questa specie di rito laico che è una messa officiata in maniera più o meno serrata da un capo all’altro del continente. And beyond. Come mi testimoniava Thomas Recktenwald, vincitore con Andromeda Nachrichten del premio Europa per la miglior fanzine del continente, ce n’è da macinare chilometri. Thomas, che mi profilava una situazione di crisi anche nella sua Germania, mi ha fornito numeri che farebbero invidia a ogni fanzine ed editore nostrano, cercando di consolarmi ricordandomi che il suo paese ha un bacino demografico ben più ampio dell’Italia. Se l’argomento non mi ha convinto sul piano del confronto di cifre, mi ha invece sinceramente contagiato il suo mix per nulla teutonico di dedizione ed entusiasmo.

Insomma, gente come lui o come Ian Watson può capitare di incontrarne anche altrove, lontano da una convention, non ne dubito, ma in una con ce n’è una concentrazione atipica, pre-singolare. Tra i momenti clou dell’Eurocon 2009 sarà da ricordare proprio la performance che Watson e Roberto Quaglia hanno regalato a una platea in delirio, arrivando a coinvolgere nel loro gioco un divertito Bruce Sterling. Watson ha anche trovato una geniale definizione per i suoi racconti e romanzi, che recita a grandi linee che si tratta di capsule per immagazzinare permanentemente le informazioni che finiranno rimosse dalla memoria dell’autore. Niente di più vero. Watson ha anche spiegato la differenza tra la mafia scozzese e quella italiana (mentre gli italiani ti fanno proposte che non puoi rifiutare, la mafia scozzese ti farebbe una proposta che non puoi capire), ma questa durante la presentazione mi era sfuggita e l’ho appresa attraverso Ernesto Vegetti, in forma di minaccia (a testimonianza di quanto le menti dei veterani siano ancora non solo ricettive all’apprendimento, ma anche disponibili all’insegnamento!). A Watson e a Sterling ho avuto il piacere di consegnare personalmente una copia della rivista, in occasione di due contatti fugaci che hanno incluso anche l’autografo sui titoli della loro produzione che per me hanno significato di più: L’anno dei dominatori e - naturalmente - La Matrice Spezzata.

La sorpresa è arrivata ieri, con la scoperta che Sterling aveva segnalato sul suo blog il booktrailer de L’algoritmo bianco di Dario Tonani e caricato integralmente la versione 2.0 del Manifesto del Connettivismo. Una sorpresa che mi ha lasciato letteralmente a corto di parole, come si sarà capito.

A conti fatti, mi sentirei di poter annunciare che NEXT International (di cui nel frattempo abbiamo caricato la pagina-vetrina su Next Station) ha assolto egregiamente al suo ruolo. Se il buon giorno si vede dal mattino, compagno sir, ci tocca solo tornare al lavoro. Quello che facciamo con più piacere. Cosa c’è di meglio?

La faccia di un veterano delle con (S*, nel giro dal 1980). Nel 2009,
in occasione del triplice ruolo della
con (Deepcon-Italcon-Eurocon),
la famiglia Sosio non ha rinunciato alla tentazione e ha inizializzato
all’universo-con anche il neonato
Esse-minuscolo-asterisco.

La faccia di uno a metà del guado (X, nel giro dal 2006).
Non ancora pentito (almeno, non del tutto). Beata incoscienza.

La faccia di un neofita delle con (il compagno Fernosky, 2009).
Le segnaletiche sono di
Giorgio Raffaelli. Su tutte ristagna un’ombra
di inquietudine. Ma chi c’era lo sa: correvano i giorni del Fuco.

Il prossimo anno sarà, per il momento, l’ultimo appuntamento a Fiuggi. Dal 2011, per almeno un paio d’anni, la Italcon separerà il suo cammino dalla Deepcon. Per l’ospitalità e la qualità, un ringraziamento è come sempre dovuto a Flora Staglianò e al club DS1.

The Sterling Connection

Posted on Marzo 30th, 2009 in Connettivismo | 7 Comments »

Appena segnalatomi da numerosi amici. Sorpresa da brividi sul blog di Bruce Sterling. In qualche modo, ci siamo riusciti.

Semplicemente: grazie, Signor Argento.

Next International: la chiameranno spaghetti SF?

Posted on Marzo 22nd, 2009 in Connettivismo, Fantascienza | 29 Comments »

Un piccolo sogno sta guadagnando concretezza nelle ultime ore. Grazie all’apporto di tanti amici (e su tutti mi preme ringraziare Andrea Jarok, Giorgio Raffaelli e Salvatore Proietti), da domani se qualcuno nel mondo avrà voglia di farsi un’idea di quale sia lo stato di salute della fantascienza in Italia, nel 2009, potrà farlo immergendosi in queste pagine. Ho iniziato a lavorarci dalla scorsa estate e negli ultimi 3 mesi gli ho dedicato particamente la quasi totalità del mio tempo libero. Quindi si tratta di una fase che si chiude, ma ogni fine è un inizio.

Prima di concludere, un ringraziamento doveroso ai professionisti che hanno accettato di contribuire all’impresa con i loro lavori: Richard K. Morgan (che mi ha gentilmente concesso l’uso gratuito di un pezzo che aveva scritto a suo tempo per Delos SF), Alan D. Altieri (con l’adattamento di uno dei suoi storici cavalli di battaglia, il racconto Contact with the Enemy), Giuseppe Lippi (con una riflessione su 2001: Odissea nello Spazio nel suo quarantesimo anniversario, compilata in occasione della scorsa edizione del Trieste Film Festival), Riccardo Valla (che ha entusiasticamente aderito all’iniziativa con un pezzo di presentazione del futurismo italiano in relazione all’immaginario di stampo SF, nel centenario del suo Manifesto) e, last but not least, Franco Brambilla (per le eccezionali copertine che ha preparato appositamente per la rivista, e per i due Easter egg nascosti all’interno del numero ;-)).

Per maggiori informazioni vi rimando a Next Station, dove presto comparirà una pagina di vetrina del numero. La rivista sarà presentata in anteprima mondiale (ehi, è il caso di dirlo, no? :-)) venerdì prossimo 27 marzo, nell’ambito degli eventi in programma nel calendario - ancora provvisorio - dell’Italcon/Eurocon 2009.

Radioactive Danger Polar Blues

Posted on Gennaio 15th, 2009 in Connettivismo, False Memorie, Fantascienza, Futuro, Kipple | 8 Comments »

La ragione per cui l’ex-impero sovietico continua a esercitare un fascino persistente (e perturbante) su tanti scrittori di fantascienza e non solo (anche in Italia, come dimostrano in una certa misura i vincitori degli ultimi premi Fantascienza.com e Urania), anche a tanti anni dal suo collasso, credo che derivi dalla vasta nube di non-conoscenza che ancora avvolge gran parte degli elementi di quell’epoca. L’URSS non è mai stata un modello di trasparenza e le cose che si continuano a scoprire oggi lasciano senza parole, perché sembrano davvero uscite dalle pagine di fantascienza di uno scrittore come J.G. Ballard, con i suoi cacciatori di relitti spaziali tra le dune delle installazioni NASA abbandonate.

Di fronte al reportage segnalato da William Gibson sul suo blog, anche il fantasmagorico utilizzo letterario dell’ekranoplano da parte di Charlie Stross impallidisce. Un documento eccezionale, e chi ha letto Stazione delle maree sull’iterazione 08 di NeXT non farà fatica a comprendere i motivi della forte carica suggestiva che provo di fronte a queste immagini.

La storia, in breve: all’epoca dell’URSS, il Partito Comunista fece costruire una rete di fari per guidare le navi-cargo nelle loro rotte polari dall’estremo oriente verso ovest. Il percorso più breve rasentava le coste del nord del paese, in gran parte posizionate oltre il Circolo Polare Artico, lungo la cosiddetta Northern Sea Route. Regioni disabitate e ostili alla vita, remote da avamposti umani. Per questo gli scienziati al servizio del PCUS misero a punto dei piccoli reattori nucleari in grado di fornire ai fari l’energia necessaria per portare avanti il loro lavoro, anche per anni, senza il bisogno di grandi opere di manutenzione. I fari svolsero il loro lavoro egregiamente, finché il collasso dell’URSS non li consegnò all’abbandono. Le strutture persero anche quel po’ di manutenzione a cui avrebbero avuto diritto e finirono nel mirino degli scorridori che imperversano nelle regioni estreme dell’ex-impero. Insieme ai cacciatori di relitti spaziali fotografati dal norvegese Jonas Bendiksen, si è attestata anche una categoria di saccheggiatori di fari nucleari. Komatoz ci porta a conoscerne le abitudini con i suoi scatti. Rame e altri metalli sono il loro bersaglio, che li spinge a violare installazioni ormai ad elevatissimo rischio di contaminazione radioattiva nel completo disprezzo dei segnali di avvertimento e di qualsiasi norma di prudenza.

Uno dei racconti più terrificanti che io abbia mai letto è “Piccole suture sulla schiena di un morto”, un gioiellino sul day after firmato da quel genio multiforme che risponde al nome di Joe R. Lansdale. Chi l’ha letto capirà immediatamente, a chi non lo conosce non posso fare altro che consigliare un recupero immediato dell’antologia Maneggiare con cura del Champion Mojo Storyteller. Vi si narra la storia di un uomo, forse l’ultimo sopravvissuto all’olocausto, assediato nel suo rifugio in un faro abbandonato da legioni di piante carnivore. E dei suoi rimorsi.

La galleria di Komatoz me lo ha subito richiamato alla mente. Il futuro era già qui, prima che riuscissimo a vederlo.

Due segnalazioni connettiviste

Posted on Dicembre 15th, 2008 in Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

I connettivisti ne saranno già al corrente. Agli altri amanti della fantascienza e dell’avanguardia che transitano attraverso quest’orbita caotica voglio segnalare due eventi che vedono protagonisti due amici e colleghi dell’underground.

Alex Tonelli, alias Logos, ha pubblicato sul suo blog un primo fotogramma dal corto che Alberto Rizzi sta ricavando dal suo racconto Lo Specchio e la Pistola. La storia, ricca di echi esistenziali che attraversano le dimensioni nella scia di paradossi quantistici, è apparsa nell’iterazione 04 di NeXT. A mio modo di vedere, è uno di quei lavori che meriterebbero una riproposizione anche al di fuori del giro della fantascienza.

7di9 ha invece messo in piedi il prossimo event di scrittura multimediale dei connettivisti, con traccia “Cadenze cosmiche ai margini di un’eclissi cibernetica”. L’appuntamento con la jam session è su SupernovaExpress Blog, alle ore 22,00 di martedì prossimo 23 dicembre.