Un futuro di +toon, Mbps e kipple

Posted on Marzo 23rd, 2010 in Accelerazionismo, Fantascienza, Futuro, Micro, Proiezioni | No Comments »

Mini-rassegna stampa in attesa di tempi migliori per postare. Per il momento si tratta di due semplici notizie. Ma sono due gran belle notizie. Starà al tempo dirci se promesse e aspettative, per il momento altissime, verranno mantenute.

Ieri avrete letto sul blog di Urania l’annuncio che riguarda l’acquisizione dell’opzione cinematografica di Infect@ da parte di un produttore/sceneggiatore italiano: teniamo le dita incrociate per Dario Tonani, che merita questa e molte altre soddisfazioni ancora.

Oggi invece apprendiamo dell’intenzione del primo ministro labour Gordon Brown di disegnare un futuro digitale per il Regno a venire.

E per la loro attualità segnalo via Repubblica.it due ulteriori letture: in un’intervista della scorsa settimana Roberto Saviano fotografava la triste realtà - politica, sociale, culturale - della Campania; ieri Piero Colaprico ci raccontava la guerra multietnica delle giovani bande nelle nostre città.

Pi-Day 2010

Posted on Marzo 14th, 2010 in Connettivismo, Sezione π² | 25 Comments »

Oggi è il Pi-Day. Anche quest’anno è arrivato e Google ce lo ha ricordato alla sua maniera:

Nel post dello scorso anno troverete un po’ di link utili da esplorare. Quest’anno mi preme segnalare ai lettori interessati anche alle mie attività collaterali al blog che, dopo tre anni e un mucchio di appunti, rimescolamenti di carte, riflessioni, discussioni con gli amici, dietro-front, reset e restart, mi trovo da qualche settimana al lavoro sul possibile seguito di Sezione π². A prescindere da come evolverà il progetto nei prossimi mesi, mi sembra il giorno adatto per annunciarlo.

Riprendere lo scenario e i personaggi di un lavoro precedente è un’impresa impegnativa. Le maggiori riserve su questo tentativo di serialità nascevano in massima parte dall’aver lasciato trascorrere molto tempo dall’indagine della Pi-Quadro che aveva presentato ai lettori di “Urania” Vincenzo Briganti e il suo lento sprofondare nel Kipple. L’anno scorso sono in effetti arrivato a chiedermi se non fosse passato troppo tempo per provare a dare un seguito a quella storia. E mi sono incartato sul dubbio per lunghi mesi, mentre portavo avanti altri progetti di scrittura: progetti collettivi o solitari, ma sempre in grado di assorbire molte energie, e questo è stato un bene. Perché in questo modo ho lasciato che il lavoro e la fatica prosciugassero progressivamente le mie incertezze e le mie riserve, distillandone gli elementi salienti su cui avrei dovuto concentrare la mia attenzione. Questo mi ha permesso di capire alcune cose e di mettere bene a fuoco i punti cardine su cui avrei dovuto agire.

Come risultato, al giro di boa dal 2009 al 2010 mi sono ritrovato con le idee chiare per ciò che avrei dovuto scrivere. Ho una storia, ho dei personaggi appena presentati nel primo volume ma degni di ulteriore spazio di approfondimento e uno scenario magmatico che va evolvendo oltre il fronte d’onda della Singolarità, quel bordo d’attacco logorato del meccanismo fuori giri della Storia. E ho 50.000 caratteri in Word che rappresentano un buon inizio per portare avanti il progetto. Ho anche un titolo di lavoro, provvisorio come sono tutti i work in progress: Corpi spenti.

Ne riparleremo.

Resistendo ai Predatori della Disperazione

Posted on Febbraio 27th, 2010 in Fantascienza, Letture | 11 Comments »

L’aurea mediocritas è stato uno dei massimi valori negli ultimi anni della Roma repubblicana, prima dei fasti dell’Impero, cantata tra gli altri dal mio illustre conterraneo Quinto Orazio Flacco come “giusto mezzo” tra gli eccessi di ogni tipo. Ispirato dalla filosofia epicurea, Orazio invitava i suoi contemporanei a godere dei piaceri della vita nel rifiuto degli estremi, in una posizione ottimale intermedia tra il massimo e il minimo. Oggi, duemila anni più tardi, l’espressione è diventata sinonimo sarcastico di mediocrità perdendo l’originario riferimento alla moderatezza, e ovunque intorno a noi si affollano i fieri propugnatori dell’eccesso. Non credo che le due cose siano scollegate: la perdita del significato originario delle parole e la corrispondente crisi del valore.

Questo ha dei riflessi anche nel mondo delle lettere. Non basta essere dei buoni scrittori, si deve essere degli Artisti, e se l’opera è un libro soddisfacente può tranquillamente essere ignorata o demolita nel nome dell’eterna ricerca del Capolavoro. Di gente convinta della legittimità di questo modus operandi la rete è piena: lanciano le loro campagne dai loro blog, sfruttano gli spazi altrui per uniformarsi all’audacia degli ultras più violenti e si giovano della cassa di risonanza delle loro corti per inquinare il dibattito pontificando su ogni cosa, contribuendo a conservare litigiosa, provinciale e dilettantesca la scena del fantastico italiano.

L’ultimo libro di “Urania” (il n. 1555 di febbraio) ha offerto ai soliti arcinoti l’occasione di tornare alla carica, ribadendo la loro azione a difesa del fantastico e/o della purezza dei generi. Questo mi spinge quindi a parlarne come, nel futuro, mi sforzerò di parlarvi ogni volta che se ne presenterà l’occasione di quei libri non perfetti e nemmeno memorabili, ma comuqnue degni di nota e soddisfacenti per trascorrere qualche ora in buona compagnia. Parlo di libri nella norma o magari anche al di sopra della norma, che vanno a costituire quella massa che con il loro numero va a comporre la vera rappresentanza del genere. Sono i libri che, quando si rivelano validi, assolvono al compito di ricacciare indietro il kipple che altrimenti tenderebbe alla saturazione e al soffocamento dei generi stessi (ben oltre, quindi, il famigerato 90% di Sturgeon). Sono questi libri a fornire lo stato di salute di un genere, essendo per la massa molto più facile condizionare la percezione esterna di quanto non lo sia per un singolo titolo (per quanto vicino al capolavoro possa arrivare) o per un singolo autore (per quanto raffinate possano essere le sue capacità artistiche). E questo I predatori del suicidio (The Suicide Collectors in originale), opera d’esordio di David Oppegaard, rientra a pieno titolo nel novero delle opere che oppongono un argine alla marea di kipple che minaccia le coste dei nostri generi. Per questo, se solo qualche tempo fa mi sarei sentito legittimato a sorvolare sui suoi meriti, nella condizione attuale del panorama italiano avverto la necessità di parlarvene.

Come ho scritto sul Blog di “Urania”, nutrivo grandi aspettative intorno a questo romanzo. Per quanto abusato sia il tema dell’apocalisse, fin dall’inizio Oppegaard sembrava aver voluto cercare una sua personale strada verso la fine del mondo: un morbo non meglio specificato e noto solo come Disperazione ha sterminato il genere umano attraverso una sequenza impressionante di suicidi. In ogni parte del mondo, all’improvviso, la gente ha semplicemente deciso di averne abbastanza e ha cominciato a togliere il disturbo. A raccogliere i cadaveri arrivano presto i Predatori del titolo, figure emaciate e inquietanti che battono le strade della Terra avvolti nei loro neri mantelli, rimuovendo i corpi dei suicidi per i loro fini oscuri. Il protagonista, Norman, affronta un ultimo viaggio alla ricerca della speranza dopo aver ucciso un Predatore venuto a raccogliere il cadavere della moglie. Con lui il vecchio Pops, l’unico altro sopravvissuto della loro cittadina, e presto la giovanissima Zero, sopravvissuta al suicidio di entrambi i genitori.

Malgrado le alte aspettative, la mia partenza a razzo nella lettura ha subito una battuta d’arresto dopo le prime cento pagine a causa del sovrapporsi di altri libri (effetti collaterali dello scheduling in multitask…), ma adesso, in prospettiva, mi sento di poter dire che in effetti la storia di Oppegaard patisca un calo di ritmo intorno a metà libro, quando il pellegrinaggio dalla Florida a Seattle giunge a metà strada e s’impantana tra le praterie e le Montagne Rocciose, per poi risollevarsi all’arrivo a destinazione dove, dopo aver sfiorato la morte e aver perso i suoi compagni di viaggio, Norman si trova davanti una città devastata. A risollevare il ritmo ci pensa la figura del dottor Briggs, nel classico ruolo strumentale del deus ex machina, che offre a Norman il proprio provvidenziale aiuto per i suoi progetti di vendetta. Malgrado un ricongiungimento con Zero decisamente troppo forzato nella tempistica e nelle modalità per risultare credibile, l’ultima parte si dispiega con slancio rinnovato fino al finale, perfettamente in linea con il tono dimesso del resto del romanzo. Forse è questa moderatezza dei toni la particolarità più significativa de I predatori del suicidio, che non manca comunque di sussulti ora orrorifici negli incontri inquietanti con le comunità di sopravvissuti regredite a uno stadio primitivo o all’oscurantismo di un nuovo medioevo, ora lirici ed elegiaci nella descrizione del viaggio on the road attraverso il cuore dell’America.

La prima e l’ultima parte sono quelle che mi hanno convinto di più, e probabilmente sono proprio quelle in funzione delle quali Oppegaard ha costruito il suo romanzo. L’Isola della Morte è decisamente efficace come rappresentazione e trae la sua forza dall’essere delineata proprio con la massima economia di pennellate. Ma è l’intero lavoro di Oppegaard a essere sintonizzato su questa frequenza: I predatori del suicidio è una storia sussurrata, nel silenzio che ha preso il posto dell’umanità sull’orlo dell’estinzione. Un romanzo che non aspira al rango del capolavoro epocale, ma che resta un discreto prodotto di fattura artigianale, privo di velleità o aspirazioni filosofiche, fruibilissimo dalla maggior parte dei lettori come dimostrano i commenti lasciati su Urania Blog da chi il libro l’ha letto davvero senza soffermarsi alla quarta di copertina.

Credo che gran parte delle critiche di fronte a scelte come questa nascano dal fraintendimento di fondo che un Oppegaard di meno avrebbe significato un Vinge o un Egan o un MacLeod di più. Mai convinzione fu più sbagliata o in malafede, perché sono proprio gli Oppegaard, i Somers, i Sawyer, a giustificare le punte di diamante di una collana, che avrebbero altrimenti difficoltà a ripagarsi. Ce ne fossero quindi di libri come I predatori del suicidio, capaci di consolidare a questi livelli la media della fantascienza, anche sposando la strada delle contaminazioni come accade in questo caso con l’horror. Lungi dall’inno alla Disperazione intonato con instancabile dedizione dai Pred(ic)atori di ogni fede.

I giorni oscuri della Pi-Quadro

Posted on Gennaio 25th, 2010 in Sezione π² | 1 Comment »

Omaggio di 3pad.

Le navi del sospetto

Posted on Novembre 15th, 2009 in Kipple, Micro | No Comments »

Che ci dessero a bere ciò che pare e piace a loro, in questa vicenda assurda è stato chiaro fin dal primo momento, prima che le navi dei veleni si trasformassero in navi delle menzogne. Per farsi un’idea delle proporzioni della bugia che vuole mettere a tacere tutte le voci intorno al cimitero tossico in cui hanno trasformato i nostri mari, basta dare un’occhiata al meritorio progetto di In fondo al mar. Da qui si ricava questo indice di contenuti on-line utile per gli interessati:

  • Rifiuti radioattivi: il caso Italia (1995)
  • L’intrigo radioattivo (1996)
  • Le navi dei veleni - Cronistoria di un intrigo internazionale (2004)
  • Le navi a perdere (dal Rapporto Ecomafia 2006)
  • Inchiesta de La Nuova Ecologia - “Le navi a perdere” (2008)
  • Mosca con le lenti a specchio

    Posted on Novembre 7th, 2009 in Fantascienza, Graffiti | No Comments »

    L’esimio ing. Moskatomika, che da qualche tempo è sempre più immerso nelle atmosfere futuristiche del nostro genere prediletto, mi segnala questa imperdibile galleria di Goshmar su English Russia: Mosca rielaborata in chiave decisamente avveniristica e molto, molto sporca. Direi praticamente kipplizzata.

    L’immagine qui sotto, in particolare, mi ha scaraventato indietro al surrealismo postmoderno di Paul Di Filippo e alla sua Città Lineare.

    Quest’altra, invece, mi ha ricordato Il mercato d’inverno di William Gibson. E’ l’immagine che più si avvicina all’idea che mi sono sempre fatto de I Re del Sonno di Lise e, in particolare, della sequenza di danza “che i ragazzi chiamano il Ballo dei Fantasmi”.

    Comunque in linea con il clima di questi giorni.

    Il silenzio attinico di stanze d’albergo abbandonate

    Posted on Settembre 16th, 2009 in Graffiti, Micro | 2 Comments »

    Ci sono molte cose di cui avrei voglia di parlare. Dalle navi a perdere ai motori di ricerca per immagini, e non è detto che non ci riesca nei prossimi giorni. Al momento attuale, però, mentre le home page dei quotidiani on-line sembrano soccombere sotto un’ondata di shock da futuro e dosi massicce di distopia, io mi ritrovo stretto tra una miriade di attività che mi impediscono di predisporre un post con il dettaglio che vorrei. Approfitto quindi della categoria Micro creata proprio per fronteggiare queste emergenze, e mi limito a una segnalazione veloce.

    Le pagine elettroniche dell’edizione milanese del Corriere dedicano oggi ampio spazio ad Albert Watson, ospitato con la sua mostra Il Coniglio Bianco dal Centro Internazionale di Fotografia Forma, a Milano. La foto riprodotta qui sopra, A Motel Freemont Street, Las Vegas (2001), offre un assaggio del tocco di Watson. Sul Corriere, Gianluigi Colin ha scritto:

    “E’ lo sguardo nomade, è lo sguardo che stupisce, è lo sguardo che tra­disce. Glaciale se ritrae le assolate dune di sabbia del Marocco, caldissimo nel­le gelide sale di posa di fronte a uno dei tanti protagonisti dello star sy­stem mondiale. Sempre, comunque, il suo occhio ti accompagna in viaggi senza meta dove il tempo è perenne­mente sospeso, in una realtà surreale densa di mistero e costantemente in movimento.”

    A Las Vegas, Watson ha trovato una dimensione nuova e surreale e l’ha immortalata nei suoi scatti. Dai panorami notturni o crepuscolari alle sue muse fetish, è un rincorrersi di suggestioni che rievocano il surrealismo tanto caro a J.G. Ballard (che con il passo citato nel titolo di questo post anche noi connettivisti abbiamo voluto omaggiare nel nostro vecchio Manifesto), come pure la lezione iperrealista di Edward Hopper (anche lui in mostra a Milano, Palazzo Reale, dal 15 ottobre prossimo fino al 24 gennaio 2010). E sembra davvero che Ballard e Leonard siano i riferimenti letterari più vicini a questi lavori, che parlano di desolazione urbana e solitudine umana, immortalate con sguardo compassionevole sotto la luce dei neon.

    San Francisco Zero Waste

    Posted on Settembre 11th, 2009 in Accelerazionismo, Futuro, Kipple, ROSTA | No Comments »

    A proposito di Zero Waste, oggi Repubblica TV pubblica un videoreportage di Riccardo Staglianò sugli impianti di San Francisco. Un ottimo documento video, che dimostra come il riciclo e il recupero possano essere anche un’arte, oltre che un mestiere.

    Risorse utili
    Zero Waste International Alliance
    Zero Waste Alliance
    SF Environment

    InfraNet Lab

    Posted on Agosto 6th, 2009 in Fantascienza, Futuro, Kipple | 3 Comments »

    La fantascienza è anche capacità di sognare un futuro diverso e coraggio di indicare una via per arrivarci. Non posso quindi non segnalare su queste pagine il blog dell’InfraNet Lab, che si candida a diventare una tappa fissa nei miei pellegrinaggi elettronici futuri. Qualche assaggio?

    • Una linea della vita per Israele e la Palestina: qui
    • Alta velocità per l’America: qui
    • Una scala per le stelle: qui
    • Architettura per l’Antartide: qui
    • Aeronavi: qui
    • Miniere di litio: qui
    • Torri solari: qui
    • Centrali oceaniche: qui
    • Pacific Trash Vortex: qui

    E la lista potrebbe continuare ancora. Un campionario di spunti, di suggestioni, di visioni. Un serbatoio di immaginario futuribile da esplorare. E da non perdere d’occhio.

    Vento d’estate

    Posted on Luglio 23rd, 2009 in Kipple, Nova x-Press | 4 Comments »

    Mi sarebbe piaciuto fare un post più organico, ma il tempo è quello che è e io sono in partenza. Resterò via per qualche giorno e non penso che ci risentiremo prima della prossima settimana. Settimana inoltrata, temo. Gli impegni si stanno intensificando e il lavoro non concede tregua, per cui l’obiettivo che mi ero prefisso di chiudere i sospesi per la prima settimana di agosto può considerarsi abbondantemente mancato. Così va la vita. Questi sospesi, giusto per infrescarmi la memoria, consistono in:

    1. revisione del romanzo a 4 mani scritto con il compagno Fernosky [non ve ne ho parlato? Be', lo faccio ora: un noir ambientato nella provincia profonda, nel cuore dimenticato e desolato di Bassitalia, dove strane morti di ragazze dell'Est mettono nei guai altri immigrati, mentre italiani tranquilli inseguono il miraggio di un successo veloce senza colpo ferire, e cowboy solitari si dividono tra il sogno di una vita pacifica e l'obbligo della lotta. Contro soprusi, omertà, corruzione, eco-crimini e immobilismo. Una storia calata nel presente, ma con molti richiami al futuro. Un romanzo di fantascienza al contrario, forse: sui preparativi per l'Apocalisse];

    2. un racconto di fantascienza postumanista che avrebbe dovuto essere concluso il 31 dicembre… scorso [il dilemma isolazionismo/integrazione su cui andavo speculando un annetto fa e più mi ha spinto su una tangente molto pynchoniana, e capirete bene che mettere Pynchon su un altro pianeta, alle prese con strani fantasmi alieni e tecnologia postumana, oltre che con la minaccia di un'orda di barbari invasori, non è esattamente quello che si può definire un gioco da ragazzi];

    3. un racconto steampunk per il prossimo settembre [file secretato];

    4. un racconto noir ambientato ai margini del Kipple [dopo aver preso le mosse dalle parti di Logica del dominio, si è trasformato nella storia di una vendetta con rapina; e non escluderei, a questo punto, una deriva hard-boiled, giusto per non rischiare di finire vittima delle etichette].

    L’ideale sarebbe stato uscire dal collo di bottiglia per il 7 agosto prossimo, ma a questo punto mi ritrovo in netto ritardo. E la cosa non dovrebbe stupirmi più di tanto. Se dovessi scoprire che vivo solo con 2 settimane di ritardo sulla tabella di marcia della mia vita, avrei già le mie buone ragioni per gioire.

    Planets, by Moskatomika.

    Intanto, non è pensando alle cose da fare che le cose si faranno… per cui mi rimetto all’opera subito, e vi lascio con un paio di segnalazioni/appuntamenti:

    a. su Georemote prosegue la caccia agli indizi seminati dall’invisibile beatingartery; ma questa volta, grazie agli sforzi di TyrOne, viene fuori un aspetto molto matematico;

    b. arriva in edicola nei prossimi giorni il quinto volume di Epix: Bad Prisma, un’antologia collettiva dedicata allo spettro di Melissa, fantasma metropolitano su cui Danilo Arona sta intessendo la sua suggestiva mitologia del XXI secolo;

    c. tenete d’occhio il blog di Urania, domenica. L’annuncio del vincitore del premio Urania è ormai questione di giorni.

    E per il momento dovrebbe essere tutto, o almeno una buona parte.

    C’ya in the future, cyberspace cowboys!