L’undicesimo comandamento

Posted on Settembre 22nd, 2012 in Fantascienza, Futuro, Postumanesimo, Transizioni | 1 Comment »

Ovvero, quello che quasi tutti gli scrittori di fantascienza prima o poi hanno infranto, grazie naturalmente alla complicità dei lettori. C’è una barriera, nell’ordine fisico delle cose, che ci è sempre piaciuto immaginare di poter abbattere, e dall’era ottimistica e un po’ ingenua dei pulp alle più seriose e tecnicamente informate epoche recenti non è cambiato granché: è la velocità della luce. Se escludo Bruce Sterling, Alastair Reynolds e Kim Stanley Robinson, così su due piedi davvero non mi sovvengono autori che si sono cimentati con contesti spaziali senza indulgere, prima o poi, nel caro vecchio sogno dei viaggi FTL (faster than light, vale a dire “più veloci della luce”). Alcuni lo hanno fatto in maniera più scanzonata e superficiale, altri con una maggiore attenzione alla plausibilità tecnologica che in fin dei conti tradiva solo il disagio per la violazione di un comandamento a cui la fisica ci insegna di essere tutti soggetti, senza distinzione di livello tecnologico o conoscenza scientifica. Ma tutti in qualche storia abbiamo prima o poi spinto un veicolo spaziale a una velocità superiore al limite fisico della relatività einsteniana, traendone un divertimento vertiginoso, se non proprio uno sballo mozzafiato.

Un mesetto fa Charlie Jane Anders (co-curatrice di io9 e scrittrice, fresca vincitrice dell’ultima edizione del Premio Hugo per il miglior racconto con Six Months, Three Days) si è divertita a elencare con l’aiuto di un pool di scienziati le 10 maggiori inesattezze più frequentemente adottate nella fantascienza dei viaggi spaziali. E pochi giorni fa è tornata sull’argomento per tirare le fila del discorso alla luce dei recenti interventi di autori coinvolti in prima persona sul campo (tra gli altri: Charles Stross e lo stesso Alastair Reynolds), che hanno affrontato la questione in un panel dell’ultima Worldcon di Chicago sui viaggi a velocità sub-luce e il commercio interstellare (forse ricorderete anche l’approccio del premio Nobel Paul Krugman alle implicazioni economiche dello stesso problema). Il suo articolo, sempre su io9, è qui ed è davvero ricco di spunti e suggestioni, che spaziano dal Commonwealth interstellare al contatto tra civiltà a diversi stadi di avanzamento tecnologico fino al ruolo dell’umano e del postumano in tutta la faccenda. Argomenti di cui si parlava negli ultimi tempi, qui e altrove, in merito al Lungo ritorno di Grigorij Volkolak.

Ma sempre nei giorni scorsi è venuta fuori anche la notizia (rilanciata da Gizmodo e Blastr e prontamente ripresa da Fantascienza.com) che la NASA sta lavorando, con uno dei suoi gruppi di ricerca avanzata dei laboratori Eagleworks, a un sistema di propulsione che potrebbe essere la rampa di lancio per una futura colonizzazione interstellare. Da quello che è dato capire dalle dichiarazioni di Harold “Sonny” White, ingegnere del Johnson Space Center, la teoria non vieterebbe di sfruttare il principio alla base dell’inflazione cosmologica per realizzare quella che richiama a tutti gli effetti le caratteristiche della cosiddetta propulsione di Alcubierre, derivata dal più popolare warp drive di trekkiana memoria. Il principio di questo motore permetterebbe di spostarsi nello spazio-tempo a velocità notevolmente superiori a quella della luce conservando la scala dei tempi del sistema di riferimento di partenza: niente dilatazione/compressione dei tempi, niente inerzia. E secondo le equazioni nemmeno il problema energetico costituirebbe un vincolo proibitivo: meno di mezza tonnellata di materia esotica basterebbe per spingere a una velocità di 10 c un clipper di 10 metri, consentendo un viaggio di andata e ritorno da Alfa Centauri in meno di un anno.

A patto di disporre di questa materia esotica, un requiem per l’11° comandamento, per usare le parole di White. O se preferite, parafrasando Shakespeare: ci sono più cose in cielo e in terra di quante non sogni la nostra filosofia.

Interviste notturne

Posted on Settembre 17th, 2012 in ROSTA | 7 Comments »

Nick Parisi mi ha intervistato per il suo blog: Nocturnia. Dopo quella sulla Zona Morta, a stretto giro, una nuova occasione per parlare di temi relativi al fantastico, all’immaginario, al connettivismo e ai miei lavori. Non posso esimermi dal ringraziare il titolare del blog, per il terzo grado e per la bella presentazione che ha pubblicato nei giorni scorsi, corredandola con una foto segnaletica che urla vendetta…

Nella Zona Morta

Posted on Settembre 12th, 2012 in ROSTA | 4 Comments »

Filippo Radogna, giornalista lucano e grande appassionato di fantastico, mi ha intervistato per le pagine web de La Zona Morta, portale fondato e diretto da Davide Longoni. Desidero ringraziarli entrambi: Davide per l’ospitalità, Filippo per l’attenta e scrupolosa disamina del mio lavoro, che mi ha consentito di dilungarmi su temi che solitamente restano esclusi dalle interviste canoniche. E non sarà l’ultima, perché a breve uscirà una seconda chiacchierata su temi più prettamente legati al fantastico e al connettivismo, di cui vi renderò conto per tempo.

Intanto, mi sembra che, sebbene a scoppio ritardato, Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak stia riscuotendo un certo interesse. E inoltre cominciamo a parlare del nuovo romanzo. Ma con Filippo ci siamo dilungati anche sulla situazione italiana in ambito fantastico e non solo, con un occhio di riguardo per le interazioni tra scienza, cultura umanista e tecnologia, spaziando da Vittorio Curtoni a Leonardo Sinisgalli, passando per Carlo Levi e Rocco Scotellaro. E il viaggio è proseguito oltre le frontiere planetarie e fisiche, con Neil Armstrong e Oscar Pistorius. Se siete curiosi, non vi resta che saltare alla prossima schermata.

Il lungo ritorno del celacanto

Posted on Aprile 16th, 2012 in Connettivismo | 1 Comment »

Continuiamo il nostro viaggio estemporaneo e pindarico alla scoperta dei risvolti nascosti dietro Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak. Ho pensato questo post come un’occasione per fornire al lettore capitato da queste parti due porte di accesso al racconto.

La prima è il celacanto. In una prima versione il racconto s’intitolava La persistenza del celacanto, ispirandosi a questo post da cui tutto è nato. Mi stimolava soprattutto l’idea della Latimeria chalumnae come “fossile vivente” e il contrasto che nasceva dal suo confronto con una civiltà ormai costantemente proiettata sulla frontiera stellare. E del celacanto, come da titolo, mi interessava una caratteristica in particolare: la sua persistenza, la sua capacità di sfidare il tempo, come modello per quelli che sarebbero stati i figli degli uomini.

Dei figli degli uomini, nel mio racconto, si vedono in particolare due fazioni: gli abitanti di Arkhangel, che appartengono a una postumanità ancora molto umana, e i messaggeri della Trascendenza, che  appartengono invece a una postumanità quasi aliena. I primi conservano ancora molto della condizione umana in quanto evolutisi da una prima ondata di colonizzazione interstellare, ma cresciuti sostanzialmente in un ambiente planetario conservativo, un ecosistema bioingegnerizzato prossimo all’equilibrio su un mondo in avanzato stadio di terraformazione.  Arkhangel è diviso in due blocchi geopolitici contrapposti: il Commonwealth di Yongmingcheng ha abbracciato il Piano di Conduzione Illuminata, sottostando alle regole imposte dalla Trascendenza perché il pianeta venga ammesso nella confederazione interstellare; la Libera Repubblica di Estasia si oppone all’accordo. I due blocchi vivono in uno stato di tensione costante, una guerra fredda alimentata dall’escalation nucleare. Immaginate gli anni di piombo vissuti da una civiltà tecnologicamente cinquant’anni più avanzata della nostra, e vi ritroverete tra le mani un’immagine abbastanza attendibile dello scenario in cui si svolge il racconto.

E qui veniamo al secondo punto o, se preferite, alla seconda porta di accesso. Velimir è il Lord Protettore del Commonwealth. Da decenni accarezza il sogno di “traghettare” la fetta di umanità a cui appartiene verso la Trascendenza. Le regole dell’accordo prevedono che il suo pianeta compia una prima transizione sulla scala di Kardashev, gestendo la capacità tecnologica di sfruttare tutta l’energia disponibile sul pianeta. Ma per gli uomini delle stelle questo non basta. La loro società si è sparsa attraverso gli anni luce, colonizzando i pianeti della Bolla Locale grazie a una tecnologia (e a una conoscenza) di derivazione aliena. Conoscono i rischi della transizione e per questo impongono alle nuove fazioni una prova di forza attraverso cui dimostrare la loro piena capacità di autodifesa. L’alternativa all’isolazionismo non è unica: oltre all’integrazione, infatti, sussiste pur sempre il rischio dell’estinzione. Il tutto è codificato nelle regole di un gioco: il Gioco.

Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak è il racconto del terzo tentativo di Velimir di vincere la partita con i messaggeri della Trascendenza. Il più importante, per lui, perché sicuramente rappresenterà l’ultima occasione del suo incarico pluridecennale.

Come si sarà capito, la stesura di questo racconto mi ha tenuto impegnato a lungo. Se tutto è nato ai primi del 2009, la scrittura si è articolata nel tempo (qui un aggiornamento risalente al 2010), consolidandosi appena prima della consegna (settembre 2011). E’ uno di quei lavori il cui concepimento dona piaceri al limite dell’estasi, la cui realizzazione costa però enorme fatica, e alla fine si rivela capace di regalare in virtù del risultato una soddisfazione commisurata. Ma la mia soddisfazione maggiore è stata quella di averne potuto discutere brevemente al telefono con Vic, l’ultima volta che ci siamo sentiti. E per me è soprattutto un grande onore tornare sulle pagine della rivista che ha contribuito alla maturazione della fantascienza in Italia, e che più di ogni altra esperienza editoriale ha segnato la mia percezione del genere.

Il lungo ritorno di Robot

Posted on Aprile 4th, 2012 in Connettivismo | 5 Comments »

Sta arrivando il nuovo numero di Robot e con questo sono 65. Il primo senza il Vic al comando - o comunque nelle retrovie a guidare l’azione dei suoi facenti funzione - segna l’approdo ufficiale in plancia di comando di Silvio Sosio. Comparire in questo numero ha quindi un sapore agrodolce per me, considerando la mia venerazione per la creatura di Curtoni. Al contempo, sono tuttavia certo che S* saprà portare avanti la lezione del Direttore, con rispetto e lungimiranza. Il nuovo curatore non ha bisogno né di presentazioni né di endorsement: è uno del mestiere, sa quello che lo aspetta e saprà tener fede alle aspettative che Robot ha coltivato nell’arco della sua storia più che trentennale. E provando a mettermi per un attimo nei suoi panni, avverto il peso della responsabilità di cui si sta facendo carico.

Venendo a noi, Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak è una storia particolare. Innanzitutto, come avvisa la presentazione del numero, è lungo davvero: nella struttura se non nella lunghezza effettiva è praticamente una novella (tecnicamente non rientra nei limiti della categoria per meno di 1.000 parole, un’inezia). Segue le vicissitudini di un certo numero di personaggi sul pianeta Arkhangel, dilaniato da una guerra fredda tra i due blocchi politici che se ne contendono l’egemonia: uno stato di polizia che è ufficialmente un Protettorato della futura umanità interstellare, e una nazione ribelle che osteggia qualsiasi patto con gli uomini delle stelle. Questa società che si è sparsa nel cosmo è l’Ecumene e comprende: a) i pianeti in quarantena o interdetti (una sorta di riserve biologiche, tagliate fuori dai traffici e da ogni contatto con l’esterno); b) i pianeti avviati al Piano di Conduzione Illuminata (parzialmente aperti all’esterno, in trattativa per entrare a tutti gli effetti nel consesso interstellare); c) la cosiddetta Trascendenza (la società postumana che intreccia scambi e le relazioni tra i diversi pianeti e habitat spaziali «abilitati»).

Uno scenario piuttosto complesso, che fa da sfondo a diversi altri racconti, come per esempio Stazione delle maree (sull’ottava iterazione di NeXT) oppure il dittico Orizzonte degli eventi / Vanishing Point (a cui conto di aggiungere nei prossimi mesi un terzo segmento narrativo, sempre grazie all’invito e al sostegno di Continuum e del suo curatore Roberto Furlani), più qualche altro pezzo che ho nel cassetto.

Grigorij Volkolak è un analista cibernetico di II classe, membro dell’equipaggio di una nave della Gilda, che fa ritorno ad Arkhangel, suo pianeta natale, e si ritrova invischiato suo malgrado in una missione segreta. Una storia a metà tra spy-story e hard-boiled si dipana per le strade della sua capitale, Yongmingcheng, che interseca influenze dalle antiche culture terrestri di Cina, Russia, India, Giappone e mondo anglosassone.

Bay Area Night Panorama, by D. H. Parks.

Una curiosità: Yongmingcheng è l’antico nome con cui veniva indicata sulle mappe della Dinastia Yuan (1271-1368) la città di Vladivostok. Significa letteralmente “la città della luce eterna”. Mi sembrava appropriato, per un pianeta pronto alla prima transizione sulla Scala di Kardashev, assunto nel processo di Illuminazione.

Nella mia Yongmingcheng immaginaria, coesistono i bassifondi di Hong Kong con Corona Heights e il Tenderloin, e un funzionario statale ha riprodotto quella meraviglia del Giardino di Pietra di Chandigarh, con lo stile visionario di Sabato Rodia, anche se ormai la sua opera lasciata in abbandono e invasa dalla vegetazione versa in avanzato stato di decadimento.

Altri retroscena, se vorrete, nei prossimi giorni. Sempre su queste frequenze.

Rock Garden of Chandigarh, by igb.