Primizie per veri necrofili

Posted on Febbraio 12th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 4 Comments »

E siccome non accade mai nulla per caso, ecco un rumour che saprà deliziare i palati fini dei necrofili e menagrami. Buon appetito, ragazzi! Ristoratevi per bene, e poi tornate a spalare il vostro guano sul lavoro di chi si sbatte per rendere possibile l’impossibile.

Hellbound Train

Posted on Febbraio 8th, 2010 in Graffiti | No Comments »

Lunedì, tutti in carrozza. Una ballata per risollevare il morale in vista della luuunga settimana che ci attende. Pipedown: Hellbound Train.

Avanguardie Futuro Oscuro

Posted on Luglio 30th, 2009 in Connettivismo, Graffiti, ROSTA | 1 Comment »

Ormai in modalità estiva, esco dalla stasi per una segnalazione di servizio. La terza antologia del Connettivismo sta per arrivare. Curata da Sandro “Zoon” Battisti, con la partecipazione speciale di Sergio “Alan D.” Altieri, edita da E.D.S. Si intitolerà: Avanguardie Futuro Oscuro. Godetevi l’efficace booktrailer realizzato da Nimiel:

Un messaggio dal passato

Posted on Luglio 10th, 2009 in Connettivismo, False Memorie, Sezione π² | 4 Comments »

Non posso dimenticare come venni a sapere di avere vinto il premio Urania. Il giorno era l’11 luglio 2007. Ricordo la chiamata persa sul display del cellulare in modalità silenziosa, mentre mi trovavo in ufficio, nella sede del mio primo lavoro da neo-laureato, giù nell’amena Pomezia - periferia di Pomezia, per la verità, al contempo provincia profonda e far west alle porte della Capitale.

Ricordo il numero, monco perché di un centralino di Milano, e la ricerca in rete del suo proprietario, senza esiti. Ricordo la consulenza di Aldo, vecchio compagno di peripezie transalpine, che ne scovò il proprietario nel luogo più intuitivo: il sito delle Pagine Bianche. Il suo messaggio lo conservo ancora nella memoria della mia vecchia SIM da 32 kB: era della Mondadori e l’unico legame che avevo con la casa di Segrate era il romanzo spedito al concorso 2006.

Ricordo che, nel timore di perdere l’eventuale seconda chiamata (e io sono sempre stato un sostenitore delle seconde occasioni, ma chi sarebbe disposto a concederti una terza?), affrontai tutto il viaggio in navetta da Pomezia a Roma, fermata Eur Palasport della Metro B, con il Nokia 3330 in mano, scrupolosamente in vista, scrutandone ossessivamente il display. E la chiamata giunse in effetti appena sbarcato sul marciapiede di viale America, con la voce di Sergio Altieri che si presentava dall’altro capo della linea e mi chiedeva di mettermi comodo perché aveva una notizia da darmi… Un mesetto prima, nei tempi morti della mia vita da pendolare, leggevo Piombo e sangue su quel marciapiede, e adesso mi trovavo al telefono con il traduttore di Hammett.

Un salto indietro nel tempo, a cui stasera mi ha riportato un’e-mail di Zoon. La sua era la risposta a una mia e-mail vecchia di 2 anni. Solo due giorni prima di quella chiamata, infatti, avevo scoperto il servizio fantascientifico di Mail nel Futuro:

mail nel futuro fa esattamente quello che dice: spedisce una email nel futuro, ad una data da te scelta. puoi usarlo come preferisci, per ricordare un appuntamento, per mandarti un messaggio a quando sarai più grande o per dire qualcosa a qualcuno in qualche luogo, in qualche tempo nel futuro…

Il perché ce lo spiega l’anonimo autore di questo singolare servizio:

perchè è la cosa più vicina al viaggio nel tempo che sono riuscito a fare…

E l’utilità è garantita. Perché la risposta di Sandro, in questa notte di mezza estate, mi ha messo proprio di buon umore. Mentre scrivevo quell’e-mail Next International era ancora un progetto che si chiamava Next Special Edition, ed esisteva solo nelle nostre teste. Grazie a numerosi amici, ma soprattutto all’interessamento-chiave di Salvatore Proietti, Next International si è tramutato in realtà la scorsa primavera. E nel frattempo, devo dire, ho fatto cose che 2 anni fa non avrei potuto immaginare. Neanche questo nuovo blog con i suoi 250 contatti giornalieri era in previsione, all’epoca. E molti dei cambiamenti più importanti della mia vita personale non potevo di certo prevederli, mentre scrivevo quella e-mail. E mi diverte pensare alle faccie di Sandro e Marco, che si sono visti recapitare oggi un messaggio vecchio di 2 anni.

E’ per questo forse che adesso mi sento particolarmente fiducioso. L’effetto capsula del tempo: la prospettiva del futuro illumina quei giorni e mi riempie di ottimismo. Ottimismo, già. Questa è la seconda volta nel giro di una manciata di giorni che me ne sentite parlare, ma non fateci troppo l’abitudine. Quello che ho capito, suggestioni wells/eganiane a parte (Egan è stato solo uno dei tanti autori che hanno affrontato la tematica delle comunicazioni attraverso il tempo, ma forse è quello a cui resto più legato), è che serve poco per ripagarsi il lavoro di anni. I risultati non si misurano in soldi o in gloria, quelli sono termometri volubili. Il metro più affidabile è la soddisfazione personale. In questo caso, per farmelo capire, è bastato un semplice messaggio scritto da una versione-precedente-di-me, abbandonato alle correnti del tempo.

“Lascia dormire il futuro come merita.
Se lo si sveglia prima del tempo,
si ottiene un presente assonnato …”

Franz Kafka

Sergio Altieri about Italian SF

Posted on Luglio 2nd, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Nova x-Press, ROSTA | 12 Comments »

Su SF Signal, a circa un terzo di pagina, Sergio Altieri, Editor per le collane da edicola della Mondadori, dipinge un rapido quadro del panorama italiano dei generi connessi al fantastico.

Alan D. Altieri, picture by IguanaJoColgo l’occasione per spendere giusto 2 parole, molto meno preziose di 2 centesimi, su una cosa che mi porto dietro da un po’. Negli ultimi mesi ho assistito a vagonate di merda riversate su Urania e sull’attività di Giuseppe Lippi nello specifico e più in generale di Sergio Altieri al servizio dei categories Mondadori. Ho assistito allo spettacolo da interno, dietro le quinte, grazie al punto di vista privilegiato che mi è concesso dalla gestione del blog di Urania (tra flame war scoppiate e altre sventate in extremis). E vi ho assistito anche da esterno, attraverso le mie consuete ricognizioni in Rete.

Il culmine lo si è raggiunto con il varo di Epix, la nuova collana gemella di Urania dedicata al fantastico, che si è guadagnata una nutrita schiera di oppositori ancora prima di approdare nelle edicole. Notoriamente non sono un amante del fantasy. Ma nei primi 4 numeri della collana ho trovato 2 chicche come un’antologia di Evangelisti (una raccolta di testi editi, okay, più due novelle che potremmo ritenere inedite, considerate le tirature e le forme in cui erano apparse in precedenza) e il secondo volume della Zombie Trilogy di Wellington (un autore popolare nel senso più stretto del termine, che ha maturato l’ammirevole consuetudine di pubblicare la serializzazione dei suoi romanzi direttamente sul suo sito web). Evangelisti e Wellington non sono tra quegli autori universalmente apprezzati dalle schiere degli appassionati di genere, ma personalmente ammiro molto il loro lavoro e avere molto apprezzato il 50% delle uscite della collana neonata mi lascia fiducioso per il futuro di Epix, al di fuori dalle logiche di scuderia e dai secondi fini che mi si potrebbero attribuire.

On-line, invece, se ne possono leggere di tutti i colori. Su Urania, su Epix, su Lippi e su Altieri. Insinuazioni e giudizi preventivi che il più delle volte non si sollevano di molto dal tenore di Giuseppe Lippi e Vittorio Curtoni, foto di Giuseppe Festino (via Intercom)chiacchiere da bar. Eppure sembrerebbero fioccare gli ”appassionati” o sedicenti tali disposti a battere le mani e lanciare noccioline alla scimmia, perché la scimmia continui a fare le boccacce e non interrompa la sua esibizione. Non gioverà alla mia popolarità, ma nel mio piccolo ne faccio una questione di onestà e di coerenza: se non fosse stato per il lavoro di gente come Lippi o Vittorio Curtoni non avrei mai maturato la passione per il genere che oggi posso rivendicare. E se non fosse stato per Altieri il mio nome non sarebbe mai apparso su un sito internazionale, non almeno oggi che non ho ancora 29 anni. C’è gente che vorrebbe vedere Urania chiudere i battenti e altri che comprerebbero Epix solo per bruciarla. Io, alle persone che stanno dietro a queste collane e che ogni settimana devono schivare le più pretestuose e futili delle critiche, non posso fare altro che riconoscere un’ammirazione incondizionata. Ci vogliono le palle per fare quello che fanno loro. E io li ringrazio per tutto quello che, malgrado tutto, continuano a fare.

Per me e per noi.

[In alto: Sergio "Alan D." Altieri fotografato da IguanaJo. In basso: Giuseppe Lippi e Vittorio Curtoni, foto di Giuseppe Festino.]

Next International: la chiameranno spaghetti SF?

Posted on Marzo 22nd, 2009 in Connettivismo, Fantascienza | 29 Comments »

Un piccolo sogno sta guadagnando concretezza nelle ultime ore. Grazie all’apporto di tanti amici (e su tutti mi preme ringraziare Andrea Jarok, Giorgio Raffaelli e Salvatore Proietti), da domani se qualcuno nel mondo avrà voglia di farsi un’idea di quale sia lo stato di salute della fantascienza in Italia, nel 2009, potrà farlo immergendosi in queste pagine. Ho iniziato a lavorarci dalla scorsa estate e negli ultimi 3 mesi gli ho dedicato particamente la quasi totalità del mio tempo libero. Quindi si tratta di una fase che si chiude, ma ogni fine è un inizio.

Prima di concludere, un ringraziamento doveroso ai professionisti che hanno accettato di contribuire all’impresa con i loro lavori: Richard K. Morgan (che mi ha gentilmente concesso l’uso gratuito di un pezzo che aveva scritto a suo tempo per Delos SF), Alan D. Altieri (con l’adattamento di uno dei suoi storici cavalli di battaglia, il racconto Contact with the Enemy), Giuseppe Lippi (con una riflessione su 2001: Odissea nello Spazio nel suo quarantesimo anniversario, compilata in occasione della scorsa edizione del Trieste Film Festival), Riccardo Valla (che ha entusiasticamente aderito all’iniziativa con un pezzo di presentazione del futurismo italiano in relazione all’immaginario di stampo SF, nel centenario del suo Manifesto) e, last but not least, Franco Brambilla (per le eccezionali copertine che ha preparato appositamente per la rivista, e per i due Easter egg nascosti all’interno del numero ;-)).

Per maggiori informazioni vi rimando a Next Station, dove presto comparirà una pagina di vetrina del numero. La rivista sarà presentata in anteprima mondiale (ehi, è il caso di dirlo, no? :-)) venerdì prossimo 27 marzo, nell’ambito degli eventi in programma nel calendario - ancora provvisorio - dell’Italcon/Eurocon 2009.

Giampietro Stocco: Dalle mie ceneri

Posted on Gennaio 28th, 2009 in Fantascienza, Letture | 3 Comments »

Dalle mie ceneri è un thriller fantascientifico, come capita di rado di leggerne a firma di autori italiani. Alan D. Altieri ha fatto scuola, ma Giampietro Stocco ci aggiunge un tocco personale derivato dalla sua sensibilità, riconducendo il tema della cospirazione, dell’indagine attraverso la trama inestricabile dei segreti di stato, alla sua passione naturale per l’ucronia. Su questo impianto Stocco innesta addirittura un filone di speculazione hi-tech che si spinge verso le frontiere del postumano. La miscela è azzeccatissima e ci regala un’ambientazione al contempo esotica e globale, trasportandoci nel mondo del 2015 come avrebbe potuto risultare da un diverso esito del braccio di ferro tra Argentina e Regno Unito alle Falkland/Malvinas. Un evento minore della nostra storia recente che conduce a una divergenza temporale verso un futuro che solo nelle pagine finali scopriamo essere poi non così distante da una buona fetta dei mondi futuri che potrebbero toccarci in sorte.

Queste le note positive. Purtroppo si nota una certa frettolosità, nello svolgimento e nell’editing (con un certo numero di refusi che spezzano la lettura, dal ritmo altrimenti veloce e coinvolgente). La storia invece avrebbe meritato un altro approfondimento. Non dico il doppio delle pagine, ma una cinquantina di cartelle in più sarebbero giovate sia alla suspense che all’atmosfera, così come qualche riga di dettaglio su Buenos Aires e l’Italia avrebbero potuto aiutare il lettore a immergersi nel contesto geopolitico ben congegnato dall’autore. Se il Cono Sur non facciamo in tempo ad assaporarlo che già ci troviamo sbalzati in Europa, ma solo di passaggio, ho trovato invece ben delineato il paesaggio sociale e urbano della parte ambientata in Africa. Dal punto di vista strutturale, l’intermezzo che si ricollega all’epilogo sarebbe riuscito più efficace se la stessa linea narrativa fosse stata richiamata almeno un altro paio di volte nel corso della trama. In misura analoga il pupazzo-IA avrebbe dovuto giocare un ruolo anche più avanti nello svolgersi degli eventi, per non ridursi alla dimensione della semplice trovata ad effetto, efficace ma estemporanea.

Se posso permettermi, consiglierei a Stocco di rimetterci sopra le mani - compatibilmente con gli altri suoi impegni, che so essere molteplici - per sviluppare meglio il plot spionistico. Lo dico perché ho notato una massa critica di potenzialità inespresse, che avrebbero invece potuto produrre una bella detonazione letteraria. Sul versante delle note estremamente positive, personalmente ho molto apprezzato l’ambiguità morale e l’equilibrio con cui l’autore riesce a portatla avanti per tutta l’estensione della trama, fino alla sua piena risoluzione finale. Davvero un bel tocco da maestro, da parte di un autore che, come dimostra la vittoria all’ultimo premio Alien, si sta ritagliando un ruolo da protagonista nel panorama contemporaneo della fantascienza italiana.

Su Fantascienza.com è possibile leggere un’anteprima della novella e la recensione di Giampaolo Rai. Apprendiamo anche, con estremo piacere, che i libri del catalogo Odissea sono tra i più venduti sull’iTunes Store per quanto concerne gli e-book per iPhone e iPod Touch. Nella Top 20, insieme a calibri internazionali come Shepard e Stross, Stocco risulta l’autore italiano più letto.

American Acropolis

Posted on Gennaio 12th, 2009 in Accelerazionismo, Futuro, Kipple, Transizioni | 6 Comments »

Detroit, Las Vegas: Poleis decadute. Se la capitale dell’auto è ormai in tendenza negativa da decenni, tornata ai livelli demografici di 90 anni fa e afflitta da tassi di disoccupazione sulla soglia del 10%, adesso anche la capitale del gioco d’azzardo comincia a risentire della crisi. La recessione deve avere ispirato prudenza ai giocatori americani, dopo che tanti lavoratori erano già finiti in strada. Dopo gli anni rampanti dell’edonismo reaganiano, le magagne di decenni di capricci conditi di recente col pepe della finanza creativa hanno portato alla situazione oggi sotto gli occhi di tutti. La parabola discendente di Flint, uno dei sobborghi di Detroit, è stata narrata da Michael Moore nel suo Fahrenheit 9/11. Se non lo avete ancora fatto, consultate anche il quadro impietoso tracciato da Mr. Alan D. Altieri su Carmilla (dal fondo del barile al meltdown), e capirete come è stato possibile arrivare a questo punto.


Detroit al tramonto.

La crisi demografica e sociale delle città è sintomatica dello stato delle cose. Dopotutto è un dato di fatto che a partire dalla Rivoluzione Industriale il capitalismo ha intrecciato in maniera inestricabile le sue sorti al destino delle città. Le città sono diventate i gangli vitali nell’attività economica delle nazioni, ruolo che hanno mantenuto anche con la transizione dalla produzione di beni alla fornitura di servizi. Questa logica ha portato naturalmente alla marginalizzazione delle periferie, dedicate - come nelle peggiori visioni distopiche - al parcheggio del proletariato, secondo un gradiente sociale sempre più difficile da scalare, complice anche il progressivo impoverimento del proletariato stesso e il suo assorbimento nel sottoproletariato. E non perché agli uomini la natura abbia negato l’audacia dei salmoni, ma semplicemente perché secoli di esercizio e consuetudini hanno agevolato il radicamento nel nostro codice comportamentale della routine homoHominiLupus.

[A quanto pare, ci è andato sempre bene e fino ad oggi nessuno si è lamentato più di tanto. A NOI che leggiamo i giornali, discutiamo di politica, ci interroghiamo sulla rilevanza sociale delle decisioni del governo e via dicendo... che attorno al centro di Napoli fossero alloggiati un numero ancora imprecisato di persone - due milioni, tre milioni? - invisibili ad ogni censimento, non ha mai recato disturbo più di tanto. Con l'esplosione della crisi dei rifiuti la loro invisibilità però è venuta meno e, se fino a ieri non ci preoccupavamo che questa gente avesse fognature, acqua potabile, elettricità e una istruzione da paese civile, la nostra coscienza si è trovata costretta a farne i conti. I blocchi stradali, le occupazioni, le proteste. Tutto questo porta a un'altra storia, che non voglio riprendere adesso, ma dimostra che la crisi delle città, a Napoli, ma anche a Roma, Milano o Parigi, stava covando già da un bel po', ci ha solo impiegato il tempo fisiologico necessario per raggiungere la nostra soglia di percezione pubblica.]

Senza dati alla mano ma per una volta senza timore di essere smentito, posso affermare che le metropoli odierne versano tutte, indifferentemente, nello stesso stato di precarietà. Crisi di fiducia, disagi crescenti al crescere della distanza dal centro, disoccupazione, marginalità dilagante.


Detroit, Bellevue Avenue. Dalla galleria del Time Magazine.

Detroit, oggi, è la proiezione futura delle città in cui viviamo. Cities on the edge of the Abyss. Fatevi un giro nella galleria del Time per avere percezione delle rovine dell’America: stazioni abbandonate, teatri convertiti in garage, stabilimenti trasformati in rifugi per senzatetto. Il futuro è passato di qui e ha lasciato solo macerie. Reperti di archeologia post-industriale. American Acropolis, per dirla con William Gibson: da nucleo senziente a metastasi incontrollata e incontrollabile, quintessenza dello sfacelo e della disintegrazione. Decadenza, è questo il nome scritto nel futuro delle città, a meno di un drastico cambio di rotta. E per molte di esse non sarà necessario aspettare il corso della natura, come prospettava Forbes qualche anno fa. Big One e Vesuvio potranno essere facilmente anticipati dall’uomo, come dimostra l’esperienza con il Kipple partenopeo, altra emblematica vetrina delle potenzialità della legione.


Ancora Detroit, fotografata da Graham Davis.

La tendenza può essere invertita, ovvio. Ma occorre lavorarci. Di certo, allo stato attuale delle cose, visioni di qualche anno fa come la Victory City, la “Città del Futuro” di Orville Simpson II richiamata proprio da Gibson sul suo blog il mese scorso, sono quanto di più vicino all’utopia si possa trovare in circolazione.


Victory City, nel progetto di Orville Simpson II.

Colpo in canna: complotti e dietrologie

Posted on Dicembre 4th, 2008 in Agitprop, Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

L’action writer Stefano Di Marino ha voluto ospitare un mio intervento sulle cospirazioni e l’ossessione del complotto all’interno della sesta puntata della sua rubrica “Colpo in canna”. La nota, pubblicata in concomitanza con l’avvio del Noir in Festival di Courmayeur (dove sullo stesso tema si pronuncerà il maestro Alan D. Altieri), è accessibile sull’angolo Facebook del Nostro. Ne riporto il testo in versione integrale a beneficio di chi non fosse ancora stato irretito dal social network e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il Professionista. A tutti voi: buona lettura e, se vi va, loggatevi e dite la vostra. Qui.

Colpo in canna #6: COMPLOTTI E DIETROLOGIE, di Stefano Di Marino

“Il problema”, diceva un mio amico, “non è essere paranoici. Ma essere abbastanza paranoici”. E noi scrittori qualcosa ne sappiamo. Di dietrologie, persecuzioni, oscure manovre editoriali ne vediamo spesso anche dove non ce ne sono. Oppure è vero il contrario e ci sono forze misteriose (il marketing, gli invidiosi, i critici, i bloggers da strapazzo) che macchinano contro di noi. Di fatto chi scrive di thriller, di spionaggio e anche di un certo tipo di fantascienza, della teoria delle cospirazioni qualcosa ne sa. Vede collegamenti e dettagli che a molti sfuggono. Paranoia? Giudicate voi… però farsi delle domande è sempre indice di intelligenza. Il problema sono le risposte. Personalmente devo ammettere che la mia narrativa basata sull’intrigo, il doppio gioco, il tradimento, mi sta particolarmente bene addosso perché…è il mio modo di dar forma attraverso l’immaginazione al mondo che mi circonda. E non è che sia un mondo che mi piace molto. Ma far finta di non vedere delle connessioni, delle manovre che paghiamo con la nostra pelle, non mi sembra il metodo giusto. Nella spy-story rivedo la realtà e, come credo sia dovere di ogni narratore, cerco di filtrarla e riproporla al lettore in una forma che può anche essere intrattenimento, ma qualche interrogativo deve pur suscitarlo. L’intreccio dei giochi e doppi giochi, tradimenti, flussi di informazioni errate e aggiustate. Insomma alla fine non si capisce più bene dov’è il filo della storia. Eppure, basta fare un passo indietro e guardare il quadro con attenzione. Come il telaio di “Wanted”. Il filo fuori posto è una linea da seguire. E, alla fine, il messaggio è assolutamente chiaro. Anche se, spesso, non piacevole.
In questa occasione ospitiamo l’intervento di uno dei nuovi riconosciuti talenti della fantascienza italiana che, in materia di complotti, qualcosa da dire ce l’ha. Ascoltate attentamente l’intervento di Giovanni De Matteo.

I tempi che ci troviamo a vivere sono caratterizzati da un sentimento piuttosto indicativo del grado di fiducia che siamo disposti a riconoscere a chi ci governa: il dubbio. Questo atteggiamento è l’esito di un lungo processo storico, una graduale presa di coscienza da parte dei passeggeri della nave-Terra mentre il vascello si addentrava sempre più – per dirla con Don DeLillo – nella Nube della Non Conoscenza.
Il dubbio ci attanaglia e monopolizza le nostre vite. Ci paralizzerebbe in ogni scelta, ogni pensiero, se non avessimo escogitato una reazione alla sua dittatura, ricorrendo a quello che potremmo definire un sistema di filtraggio. Abbiamo così cominciato a orientare l’arte del dubbio verso un numero ristretto di bersagli. Privi degli elementi per poter condurre opportune valutazioni, tale selettività si è tuttavia rivelata spesso del tutto aleatoria. Il contagio del dubbio si è propagato lungo determinate direttrici. Su altre, le forze concentrate altrove hanno ceduto margine alla sospensione dell’incredulità. Con il risultato di una confusione ancora maggiore. Ad avvantaggiarsene sono proprio Loro, le Forze Contrarie che avevano ingenerato quel senso di diffidenza originario che adesso, come un peccato, ci si ritorce contro. La mappa della realtà si ritrova così a essere costellata di menzogne. E il rischio di paralisi torna a minacciarci.
In un passaggio significativo di Underworld, DeLillo scrive: “C’è una parola in italiano. Dietrologia. Sarebbe la scienza di quello che sta dietro a qualcosa. A un fatto sospetto. […] La scienza delle forze oscure. Evidentemente loro pensano che questa scienza sia abbastanza legittima da richiedere un nome”. Il contagio ha saputo attecchire altrove. La teoria del complotto è un leitmotiv di questi tempi, che spesso assolve a una funzione assolutrice di vocazione universale. Siamo affamati di complotti, ci ritroviamo ad esserne ossessionati. E allo stesso tempo ci ritroviamo disposti a liquidare una ipotesi impopolare inquadrandola in un più vasto scenario cospirativo. Se esistono degli accorgimenti per ricalibrare i filtri e recuperare il minimo necessario di pattern recognition per navigare a vista, vanno cercati nelle letture e nelle visioni opportune. L’onestà e la tenacia degli autori può aiutare ad esercitare il dubbio e mettere a fuoco il mirino del nostro senso critico. Di questi tempi, diventa una questione di sopravvivenza.

L’anno del sole quieto

Posted on Giugno 22nd, 2008 in Agitprop, Fantascienza, Letture, Psicogrammi | 3 Comments »

[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 07-01-2008]

I caucus in Iowa hanno inaugurato la settimana scorsa una stagione politica che già si prospetta bollente per la Terra dell’Abbondanza e delle Opportunità, in vista delle Presidenziali di novembre. Il piccolo stato del Mid-West è in sè poco rappresentativo, come tutti abbiamo appreso in questi giorni: la natura prettamente rurale della sua struttura sociale, la netta prevalenza dei bianchi nella distribuzione della popolazione e la bassa affluenza che tradizionalmente contraddistingue la scelta dei candidati (benché quest’anno si sia rivelata superiore alle previsioni), rendono l’esito dei caucus passibili di mille interpretazioni divergenti. Ma ci sono segnali che emergono dai risultati e sui quali sembrerebbe che tutti i commentatori politici che hanno seguito l’evento si siano trovati d’accordo. In attesa di vedere come si comporterà il New Hampshire, dove nelle ultime ore sono iniziati a profilarsi possibili risultati clamorosi, vediamo di fare il punto della situazione.

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