Archive for the ‘Graffiti’ Category

Stati indotti di narcolessia [5]

Posted on Agosto 26th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Ci intercettano a metà dell’opera. Auto rapaci della Polizia Nova piombano su di noi con implacabili manovre da pirati della strada. Vogliono la nostra testa e sono disposti a tutto per prendersela.

“Lee, bastardo fottuto!” esclama Jim. Poi, a mio beneficio, aggiunge: “E’ l’alter-ego di Bill, un mio vecchio amico. Lo conosco bene. Avrebbe fatto meglio a tenersi le azioni della B. Corp.”

“Come? Ma non doveva essere un lavoro tranquillo?”

“Senza la Polizia Nova, lo sarebbe stato senz’altro. Il loro arrivo complica un po’ le cose”.

“B. Corp.? E’ la Burroughs Corporation di cui parlavi prima?”

“Esatto” urla Jim, per sovrastare il grido delle sirene intorno a noi. Mi reggo forte, mentre cambia marcia e tenta una manovra di evasione approfittando di un semi-tappo nel traffico. “Proprio lui. Il mio vecchio amico Bill. Nel mio tempo, è stato un mio collega. In questo segmento, è stato Willy l’Uraniano, socio in affari di Blicero. Ma la Polizia Nova può spostarsi tra gli universi, saltare da una linea all’altra. E Lee viene da un posto che non vorrei mai vedere. Lascia che te lo dica, a differenza di Bill, l’ispettore è un gran bastardo figlio di puttana. Un sadico e un aguzzino. Se ci prende siamo fottuti”.

Vengo sballottato sul sedile della Pontiac come un pacco. Poi moloch rilascia con l’assenso del pilota la sesta singolarità e due delle cinque vetture che ci stanno alle costole ci sbattono contro senza nemmeno accorgersene. Vengono proiettate in una dimensione alternativa, in cui forse dovranno vedersela con una civiltà che non ha nulla di biologicamente riconducibile all’umano.

“Non posso rifarlo” si scusa Jim. “La nostra scorta si assottiglia”.

“Forse possiamo riprovarci più avanti”.

“Ormai avranno mangiato la foglia, ci presteranno attenzione. Però hai ragione, ragazzo. La missione va portata a termine”.

Meno quattro…

The Unseen Sea from Simon Christen on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]
• Stati indotti di narcolessia [3]
• Stati indotti di narcolessia [4]

Stati indotti di narcolessia [4]

Posted on Agosto 19th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Il perché delle autostrade per il nostro tragitto lo ricostruisco dalle passate conversazioni con Jim. Le strade sfuggono al consueto flusso del tempo, sono zone franche, terra di nessuno. Le uniche distorsioni alla regola vengono dagli incidenti automobilistici, che rappresentano l’irruzione del tempo nella loro dimensione. Ma in assenza di scontri, collisioni, urti, guasti e uscite di strada, le strade conservano la loro prerogativa di vivere al di fuori del tempo. E l’effetto si amplifica con la velocità, quindi le autostrade ne esaltano la caratteristica.

Disseminiamo le nostre mine spazio-temporali seguendo uno schema che Jim deve essersi prefisso da tempo.

Il moloch sgancia la prima e Jim commenta: “Cosa sarebbe successo se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata interrotta da un’invasione aliena?”

Dieci chilometri e tre uscite più tardi, via la seconda e Jim aggiunge pensoso: “Se il Giappone avesse scoperto l’America?”

Ancora un paio di uscite, terza singolarità. Jim chiosa: “E se Bill Burroughs avesse ereditato la Burroughs Corporation e ne avesse fatto la IBM oppure la Apple della sua epoca?”

E via di questo passo. Dietro i miei occhi, scorrono immagini di questi universi alternativi, storie parallele che risucchieranno gli incauti automobilisti destinati a entrare in collisione con le crono-bombe nella nostra scia.

Mi sento come un corsaro. Ma l’autostrada è sicura, per noi. Me lo ripeto come un mantra, pensando a quello che stiamo facendo, alle anomalie che stiamo incapsulando nella trama del reale. Ripenso alla narcolessia e mi perdo ancora una volta sull’interfaccia tra la coscienza e il sonno.

“S.I.N.”

“Cosa?” fa Jim al mio fianco, senza distogliere gli occhi dal nostro cammino.

“Sinner” dico. “Stati Indotti di Narcolessia. S.I.N. Come peccato”.

“Siamo tutti dei peccatori, ragazzo” mi consola Jim. “Fattene una ragione e non dartene pena”.

Continuo a entrare e uscire dalla realtà, mentre la missione prosegue. Nella mia testa riverberano le parole di Jim, pronunciate ora oppure un secolo fa, impossibile a dirsi.

“La terza guerra mondiale non è mai finita, ha solo trovato un campo di battaglia nuovo, adatto ai tempi che corrono”.

The Aurora from Terje Sorgjerd on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]
• Stati indotti di narcolessia [3]

Stati indotti di narcolessia [3]

Posted on Agosto 12th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

“E adesso che si fa?”

La domanda mi infastidisce prima che abbia finito di pronunciarla. Mi metto nei panni di Jim, mi starà odiando. L’immedesimazione con lui è sempre più spinta, mi sento quasi in simbiosi.

Lo guardo mentre apre il portabagagli. Una luce azzurra lo investe. Un bizzarro congegno riposa nel bagagliaio. La sua è una forma vagamente animale, come se il suo costruttore avesse voluto riprodurre in un motore a scoppio un paio di fauci senza occhi, una gola e forse un intero sistema gastro-intestinale.

Jim posa la valigia accanto alla cosa, la apre e ne estrae un cilindro di cristallo. Al suo interno, in sospensione, confinati in qualche sorta di campo magnetico, dieci microscopici punti di luce intensissima.

“Non fissarli” mi avverte. Poi spiega: “Questa è una cartuccia. Dieci ricariche. Dieci assalti allo spazio-tempo e alla dimensione psichica di chi lo occupa in quel momento”. Deve aver notato il disagio dalla mia espressione, perché aggiunge: “Niente di definitivo. Il processo è reversibile. Serve solo a dare una scrollata a chi si è troppo a lungo adagiato sulle sue certezze”.

“E’ questa la nostra missione?”

Annuisce. “Singolarità. Ecco tutto. Ne seminiamo un po’ in giro e lasciamo che facciano il loro corso sulla storia”.

Appena pronuncia l’ultima parola, allunga una mano e dà in pasto la cartuccia al moloch innestato in simbiosi con la nostra Pontiac GTO convertibile del ‘69. Le sue fauci la ingurgitano bramose e la luce che s’irradia dalle sue viscere da blu passa a verde smeraldo.

“E’ ora di mettersi al lavoro”.

Seguo Jim a bordo dell’auto. All’accensione, il suo motore emette un rombo diverso, più carico del normale. Passiamo davanti a un treno merci in sosta in una stazione di campagna. La locomotrice Bombardier sembra sfidarci, ma forse vuole solo indicarci la via con i suoi fari accesi nella notte.

“Tempo di semina, ragazzo” annuncia Jim.

Ci stiamo avvicinando alla città. Intuisco la manovra di accerchiamento che ha in mente il pilota. Posso sentire l’ansia del moloch intrecciarsi al ruggito del motore.

Le nostre crono-bombe sono pronte a detonare.

Landscapes: Volume One from Dustin Farrell on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]

Sbarcano gli alieni. La Chiesa riscrive la Bibbia

Posted on Agosto 6th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 1 Comment »

Quello che merita più attenzione di tutta la campagna virale adottata per il lancio del primo film di Gipi (qui analizzata da Aldo Grasso per Corriere.it) è forse il focus sulle reazioni dell’apparato ecclesiastico.

Indirettamente - e con una certa cattiveria - il finto servizio del Tg3 mette a nudo con un’abile trovata satirica la spropositata influenza esercitata dal Vaticano sull’opinione pubblica del Belpaese, violandone di continuo la laicità nominale. Siamo ormai tutti abituati allo spazio dedicato dagli organi di informazione alla Chiesa, ma siamo sicuramente meno consapevoli dell’abuso che questa consuetudine rappresenta.

La rappresentazione del fenomeno in questo video virale non farà forse aprire gli occhi alla maggioranza degli elettori la prossima volta che dovessero pronunciarsi su staminali e procreazione assistita, ma lascia ai posteri un documento di una certa rilevanza comunicativa.

Un milione di dollari per Marilyn

Posted on Luglio 24th, 2011 in Graffiti, Proiezioni | No Comments »

Tanto varrebbe un film porno della diva che verrà battuto all’asta il prossimo 8 agosto a Buenos Aires. D’estate, a quanto pare, gli spiriti s’infiammano e se l’anno scorso veniva annunciata la stampa dei suoi diari, quest’anno a tenere banco è la pellicola messa all’asta da un cinefilo spagnolo, Mikel Barsa. Girato nel 1946, quando l’attrice appena ventenne si faceva ancora chiamare con il suo nome di battesimo, Norma Jeane Baker, il filmino sarebbe appartenuto a un collezionista spagnolo, prima che i suoi eredi decidessero di monetizzarne l’investimento ingaggiando l’esperto che aveva già curato la vendita dell’unica altra copia esistente.

Per Marilyn Monroe, che qui compare accanto a un attore non ancora identificato, non si tratterebbe comunque di un esordio assoluto. Nel 2008 un’altra pellicola in 16 mm della durata di 15 minuti era stata acquistata da un imprenditore per un milione e mezzo di dollari. Ma la contesa più accesa resta tuttavia quella scatenata dalla difesa del mito: se i venditori esibiscono a testimonianza dell’autenticità dell’opera un certificato dell’American Film Institute (che in una perizia dichiara che “se non è Marilyn, allora è sua sorella gemella”), gli esperti della diva si danno da fare per proteggerne l’integrità iconografica, mettendo in dubbio che la protagonista del film sia davvero lei.

Quel che è certo, è che girano voci su film espliciti interpretati da ogni grande attrice del periodo compreso tra gli anni ‘40 e i ‘60. Me ne dà notizia Lanfranco Fabriani, complice nel misfatto sulla riscrittura della figura di Marilyn che abbiamo operato in chiave fantascientifica, che fa menzione di pellicole in copia unica girate all’inizio della loro carriera da perfette sconosciute che sarebbero poi diventate dive di risonanza mondiale. Al punto che una parte significativa dell’attività dei Press Agent degli Studios si vocifera che consistesse proprio nello scovare le copie di questi filmati oppure, alla peggio, occuparsi delle richieste di riscatto per ritirarle dalla circolazione. Uno spaccato che mescola echi da Il grande sonno, La dalia nera e L’ultimo vero bacio. E che sussurra all’orecchio suggestioni per quello che diventerà forse un nuovo racconto.

The Archiver

Posted on Luglio 23rd, 2011 in Graffiti, Postumanesimo, Proiezioni | No Comments »

Scovato grazie a Nimiel, questo corto francese realizzato da Thomas Obrecht, Guillaume Berthoumieu e Marc Menneglier merita davvero di essere visto. Sarà che ho terminato da poco la raccolta di Iain M. Banks Lo stato dell’arte e questa clip mi ha riportato alle atmosfere del racconto “Discendente” (testo tanto malinconico, quanto risulta crudo questo corto nel twist finale). Ma The Archiver mi sembra anche molto intonato con il mood del post precedente. Buona visione.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

The Archiver from Artfx on Vimeo.

Stati indotti di narcolessia [2]

Posted on Maggio 27th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Incontriamo Blicero in una piazzola panoramica, ai bordi della strada di montagna che porta alla Diga del Dipartimento Metropolitano di Ripartizione Acque. Sopra di noi, la Luna si concede progressivamente al cono d’ombra della sua sorella siderale e si lascia inghiottire dalla notte. In fondo alla valle s’intravede la ragnatela di luci della città, dispiegata come un mandala, nella sua geometrica precisione da circuito stampato.

E’ Jim a farsi carico delle presentazioni.

“Il comandante Blicero” dice. Poi, con un cenno nella mia direzione, aggiunge: ”La mia recluta”.

Blicero si aggiusta il borsalino. Ha occhi di ghiaccio ed è questa la prima cosa che mi colpisce. Penetrano l’oscurità e ci riescono persino da sotto la tesa del cappello di feltro che porta schiacciato sulla fronte.

“Ho sentito parlare bene di te” dice al mio indirizzo. “Jim è uno dei nostri agenti migliori. Mi fido del suo giudizio. Per questo, quando si è presentata l’opportunità di questo lavoro, ho pensato subito alla vostra squadra”.

“Bene” dico. “Di cosa si tratta?”

“I tempi sono tornati maturi per diffondere il Verbo”.

Faccio un cenno alla borsa posata ai suoi piedi, nel terriccio e nelle pietre che pavimentano la piazzola. Mi immagino, stipato al suo interno, un assortimento di bibbie e vangeli.

“Staremo mica parlando di testimoniare la parola del Signore?”

Blicero non si scompone.

“In un certo senso, forse” risponde. “Si tratta di spargere consapevolezza. Le strade del mondo ne hanno bisogno. E’ la realtà stessa a richiedercelo”.

L’eclisse è totale.

Blicero si china, afferra la borsa e la solleva. La porge a Jim e dice: “Qui dentro c’è tutto il necessario. Abbiatene cura. E fate un buon lavoro, senza risparmiare un solo centimetro di spazio, né un solo secondo di storia”.

Jim afferra la borsa con espressione grave. “Sarà fatto” assicura.

Lo scambio si compie sotto l’occhio segreto della Luna, che assiste non vista nel suo nascondiglio celeste.

“La nostra missione non conosce tregue” conclude Blicero. ”E’ una guerra psichica, che ci impone uno sforzo di coscienza e resistenza”.

Senza attendere una risposta, risale sulla sua auto nera come la notte, mette in moto e riparte, allontanandosi dalla città su un tappeto di tenebre e di note meccaniche. In cielo, una falce d’argento taglia il velluto della notte. La Luna si avvia a uscire dal suo temporaneo canto di oblio.

Winter Solstice Lunar Eclipse from William Castleman on Vimeo.

Puntate precedenti
Stati indotti di narcolessia [0]
Stati indotti di narcolessia [1]

In the sky with diamonds

Posted on Maggio 19th, 2011 in Graffiti, Transizioni | No Comments »

L’immensità e l’immediatezza della percezione matematica: ho sempre pensato che fossero questi i segreti della bellezza dello spettacolo che ci regala il cielo notturno. Da ex astrofilo (mai pentito, ma ormai occasionale), non posso che consigliarvi questa galleria di istantanee intrise di senso del meraviglioso. Le foto rappresentano nell’ordine: un’aurora boreale nel cielo di Jökulsárlón, il più grande lago glaciale d’Islanda (foto di Stephane Vetter), una panoramica nottura del lago Traunsee in Austria (foto di Thomas Kurat), il nucleo galattico fotografato sopra il deserto australiano (foto di Alex Cherney). Per vedere gli altri lavori che si sono segnalati allo Earth and Sky Photo Contest 2011 vi rimando alle pagine on-line del National Geographic.

Out of this World

Posted on Maggio 14th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 1 Comment »

In occasione dell’apertura della mostra Out of this World alla British Library, il Guardian ha dedicato uno speciale alla fantascienza, chiedendo a un buon numero di maestri giovani o meno giovani ma ancora in attività di indicare la loro opera di genere preferita. Il dossier di oggi è stato anticipato da un intervento di Iain M. Banks, che prende la scia di Ursula K. LeGuin (che la settimana scorsa aveva recensito per le pagine del quotidiano britannico l’ultimo lavoro di China Miéville, Embassytown) per imbastire una difesa e una celebrazione della fantascienza.

L’articolo di Banks si focalizza sulla peculiarità della SF, suffragando la riflessione, molto cara da queste parti, che il nostro sia un genere predisposto a innesti esterni e ibridazioni, ma provvisto di una solida storia alle spalle che rende particolarmente rischiosa ogni velleità di imitazione.

The point is that science fiction is a dialogue, a process. All writing is, in a sense; a writer will read something – perhaps something quite famous, even a classic – and think “But what if it had been done this way instead . . . ?” And, standing on the shoulders of that particular giant, write something initially similar but developmentally different, so that the field evolves and further twists and turns are added to how stories are told as well as to the expectations and the knowledge of pre-existing literary patterns readers bring to those stories. Science fiction has its own history, its own legacy of what’s been done, what’s been superseded, what’s so much part of the furniture it’s practically part of the fabric now, what’s become no more than a joke . . . and so on. It’s just plain foolish, as well as comically arrogant, to ignore all this, to fail to do the most basic research. In a literature so concerned with social as well as technical innovation, with the effects of change – incremental as well as abrupt – on individual humans and humanity as whole, this is a grievous, fundamentally hubristic mistake to commit.

[Immagine di Michael Buhler: Vision of the future... detail from UFO over the City, 1980 (olio su tela).]

Alieni delle nevi

Posted on Aprile 27th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | No Comments »

L’ultimo video virale arriva dalla Siberia e ha un sapore molto fortiano, sotto la pelle di pollo usata per confezionare la notizia. Scommettiamo che farà il giro delle testate nazionali? Il ritrovamento di un minuscolo cadavere alieno tra i ghiacci della steppa non può passare inosservato. Dopotutto, ha già collezionato quasi 8 milioni di clic su YouTube, nel momento in cui scrivo.

Per la spiegazione del mistero, invece, fate un salto qui.