Archive for the ‘Accelerazionismo’ Category

Referendum 2011

Posted on Giugno 9th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop | 2 Comments »

Scommetto che una parte di voi si aspettava da me questo post, anche se con il ritmo di aggiornamento dello Strano Attrattore che è invalso negli ultimi tempi nessuno si sarebbe sorpreso se avessi lasciato correre l’occasione. E invece, alla luce del becero spettacolo che ci hanno offerto gli organi d’informazione nazionali (TV in primis, altra cosa che non dovrebbe sorprendere nessuno), per me questa sortita sui referendum è diventata fondamentale. Le campane filogovernative dei sostenitori del NO, vale a dire degli oppositori ai quesiti referendari, hanno suonato ancora una volta a lutto: il corpo da piangere, ovviamente, era quello della democrazia.

Non ricordo che mai prima si era toccato come in questi ultimi anni un simile disprezzo per l’intelligenza e i diritti dei cittadini italiani. Ma d’altro canto, come insegnò l’esperienza dei referendum sull’impiego delle staminali nella ricerca e sulla procreazione assistita, questo è un Paese che ha già dimostrato di saper dare il peggio di sé in occasione simili. Non credo sia un caso. Dopotutto, il referendum è la vera arma che la Costituzione ha messo nelle mani dei cittadini per delegittimare i loro rappresentanti politici: se le elezioni politiche ci consentono di scegliere un candidato, il referendum ci consente di farne bellamente a meno, mettendoci in condizione di pronunciarci direttamente su un tema specifico e, nel caso dei referendum abrogativi (come questi per cui saremo chiamati alle urne domenica prossima 12 giugno e lunedì 13), di esprimere implicitamente un giudizio sull’operato del legislatore, confermando o rimuovendo dall’ordinamento le disposizioni stabilite dai nostri rappresentanti stipendiati. Consistendo in uno strumento di democrazia diretta, il referendum costituisce il momento più nobile, importante e gratificante nella vita politica del cittadino. Read the rest of this entry »

Editoria digitale

Posted on Giugno 7th, 2011 in Accelerazionismo, Connettivismo, ROSTA | 4 Comments »

L’infaticabile - e indecifrabile - Lucius Etruscus ha curato per Thriller Magazine un’inchiesta sul tema del momento: l’e-book. E per l’occasione ha pensato di intervistare anche me, insieme ad altre firme più celebri, con pareri - come vedrete - anche piuttosto variegati ed eterogenei. Il risultato lo trovate qui. Se avete voglia di parlarne, ripetete il segnale o sfruttate lo spazio dei commenti.

Il rebus delle rinnovabili & l’ombra del nucleare

Posted on Febbraio 9th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Transizioni | 1 Comment »

Per una volta lascio che il lavoro scivoli nel bacino d’attrazione del blog: in questo post parlerò di fonti rinnovabili, nucleare e manovre più o meno occulte per orientare l’umore dell’opinione pubblica. L’occasione la offrono i recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, con un’operazione che lascia intuire la sua natura lobbistica. Quello che difetta alla campagna, tuttavia, è un necessario requisito di trasparenza, e dispiace vedere che a incapparvi sia stata anche una testata come Repubblica, che invece va solo elogiata per le inchieste che porta avanti. Ma evidentemente anche Repubblica ha un editore e degli azionisti da foraggiare, per cui eccoci alle prese con quella che ancora una volta si mostra come un’iniziativa di propaganda grigia. E lo Strano Attrattore, ormai lo sapete, aderisce alla campagna autopromossa a favore dello smacchiatore di propaganda. Come antidoto alla disinformazione, ecco quindi la vostra razione quotidiana di controinformazione.

Gli articoli sotto osservazione sono questi:

La Consulta: per l’impianto serve il parere delle Regioni (2 febbraio 2011)
Rinnovabili, c’è il rischio stangata: “5,7 miliardi nella bolletta degli italiani” (7 febbraio 2011)
Confindustria: “L’efficienza vale 800mila posti di lavoro” (8 febbraio 2011)

Leggete gli articoli o accontentatevi di questa sintesi. All’annuncio della stangata assestata al piano nucleare del Governo dalla Corte Costituzionale, che ha giudicato illeggittimo l’articolo che escludeva le Regioni dal coinvolgimento in sede antecedente alla Conferenza unica per l’autorizzazione degli impianti (una sorta di deroga a quanto già accade oggi, cucita su misura per il nucleare), è seguita dapprima una stoccata dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (che dà conferma di un atteggiamento generalmente contrario non solo alla promozione, ma anche solo alla tutela del settore delle energie rinnovabili, in cui l’AEEG da qualche tempo a questa parte si sta fieramente distinguendo), con un proclama allarmista di stampo pseudo-terroristico (della serie: “attenzione, consumatori, vi stanno derubando con la scusa dell’ambiente!”), giusto per continuare ad alimentare lo stato di psicopatologia di massa che regna nell’Italia degli anni Dieci; e a stretto giro è arrivato anche l’affondo di Confindustria, che assesta un colpo al cerchio e uno alla botte e attacca sia il Governo per le sue politiche schizofreniche in materia, facendo ancora una volta la voce grossa con una creatura ormai visibilmente allo sbaraglio, sia gli operatori delle rinnovabili, rilanciando l’attualità del tema del momento: il nucleare.

Esonerato il Governo per manifesta incapacità di intendere e di volere, sul banco degli imputati troviamo quindi solo le care, vecchie, vituperate energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico (protagonista di un boom in larga misura inatteso, e sicuramente mal gestito dagli organi di controllo del settore), biomasse, idroelettrico. L’accusa: pomperebbero i costi delle bollette dell’energia elettrica degli italiani attraverso la componente A3 degli oneri di sistema, che tiene conto degli incentivi CIP6 istituiti nel 1992 per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Peccato però che, con il tipico magheggio all’italiana, il CIP6 sia finito a incentivare sia le fonti rinnovabili vere e proprie e che le cosiddette assimilate e che il legislatore abbia avuto l’arguzia e lungimiranza di infilare in questa innocua aggiunta tanto i termovalorizzatori, ovvero gli impianti di incenerimento della frazione non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani (in pratica, i rifiuti indifferenziati sono stati considerati assimilati in quanto prodotti da un processo derivato da fonti rinnovabili, in aperta violazione delle direttive europee), che l’energia prodotta dalla combustione degli scarti di raffineria. In pratica, con la componente A3 delle nostre bollette (pari al 6-7% del costo totale) noi italiani non paghiamo solo per lo sviluppo del settore delle rinnovabili, ma anche per la sua penalizzazione nell’ambito di un sistema che è andato a privilegiare, negli anni, la costruzione di centrali che con il vento, il sole, l’acqua e le biomasse non avevano niente a che vedere. Ma la colpa, secondo l’Autorità e il gruppo di pressione in elefantiaco movimento in queste ultime settimane (ricordate il forum nucleare e la sua pubblicità pagata dagli italiani, sì?), sarebbe delle rinnovabili. (Tra l’altro, per dovere di cronaca, mi sembra che da 7-8 anni non venga più costruito un solo impianto eolico in ambito CIP6, semplicemente perché il mercato dei certificati verdi introdotto all’inizio dello scorso decennio si è rivelato più remunerativo sul lungo periodo. Di conseguenza gli incentivi CIP6, della durata di 8 anni, a cui vanno ad aggiungersi ulteriori 7 anni di tariffa agevolata, sono tutti scaduti o prossimi alla scadenza).

L’obiettivo malcelato è quello di rilanciare l’immagine del nucleare come opportunità. Ma chi ne trarrebbe davvero vantaggio? Di certo non il consumatore (l’utente finale, lo chiamano, anche in questo caso), che nella bolletta si vedrebbe semplicemente sostituire una voce con un’altra, smettendo di incentivare le rinnovabili e cominciando a incentivare il nucleare. Di certo non il sistema, che conta già sufficiente capacità di generazione installata (101 GW nel 2009) per fronteggiare il carico massimo previsto da Terna in uno scenario di sviluppo (72 GW). I dati sono presi da Wikipedia. Il sospetto si orienta quindi verso quei soggetti che magari sono arrivati tardi sulla torta delle rinnovabili e contano di ripetere l’exploit in un settore ancora più remunerativo (intorno agli impianti nucleari, è facile immaginarlo, si svilupperebbe tutto un circo di società di consulenza e organi di controllo per garantire agli onesti cittadini la più assoluta incolumità…), oppure sui colossi nazionali dell’energia che partecipando a un piano strategico per il Paese consoliderebbero il loro ruolo di operatori sul mercato interno (tagliando fuori le piccole e medie imprese che invece hanno saputo più agilmente cavalcare l’onda delle rinnovabili). Una sorta di vendetta di Golia contro Davide, insomma.

Bastano ancora una volta un paio minuti di navigazione su Wikipedia per identificare gli attori in scena e farsi un’idea un po’ più precisa della commedia delle parti in atto. A partire dall’Authority e dai suoi vertici: nell’ipertrofico accumulo di poltrone che contraddistingue il tentacolare connubio tra politica e impresa italiana, sia il presidente che il commissario dell’AEEG attualmente in carica risultano essere o essere stati infatti consiglieri della Sogin. La Sogin (per l’esattezza: Società per la Gestione degli Impianti Nucleari) è una S.p.A. costituita nel 1999 e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per seguire le fasi di decommissioning (ovvero controllo, smantellamento degli impianti, decontaminazione e gestione scorie) delle centrali nucleari italiane spente in esecuzione del referendum del 1987. E a proposito di costi per i cittadini: provate a indovinare chi finanzia questa azienda istituita per il benessere degli italiani post-nucleare?

Potete trovare un indizio nelle vostre bollette. La componente che fa al caso nostro si chiama questa volta A2, riguarda gli oneri di sistema per lo smantellamento delle centrali nucleari, e nel 2009 pesava per 500 milioni di euro. Sempre in bolletta potrà capitarvi di inciampare in un’altra sigla esoterica: MCT. Si tratta delle misure di compensazione territoriale, che vanno a costituire la cassa con cui i governi di domani cercheranno di evitare eventuali future sollevazioni popolari, lubrificando i conti del comune che verrà estratto a sorte dalla Lotteria dell’Eternità per ospitare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari (scongiurando dunque una nuova Scanzano Jonico). Altri 500 milioni di euro stimati ogni anno, versati dagli “utilizzatori finali” italiani. Ma attenzione al delirio di onnipotenza che potrebbe ispirarvi questa prestigiosa etichetta: in questo caso, il passato e il futuro sono non solo degli oneri che pesano sui nostri bilanci familiari, ma anche ipoteche sulle teste dei nostri figli. Qualcuno cercava di ricordarcelo neanche troppo tempo fa.

Viva l’Italia!

La pretesa dell’assoluto (in termini rigorosamente matematici)

Posted on Febbraio 6th, 2011 in Accelerazionismo, Connettivismo, Transizioni | 17 Comments »

Ovvero: come ammorbarci con le solite, vecchie, tristi amenità.

Come ormai mi capita sempre più spesso quando non lo sento parlare di matematica, resto basito di fronte a due degli ultimi interventi di Piergiorgio Odifreddi. Nel primo, che mi veniva segnalato e che in realtà si distingue per un’ancora più discutibile approvazione delle nomine ministeriali per l’ANVUR (leggete l’articolo per i dettagli), mi imbatto nella vecchissima, stanca, trita e ritrita litania sull’inutilità del latino come materia di studio nei licei scientifici. Nel secondo, che mi è capitato tra i piedi accidentalmente, mi ritrovo invece davanti all’ingenuità imbarazzante di una critica cinematografica (con innesti di critica letteraria, tanto per non farci mancare niente) mossa da basi scientifiche. Una doppietta d’autore. Read the rest of this entry »

La sovrapposizione finzione/realtà: l’immaginario interpreta il mondo

Posted on Gennaio 16th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Nova x-Press | 3 Comments »

Non avrete da me ulteriori parole da aggiungere alla marea montante di commenti che da circa 48 ore a questa sta sommergendo la rete italiana. Non avrete parole se non una, che per me è la parola-chiave: indignazione. Se in queste ore anche voi:

a. state partecipando del clima di indignazione per i risultati del referendum di Mirafiori sortiti dal ricatto dell’ennessimo, brillante esponente di quella genia di uomini nuovi di successo che tempo fa, in uno dei tanti raptus, indicavo come Imprenditori Cannibali, e che oggi riscuotono il plauso generale di capi di governo e capitalisti come lui, ormai sempre più scollati dal mondo di cui loro per primi sono responsabili, e con loro i dirigenti di una classe politica prona e connivente;

b. state seguendo, malgrado tutto con incredulità crescente, gli sviluppi dell’inchiesta sull’allegra condotta criminale del Premier, accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile (e a questo proposito va segnalata d’ufficio la meritoria copertura giornalistica che stanno dedicando alla vicenda Giuseppe D’Avanzo e Piero Colaprico - qualche esempio quiquiqui, qui - scrivendo forse le pagine più significative della cronaca di questo ventennio morbido, ma triste e grottesco, che sembra ormai volgere al termine);

allora non ho davvero altro da aggiungere: condividiamo la stessa indignazione, viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda, riusciamo a capirci anche senza dover spendere fiumi di inchiostro.

Però il commento di Eugenio Scalfari mi ha ricordato che già quarant’anni fa la coppia più rivoluzionaria del cinema italiano, formata dal grandissimo Elio Petri e dall’incommensurabile Gian Maria Volonté, aveva fotografato lo squallore dei nostri giorni. L’abuso di potere ritratto in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1969, Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes e Premio Oscar per il miglior film straniero) e l’obbedienza della classe lavoratrice estorta con il ricatto ne La classe operaia va in paradiso (1971, Grand Prix al Festival di Cannes) forniscono, attraverso le rispettive declinazioni del paradigma del controllo, due lucidissime interpretazioni delle dinamiche che abbiamo subito passivamente o - peggio - consapevolmente attraverso i decenni, e che ci hanno portato a regredire, sulla soglia della seconda decade del XXI secolo, a diritti degni della servitù della gleba della Russia zarista.

La gente che ha ancora la forza, il coraggio, l’impulso di battere un ciglio di fronte a questo squallido panorama è sempre di meno. Adesso abbiamo la televisione, per parafrasare il produttore del Big Brother in Dead Set, perché protestare? E allora consiglio di visione: stasera, su Rai Movie, non fatevi scappare alle 21.05 proprio Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Tanto, a questo punto, quando arriveremo alla resa dei conti di Todo modo (1975, altro capolavoro della premiata ditta Petri-Volonté) sarà comunque troppo tardi. Ma non disperiamo: magari potremo seguire anche quella in TV, sintonizzati dal comodo salotto di casa nostra.

Hasta siempre!

Propaganda grigia 2: pubblicità progresso

Posted on Gennaio 12th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop | 6 Comments »

- Sono favorevole a Berlusconi, perché in Italia le cose vanno male e un uomo di successo come lui ha le qualità per poterle cambiare.
- Io sono contrario, perché Berlusconi è il 74° uomo più ricco del mondo e un miliardario non sente il peso del bisogno e dell’indigenza, come dimostrano i suoi risultati.
- Dobbiamo dargli il tempo di cambiare le cose.
- Ha già avuto un decennio, e l’Italia sta peggio che nel ‘99.
- E’ stato ostacolato dai processi che lo vedono imputato.
- Un uomo onesto non finisce imputato per caso in oltre venti procedimenti giudiziari.
- E’ un caso di persecuzione patologica, lo dimostrano le assoluzioni che ha ottenuto.
- Ma non si contano nemmeno le prescrizioni e i casi di depenalizzazione dei reati di cui era accusato.
- Berlusconi è l’uomo di cui ha bisogno questo Paese!
- Dopo 65 anni, evidentemente il principale problema di questo Paese è tornato a essere far arrivare i treni in orario.

E tu, sei a favore o contro Berlusconi? O non hai ancora una posizione?

www.forumneurale.it

Campagna di sensibilizzazione delle coscienze umane, naturali e artificiali di prima, seconda e terza classe. Lo spot è stato offerto da: uno Strano Attrattore, lo smacchiatore ideale per una propaganda meno grigia.

Propaganda grigia 1: bispensiero nucleare

Posted on Dicembre 28th, 2010 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Kipple, Transizioni | 2 Comments »

Non riesco a stabilire se su questo spot abbia esercitato un’influenza maggiore Robocop oppure Starship Troopers.

Mi sembra comunque abbastanza chiaro che Verhoeven ha saputo anticipare la nostra attualità con una lungimiranza orwelliana.

Ghost towns made in China

Posted on Dicembre 19th, 2010 in Accelerazionismo, Futuro, Transizioni | 5 Comments »

Torniamo al fenomeno dell’urbanizzazione nella Cina turbocapitalista d’inizio XXI secolo. Ne parlavamo poco più di un mese fa, in merito alle acropoli del futuro. A quanto pare, ancora una volta la realtà è riuscita a sorprenderci. Su Repubblica.it sono state pubblicate le foto satellitari delle new town, fatte edificare dal governo di Pechino per alloggiare i lavoratori richiamati nelle zone economiche speciali per sostenerne lo sviluppo economico. Alloggi per decine di milioni di persone: 64 milioni di unità abitative, secondo alcune stime, ovvero sufficienti a ospitare comodamente la popolazione di Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Rimaste vuote, perché l’espansione urbana è stata sovrastimata fin dai primi anni ‘90 per puri fini speculativi, innescando un meccanismo di tempesta finanziaria ben descritto da Luca Vinciguerra sul Sole 24 Ore. E Pechino, per sostenere il PIL, in assenza di acquirenti ha incoraggiato e continua a incoraggiare la pratica della costruzione di nuovi alloggi destinati a rimanere vacanti.

A volte le nuove città cinesi sono state concepite come città satelliti di centri urbani preesistenti. E’ il caso per esempio di Zhengzhou e del suo Zhengdong New District. Altre come insediamenti completamente nuovi, come per esempio è accaduto per Kangbashi, definita la Dubai della Cina settentrionale, divenuta il simbolo di questa urbanizzazione selvaggia e scriteriata. Una città costruita nel giro di 5 anni, costata 161 miliardi di dollari e pensata per ospitare al picco della sua espansione, nel 2020, 300.000 abitanti. Quest’anno Kangbashi avrebbe dovuto raggiunere i 100.000 abitanti, ma per le autorità cinesi sono solo 50.000 e aggirandosi per le strade della città ci si può rendere conto di quanto sia sovrastimato anche questo dato. Per Bank of America e Merrill Lynch la città non conta più di 28.000 abitanti. Una ghost town nata tale, sulla spinta degli investitori di Ordos, la prefettura della Mongolia Interna che è anche il serbatoio energetico del Dragone (con un sesto dei giacimenti carboniferi e un terzo del gas dell’intera nazione). E con la connivenza del governo centrale.

 

Anche se non accreditate, le foto apparse su Repubblica.it provengono da questo servizio del Daily Mail, quotidiano britannico di orientamento conservatore.

Cablegate: considerazioni sparse a 72 ore dal cataclisma

Posted on Dicembre 2nd, 2010 in Accelerazionismo, Agitprop | No Comments »

A tre giorni dal cosiddetto cablegate orchestrato da Wikileaks e dalla sua eminenza occulta, Julian Assange, restano molti gli interrogativi ancora aperti. Lo dimostra l’articolo lucido e posato di Federico Rampini apparso oggi su Repubblica. E non è tanto questione di domandarsi chi debba temere più degli altri la glasnost imposta ai tempi di Internet (l’articolo di Barbara Spinelli si segnala anche per un paio di echi fantascientifici degni di nota, cosa non banale da trovare sul principale quotidiano on-line italiano), perché la questione è risaputamente un po’ più complicata di quanto i nostri dispenser di saggezza di palazzo Chigi vorrebbero dipingerla. A farmi tornare sul tema è stata in particolare una riflessione di Lanfranco Fabriani, che giustamente ricorda gli analoghi cataclismi informatici evocati dalla letteratura di fantascienza, dal grande John Brunner in poi. Lanfranco si domanda:

Quali sarebbero gli sviluppi ipotizzabili? Un mondo più trasparente, o un mondo in cui i segreti diventano ancora più blindati e quindi magari aumenta anche il numero di ciò che diventa segreto e blindato?

Io sono rimasto un po’ indietro, visto che da tre giorni sto continuando a chiedermi: a chi conviene davvero questa operazione trasparenza orchestrata proprio adesso, mentre l’Amministrazione Obama si accinge a entrare nel periodo più difficile del suo mandato? E le risposte che mi vengono in mente non riescono a consolarmi nemmeno un po’, perché appaiono tutte fortemente ispirate da quel senso di dietrologia che da queste parti la fa da padrone. Mi chiedo come mai un attacco di queste proporzioni venga sferrato all’America di Obama, mentre invece Bush e la stagione dei falchi alla Casa Bianca siano stati sostanzialmente risparmiati da questi presunti difensori della libertà di informazione. E perché sia l’America di Obama a subire l’azione di Wikileaks, e non i governi che operano la sistematica violazione dei diritti civili come la Russia o la Cina.

Sul breve periodo, un’operazione simile mi sembra danneggiare soprattutto i progressisti e le loro speranze di cambiamento, a tutti i livelli, e non solo Obama e la sua amministrazione, come dimostra il fatto che proprio oggi la Clinton si sia sentita in obbligo di valorizzare il ruolo del Premier italiano e addirittura di riconoscergli la dignità di quell’incontro bilaterale che solo pochi mesi fa Obama gli aveva negato.

Sul lungo periodo, la strategia di Wikileaks temo che non produrrà altro che un irrigidimento strutturale, con conseguente ulteriore rallentamento dell’azione politica di Obama. E non dimentichiamoci soprattutto che il campo in cui Obama aveva fatto meglio finora era probabilmente proprio la diplomazia internazionale (con le aperture al mondo arabo e al Pacifico, la chiusura di Guantanamo, il programma di ritiro delle truppe dal teatro di guerra del Medio Oriente). L’attacco, insomma, è stato sferrato in un periodo di debolezza (l’economia che stenta a trovare il rilancio, l’esito delle elezioni di midterm) e proprio sul terreno del Presidente, riuscendo per di più a colpirlo chirurgicamente nei suoi punti più sensibili: un sistema informativo tutt’altro che infallibile e una rete diplomatica molto meno che eccellente. E questo rende ancora più sinistre le ombre che in queste ore si sono andate addensando su Wikileaks.

Però la sfida di Assange rappresenta a mio modo di vedere anche un’occasione di rilancio: se dovesse riuscire a ribaltare le istanze di trasparenza e libertà di informazione dietro cui si fanno scudo gli attivisti di Wikileaks, probabilmente Obama riuscirà a resuscitare quello spirito di cambiamento e innovazione che lo ha spinto fin dov’è adesso. Ma a giudicare dalle prime misure disposte da Washington, che somigliano un po’ a serrare la stalla dopo che il gregge è scappato, direi che non ci stiamo muovendo proprio in quella direzione.

Restiamo a guardare. E per chi non ne ha mai abbastanza di porsi domande, su Boing Boing Cory Doctorow ne segnala diverse di una certa sottigliezza, a opera di Dan Gillmor. Leggetele, meritano davvero e rappresentano la migliore critica che abbia letto finora alla fotografia scattata da Wikileaks a questo 2010 che si avvia alla chiusura.

Il furto del futuro e i suoi effetti imprevedibili

Posted on Novembre 30th, 2010 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro | 2 Comments »

Comunque andrà a finire - e per il governo tira un brutto vento - resta il fatto che è dalla Pantera dei primi anni ‘90 che non si vedeva una mobilitazione di queste proporzioni intorno alla scuola italiana. Tuttavia, con la risonanza garantita dai mass media e l’immediatezza della notizia assicurata dalla rete, il movimento studentesco assume una dimensione diversa. Fatte le dovute distinzioni, sembra quasi di assistere alle stesse drammatiche scene tratte di peso da Little Brother di Cory Doctorow: ci sono i ragazzi che finalmente si rendono conto (o fingono di rendersi conto, per convenienza o intuizione) che gli ultimi due decenni di politica all’acqua di rose hanno consumato il più grave dei crimini immaginabili nei loro confronti, il furto del futuro; c’è la risposta dura del ministero degli Interni, che militarizza città intere, capitale inclusa; c’è sullo sfondo l’ombra di un governo ormai inerte, allo sbaraglio, che si ostina a varare provvedimenti snaturati al solo scopo di assicurare una parvenza di operosità che ne legittimi la r-esistenza agli occhi dei cittadini, ammansiti dall’informazione di stato. Per fortuna mancano le deportazioni arbitrarie e l’imposizione di uno stato di emergenza nazionale, ma con l’aria che tira chi può dire quanto durerà ancora?

Mentre si consuma il tracollo del sistema Italia, man mano che si susseguono notizie sul rischio default che dalla Grecia e dall’Irlanda rischia di estendersi al Portogallo, alla Spagna e quindi all’Italia, il nostro Premier rinsalda le alleanze con governi non democraticamente eletti (vedi alla voce Libia) o quanto meno in odor di mafia (vedi alla voce Russia). E la scena geopolitica è complicata dal meccanismo di sospetto e screditamento innescato dal cablegate di Wikileaks. Se non è uno scenario da ultimi giorni, non riesco a figurarmi davvero niente che gli somigli di più. Non so se le proteste di questi giorni e quelle che renderanno ancora più calda la fine dell’autunno si concretizzeranno in effetti palpabili nei confronti dell’egemonia culturale, fatta di qualunquismo e pressapochismo, che ha condizionato queste ultime due decadi nel Bel Paese. Di certo - se, come diceva Vendola a Bologna la scorsa settimana, “sono riusciti nell’inimmaginabile, farci rimpiangere perfino Andreotti” -  non tira una bella aria proprio per nessuno, in questo paese delle meraviglie che è diventata l’Italia.

Sono tempi incerti e si prefigura una stagione di instabilità ancora maggiore. Come ne verremo fuori, al momento attuale credo che per chiunque sia impossibile dirlo. Ma se un tempo le battaglie erano mosse da obiettivi precisi, con l’astuta sottrazione del futuro operata ai danni delle generazioni più giovani dai governi di destra e di sinistra da Craxi in avanti, i termini del confronto sfumano in una dimensione di sempre più difficile definizione. Hanno pensato di sostituire l’aspirazione al futuro con un sogno confezionato su misura, un diritto con un sogno bagnato, ma il giocattolo sta rivelando la propria natura posticcia. E un conto è lottare per un ideale, un conto è muoversi spinti dalla rabbia, dall’esasperazione e dalla sete di vendetta. Ma con i cervelli anestetizzati, ci è rimasta in funzione solo la pancia. E con quella, purtroppo, non ci sono margini di manovra per provare a ragionare o scendere a patti.