Arriva nelle edicole il nuovo numero di Urania, un numero a tutti gli effetti speciale: cambio di veste grafica (da tascabile a formato-libro, più grande, sulla scia dei cambiamenti già introdotti dalle collane sorelle dei Gialli e di Segretissimo) e celebrazione di un grande traguardo. Il 10 Ottobre del 1952 usciva infatti il primo numero dei Romanzi di Urania.

Da 60 anni Urania, in altre parole, è una presenza fissa sugli espositori delle edicole. È un numero che dà il senso della prospettiva storica e all’appassionato come me, che ha avuto la fortuna di pubblicare sulle sue pagine, desta una certa vertigine. Urania ha quasi il doppio dei miei anni, ha foraggiato almeno tre – forse quattro, in questi conti sussiste una certa arbitrarietà – generazioni di lettori, e per tutti, in Italia, è sinonimo di fantascienza. L’identificazione è stata forse agevolata dalla lungimiranza di Giorgio Monicelli, il suo leggendario primo curatore, che ebbe l’ispirazione di coniare il neologismo per un genere di importazione che i lettori italiani già conoscevano ma faticavano forse a identificare con chiarezza, oltreché l’ardire di presentare quel primo volume (per la cronaca, come molti ricorderanno, si trattava de Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke, e per il sessantennale il Curatore Maximo ha deciso di omaggiare Mr. 2001 con il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Frederik Pohl, autentica leggenda vivente, uno che ha praticamente visto nascere la SF) addirittura come un classico.

Quante cose sono accadute da quel 10 Ottobre 1952? Lo Sputnik, Yuri Gagarin, il Programma Apollo, le sonde Voyager, il ritorno delle missioni marziane automatizzate. E ancora: internet, i cellulari, i tablet, il mondo costantemente connesso; la scoperta del DNA, il sequenziamento del genoma umano, la clonazione; il nucleare civile, la fisica delle particelle, le osservazioni cosmiche di Hubble, il bosone di Higgs. Nata in piena guerra fredda, Urania è sopravvissuta alle guerre di Corea, del Vietnam, delle Falkland, dei Balcani, del Golfo, alla dissoluzione del Patto di Varsavia, ha assistito all’ascesa di nuove superpotenze e affronta indomita le onde burrascose della crisi che sta spazzando l’Occidente. È un bel risultato, per una semplice, umile collana di fantascienza.

Diversamente da molti miei colleghi appassionati, non ho scoperto il genere sulle sue pagine. Ma ricordo il primo volume acquistato: Il mondo che Jones creò di Philip K. Dick, in ristampa nei Classici. Era il 1996, il libro mi occhieggiava da un’edicola calabrese. Non so se fosse lì dal 1987 – probabilmente era stato ripescato dalle scorte che l’edicolante teneva da parte per la stagione turistica – ma fu come riconoscersi a prima vista, per me che non avevo mai avuto un Urania per le mani: un colpo di fulmine! È stato solo il primo di centinaia di volumi, acquistati all’uscita o recuperati nel mercato dell’usato. Centinaia di Urania campeggiano oggi nelle mie librerie (parlo al plurale, calandomi nella condizione di sdoppiamento bipolare dell’emigrante). Guardarli mi trasmette ogni volta un senso di felicità. Perché tra gli alti e i bassi della sua storia – in particolare durante le gestioni F&L – e fino all’ultima ventennale gestione Lippi, passando per la cura di Montanari, non sono state rare le perle dispensate ai lettori. E mi allieta l’idea che molti di quei volumi esposti sui miei scaffali siano ancora da leggere e da gustare. Con l’augurio che Urania molti altri ce ne sappia offrire in futuro, con il piacere della scoperta rinnovato anche dall’adattamento del formato, che promette un allineamento con le edizioni da libreria, mettendo da parte ogni possibile soggezione legata al tascabile, a cui pure resto mio malgrado affezionato.

Lunga vita a Urania e buon lavoro a Giuseppe Lippi e a chi continua con lui a fare in modo che la buona fantascienza non manchi mai sulle nostre pagine, cartacee ed elettroniche!

Edit del 16-10-2012: Da ieri è on-line il numero 148 di Delos SF, della cui ricca offerta fa parte uno speciale a cura del direttore Carmine Treanni sui 60 anni della fantascienza in Italia e di Urania, che comprende in forma condensata e rivista anche questo mio intervento, accanto ai punti di vista di altri operatori del settore. Buona lettura!