Continuiamo il nostro viaggio estemporaneo e pindarico alla scoperta dei risvolti nascosti dietro Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak. Ho pensato questo post come un’occasione per fornire al lettore capitato da queste parti due porte di accesso al racconto.

La prima è il celacanto. In una prima versione il racconto s’intitolava La persistenza del celacanto, ispirandosi a questo post da cui tutto è nato. Mi stimolava soprattutto l’idea della Latimeria chalumnae come “fossile vivente” e il contrasto che nasceva dal suo confronto con una civiltà ormai costantemente proiettata sulla frontiera stellare. E del celacanto, come da titolo, mi interessava una caratteristica in particolare: la sua persistenza, la sua capacità di sfidare il tempo, come modello per quelli che sarebbero stati i figli degli uomini.

Dei figli degli uomini, nel mio racconto, si vedono in particolare due fazioni: gli abitanti di Arkhangel, che appartengono a una postumanità ancora molto umana, e i messaggeri della Trascendenza, che  appartengono invece a una postumanità quasi aliena. I primi conservano ancora molto della condizione umana in quanto evolutisi da una prima ondata di colonizzazione interstellare, ma cresciuti sostanzialmente in un ambiente planetario conservativo, un ecosistema bioingegnerizzato prossimo all’equilibrio su un mondo in avanzato stadio di terraformazione.  Arkhangel è diviso in due blocchi geopolitici contrapposti: il Commonwealth di Yongmingcheng ha abbracciato il Piano di Conduzione Illuminata, sottostando alle regole imposte dalla Trascendenza perché il pianeta venga ammesso nella confederazione interstellare; la Libera Repubblica di Estasia si oppone all’accordo. I due blocchi vivono in uno stato di tensione costante, una guerra fredda alimentata dall’escalation nucleare. Immaginate gli anni di piombo vissuti da una civiltà tecnologicamente cinquant’anni più avanzata della nostra, e vi ritroverete tra le mani un’immagine abbastanza attendibile dello scenario in cui si svolge il racconto.

E qui veniamo al secondo punto o, se preferite, alla seconda porta di accesso. Velimir è il Lord Protettore del Commonwealth. Da decenni accarezza il sogno di “traghettare” la fetta di umanità a cui appartiene verso la Trascendenza. Le regole dell’accordo prevedono che il suo pianeta compia una prima transizione sulla scala di Kardashev, gestendo la capacità tecnologica di sfruttare tutta l’energia disponibile sul pianeta. Ma per gli uomini delle stelle questo non basta. La loro società si è sparsa attraverso gli anni luce, colonizzando i pianeti della Bolla Locale grazie a una tecnologia (e a una conoscenza) di derivazione aliena. Conoscono i rischi della transizione e per questo impongono alle nuove fazioni una prova di forza attraverso cui dimostrare la loro piena capacità di autodifesa. L’alternativa all’isolazionismo non è unica: oltre all’integrazione, infatti, sussiste pur sempre il rischio dell’estinzione. Il tutto è codificato nelle regole di un gioco: il Gioco.

Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak è il racconto del terzo tentativo di Velimir di vincere la partita con i messaggeri della Trascendenza. Il più importante, per lui, perché sicuramente rappresenterà l’ultima occasione del suo incarico pluridecennale.

Come si sarà capito, la stesura di questo racconto mi ha tenuto impegnato a lungo. Se tutto è nato ai primi del 2009, la scrittura si è articolata nel tempo (qui un aggiornamento risalente al 2010), consolidandosi appena prima della consegna (settembre 2011). E’ uno di quei lavori il cui concepimento dona piaceri al limite dell’estasi, la cui realizzazione costa però enorme fatica, e alla fine si rivela capace di regalare in virtù del risultato una soddisfazione commisurata. Ma la mia soddisfazione maggiore è stata quella di averne potuto discutere brevemente al telefono con Vic, l’ultima volta che ci siamo sentiti. E per me è soprattutto un grande onore tornare sulle pagine della rivista che ha contribuito alla maturazione della fantascienza in Italia, e che più di ogni altra esperienza editoriale ha segnato la mia percezione del genere.