Sta arrivando il nuovo numero di Robot e con questo sono 65. Il primo senza il Vic al comando - o comunque nelle retrovie a guidare l’azione dei suoi facenti funzione - segna l’approdo ufficiale in plancia di comando di Silvio Sosio. Comparire in questo numero ha quindi un sapore agrodolce per me, considerando la mia venerazione per la creatura di Curtoni. Al contempo, sono tuttavia certo che S* saprà portare avanti la lezione del Direttore, con rispetto e lungimiranza. Il nuovo curatore non ha bisogno né di presentazioni né di endorsement: è uno del mestiere, sa quello che lo aspetta e saprà tener fede alle aspettative che Robot ha coltivato nell’arco della sua storia più che trentennale. E provando a mettermi per un attimo nei suoi panni, avverto il peso della responsabilità di cui si sta facendo carico.

Venendo a noi, Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak è una storia particolare. Innanzitutto, come avvisa la presentazione del numero, è lungo davvero: nella struttura se non nella lunghezza effettiva è praticamente una novella (tecnicamente non rientra nei limiti della categoria per meno di 1.000 parole, un’inezia). Segue le vicissitudini di un certo numero di personaggi sul pianeta Arkhangel, dilaniato da una guerra fredda tra i due blocchi politici che se ne contendono l’egemonia: uno stato di polizia che è ufficialmente un Protettorato della futura umanità interstellare, e una nazione ribelle che osteggia qualsiasi patto con gli uomini delle stelle. Questa società che si è sparsa nel cosmo è l’Ecumene e comprende: a) i pianeti in quarantena o interdetti (una sorta di riserve biologiche, tagliate fuori dai traffici e da ogni contatto con l’esterno); b) i pianeti avviati al Piano di Conduzione Illuminata (parzialmente aperti all’esterno, in trattativa per entrare a tutti gli effetti nel consesso interstellare); c) la cosiddetta Trascendenza (la società postumana che intreccia scambi e le relazioni tra i diversi pianeti e habitat spaziali «abilitati»).

Uno scenario piuttosto complesso, che fa da sfondo a diversi altri racconti, come per esempio Stazione delle maree (sull’ottava iterazione di NeXT) oppure il dittico Orizzonte degli eventi / Vanishing Point (a cui conto di aggiungere nei prossimi mesi un terzo segmento narrativo, sempre grazie all’invito e al sostegno di Continuum e del suo curatore Roberto Furlani), più qualche altro pezzo che ho nel cassetto.

Grigorij Volkolak è un analista cibernetico di II classe, membro dell’equipaggio di una nave della Gilda, che fa ritorno ad Arkhangel, suo pianeta natale, e si ritrova invischiato suo malgrado in una missione segreta. Una storia a metà tra spy-story e hard-boiled si dipana per le strade della sua capitale, Yongmingcheng, che interseca influenze dalle antiche culture terrestri di Cina, Russia, India, Giappone e mondo anglosassone.

Bay Area Night Panorama, by D. H. Parks.

Una curiosità: Yongmingcheng è l’antico nome con cui veniva indicata sulle mappe della Dinastia Yuan (1271-1368) la città di Vladivostok. Significa letteralmente “la città della luce eterna”. Mi sembrava appropriato, per un pianeta pronto alla prima transizione sulla Scala di Kardashev, assunto nel processo di Illuminazione.

Nella mia Yongmingcheng immaginaria, coesistono i bassifondi di Hong Kong con Corona Heights e il Tenderloin, e un funzionario statale ha riprodotto quella meraviglia del Giardino di Pietra di Chandigarh, con lo stile visionario di Sabato Rodia, anche se ormai la sua opera lasciata in abbandono e invasa dalla vegetazione versa in avanzato stato di decadimento.

Altri retroscena, se vorrete, nei prossimi giorni. Sempre su queste frequenze.

Rock Garden of Chandigarh, by igb.