Domenica scorsa 1° aprile Samuel R. Delany, detto Chip (per le ragioni illustrate in questo post dal decano Frederik Pohl), ha compiuto 70 anni. Figlio di un impresario di pompe funebri e di una bibliotecaria, cresciuto ad Harlem, attivo come scrittore, critico e docente, Chip Delany esordisce appena ventenne nel fantastico con I gioielli di Aptor e prima di compiere 30 anni (avete letto bene) pubblica un numero impressionante di storie che ritengo (liberi di contraddirmi, se ne avete il coraggio) delle pietre miliari nell’immaginario della fantascienza. Ecco qualche titolo: La Ballata di Beta-2 (1965), il dittico recentemente ricomposto di Stella Imperiale e Babel-17 (1966), Einstein perduto (1967), Nova (1968).

Negli anni ‘70 prende a esplorare i dintorni del genere in opere dai contenuti sessualmente sempre più espliciti, per le quali non disconoscerà mai l’etichetta di pornografia. In quegli stessi anni pubblica due lavori monumentali nell’ambito della fantascienza: Dhalgren (1975) e Triton (1976). Ho quest’ultimo qui di fianco a me, posato sulla scrivania, ma del tutto casualmente in questi giorni sto omaggiando l’autore con l’ennesima rilettura di Babel-17, che considero alla stregua di un vangelo per i miracoli che riesce a estrarre dal materiale non di primissima mano della space opera. Non fu un caso se Delany si attestò come capofila della New Wave, un po’ paradossalmente per un filone esploso nella letteratura fantascientifica britannica, viste le sue solide radici newyorchesi. Ma di Delany sono memorabili anche innumerevoli racconti: Sì, e Gomorra (1967), Corona (1967), Il tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose (1968), La notte e gli amori di Joe Di Costanzo (1970), tutti connotati da una forte vena sperimentale e da un inconsueto spessore letterario, raccolte in Italia nel monografico numero 35 di Robot a lui dedicato.

Agli inizi degli anni ‘70 Delany cura con la moglie Marilyn Hacker, poetessa, il ciclo di antologie Quark, in cui raccolgono l’avanguardia della fantascienza del periodo dando ampio spazio alla poesia. Nel 1984 pubblica Stars in My Pocket Like Grains of Sand, che rimane tuttora la sua ultima opera strettamente aderente al genere, inedita in Italia (e forse gli ostacoli e le trappole che pone alla traduzione - a quanto mi riferisce un amico bene informato - non devono aver giocato un ruolo irrilevante nel determinare il disinteresse dei nostri editori). Negli anni ‘80 continua a cimentarsi nella serie sword and sorcery di Ritorno a Nevèrÿon. Ma l’intrusione di elementi fantastici non risparmierà le opere successive, spesso connotate da chiari risvolti autobiografici oltre che dall’attenzione crescente per la sfera sessuale.

Chip Delany condensa per me tutto ciò che di più bello riserva la fantascienza: lo stupore, il senso del meraviglioso, l’ardore speculativo, l’inclinazione postmoderna a fagocitare schegge di cultura e di immaginario, la sfida intellettuale, il montaggio vertiginoso delle trame, la dimensione umana indagata sotto una luce autunnale e crepuscolare. I suoi protagonisti sono quasi sempre reietti, scontano quasi tutti il peso di qualche tipo di diversità e se ne vanno in giro scalzi sui ponti delle astronavi e per le strade dei porti spaziali. Sono espressione dell’umanità del futuro: un’umanità vera, credibile, di cui rappresentano sempre - con le dovute peculiarità che li illuminano nelle folle anonime - le fasce più deboli. Per questo Delany, insieme ad Alfred Bester, altro maestro dimenticato, ha esercitato su di me un influsso ben più profondo e determinante di quanto sia dato vedere in superficie. Ed è un peccato che gli scaffali delle librerie non trabocchino delle loro opere, avrebbero davvero molto da insegnarci.

Magari prima o poi mi deciderò ad approfondire questo breve pezzo di presentazione. Nel frattempo vi lascio con gli omaggi dedicati da altri due appassionati alla sua figura imprescindibile. Una poesia di Roz Kaveney e un ritratto di Kile Cassidy.

Il 1° aprile è passato, ma ci tenevo comunque a rivolgere al buon Chip questo mio piccolo omaggio di compleanno. Mi sentivo in obbligo, dovendolo ringraziare per la quantità difficilmente misurabile di emozioni e insegnamenti che mi hanno regalato le sue opere. Auguri, Chip… ti aspettiamo di nuovo alle prese con la fantascienza! Dopotutto è casa tua e senza di te sarebbe un posto infinitamente meno interessante.