Ricevo da Alfonso Nannariello questa segnalazione e volentieri la pubblico sul blog, sperando in una sua diffusione perché il segnale rimbalzi presto nella sfera-dati, aggiungendo qualche altra adesione all’elenco delle firme già raccolte.

È sotto gli occhi degli operatori della Scuola l’omissione dalla storia nazionale della poesia e della letteratura del Novecento prodotta da scrittori e poeti soprattutto del Sud ma anche del Centro del Paese, come pare evincersi dalle Indicazioni Nazionali [DM 211/2010, che accompagna il DPR 89 del 15 marzo 2010, recante la "Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei"].
Il tema, che già si proponeva molto prima del 2010, tanto che è stato affrontato dagli studi e dalle riflessioni di molti critici letterari, è stato di recente ripreso e riproposto a livello nazionale da
PINO APRILE, Giù al Sud. Perché i terroni salveranno l’Italia, Piemme, 2011
e
PAOLO SAGGESE, Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, Delta 3 edizioni, 2011.
Allarmante risulta, ai due autori e a noi, l’assenza persino della “triade” Quasimodo, Gatto e Scotellaro tra gli autori consigliati a modo esemplificativo dai documenti ministeriali. Ed infatti, nelle Indicazioni, ecco il testo relativo alla letteratura italiana del Novecento:

Dentro il XX secolo e fino alle soglie dell’attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio, Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealista ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello …).
Raccomandabile infine la lettura di pagine della migliore prosa saggistica, giornalistica e memorialistica
”[1].

Dunque, su diciassette autori non c’è un meridionale e c’è una sola donna! Sono, è vero, citati Verga e Pirandello relativamente alla letteratura tra Ottocento e Novecento. Ma tutto ciò non compensa le numerose esclusioni dei poeti e scrittori meridionali (ad esempio, Quasimodo, Gatto, Scotellaro, Sinisgalli, Sciascia, Silone) del Novecento, come anche di altre Regioni del Centro d’Italia. La nostra riflessione critica sulle Indicazioni, d’altra parte, non nasce sulla base dell’esclusione del singolo autore quanto piuttosto sulla base della non inclusione, magari involontaria ma non per questo condivisibile, di una parte rilevante della cultura nazionale.
Poiché, nonostante l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, le case editrici nel momento in cui realizzeranno i libri di testo per tutti i Licei italiani si atterranno alle Indicazioni, Vi chiediamo di aderire alla nostra iniziativa affinché non si sperda la parte mancante della nostra storia sociale e culturale, compilando l’allegato, che con le altre adesioni invieremo al Presidente della Repubblica, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché ai Capigruppo alla Camera e al Senato di tutti i partiti politici, con richiesta di integrazione dell’elenco sopra citato con altri autori, così come previsto dal DPR 89/10, art. 12, comma 2.
Con questa iniziativa, nel mentre intendiamo dare valore alle istanze e al sapere degli intellettuali del nostro Sud come anche di altre Regioni del Centro d’Italia poco rappresentate nelle Indicazioni quali Abruzzo, Umbria e Marche, vogliamo, per mezzo di essa, favorire una più organica unità nazionale, promuovere una militanza culturale capace di coniugare la letteratura a idee che si fanno progetto e impegno sociale.

[1] Cfr. il testo delle Indicazioni Nazionali per le Scuole Secondarie di II grado, nello specifico Allegato A, per esempio alle pag. 77, 198, 297.

Il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud promuove un’iniziativa volta a sensibilizzare il Presidente della Repubblica sul tema. Per aderire, basta scaricare, compilare e inviare il modulo reperibile a questo indirizzo.

E ora una (non tanto breve) postilla personale. Col tempo e i riscontri, ho maturato l’idea che spesso e volentieri la scuola italiana faccia più male che bene alla diffusione della cultura. Ricordo ancora lo sguardo di sufficienza di qualche docente, quando al rientro dalle vacanze uno di noi si arrischiava a includere nell’elenco delle letture estive qualche titolo non canonico. La mia temerarietà mi portava a includere la fantascienza e l’horror, ma a volte sembrava quasi preferibile non citare affatto i libri letti se ricadevano in uno dei due generi succitati. Forse, più che ignoranza, a dettare quegli sguardi da parte degli insegnanti era il disagio che nasceva dalla mancanza di una base culturale, oltre che di un terreno comune di confronto: su Lovecraft, Asimov o Dick, insomma, eravamo noi ad avere qualcosa da dire o spiegare a loro, e questa sovversione dell’ordine costituito inaspriva il “conflitto di classe”, se così lo vogliamo chiamare. Con il tempo si arriva a essere più comprensivi, ma non c’è bisogno di profondersi in parole per spiegare che a un adolescente delle medie inferiori o superiori la realtà possa filtrare distorta, e basta un battito di ciglia per mutare quegli sguardi da disagio in disapprovazione. Il messaggio che avrebbe potuto passare, insomma, poteva essere: “meglio non leggere affatto, se le cose che ti piace leggere sono di questo tipo”.

Comunque fosse, è assodato che i metodi adottati dalla scuola italiana, spesso applicati da un corpo docente molto avanzato nell’età, riescono ad allontanare gli allievi dalla cultura, alimentando le file degli analfabeti di ritorno nell’esercito di riserva dei cittadini del futuro. D’altro canto e forse proprio per questo, è un dato di fatto che per qualcosa come 6 italiani su 10 (probabilmente anche qualcuno in più), la scuola rappresenta l’unica occasione nella vita di imbattersi in un’opera che non sia un libro di ricette, una raccolta di barzellette apocrife o una marchetta di un presentatore TV. Un’opera letteraria, di prosa o poesia, se capita 6 italiani su 10 la vedono solamente tra i banchi di scuola. E allora è indubbio che non si può accettare che le linee guida del MIUR siano connotate da un forte quanto sospetto sbilanciamento territoriale, che sospetto sia ispirato dalla stessa logica di egemonia culturale di sempre. Senza farne una questione campanilistica, siccome da queste parti dovrebbe essere fin troppo chiara l’ammirazione (che rasenta la venerazione) verso figure-chiave del nostro Novecento come Italo Calvino o Primo Levi. Ma con fermezza, in quanto sull’ignoranza si costruiscono le dittature morbide o meno morbide del domani. E non sono affatto sicuro che la demokratura degli ultimi anni ci abbia definitivamente immunizzati da possibili, più aspre ricadute.

Come insegnano anni di rigurgiti secessionisti e grugniti leghisti, un paese senza cultura non esiste. Sono le leggi, la storia e la lingua a generare il campo gravitazionale che tiene unito un popolo, ma niente meglio della letteratura, della poesia e dell’arte riesce a nutrire il senso di identità di una nazione, permettendole di relazionarsi con il mondo esterno in una dinamica di interscambio volta al reciproco arricchimento.

Siamo ancora in tempo, forse. L’Italia può ancora evitare la fine della Padania.