Ormai Philip K. Dick è diventato praticamente un’istituzione. L’editore attuale dell’opera di Dick non perde occasione per rivendicarne la “trascendenza” rispetto ai confini del genere di appartenenza, illustri filosofi si occupano del suo pensiero e non passano inosservati sul Corriere della Sera, fioriscono i distinguo tra la letteratura alta e la massa indistinta della fantascienza, Hollywood continua ad attingere in maniera più o meno diretta ai suoi lavori e la ricaduta sul genere è ai minimi storici.

Di fronte al moltiplicarsi delle sfaccettature di un mondo sempre più dickiano, da appassionato del genere scopritore di Dick in tempi meno sospetti, penso che gli appassionati di SF come me dovrebbero rivendicare, ora più che mai, prima che si scateni il probabilissimo bailamme per le commemorazioni del trentesimo anniversario della sua scomparsa all’approssimarsi del 2 marzo prossimo, due condizioni fondamentali:

1. l’appartenenza di Dick al genere: al di là di tutti i difetti che si possono imputare alla sua tecnica, la grandezza della sua visione e la toccante sincerità delle sue preoccupazioni non avrebbero trovato un’espressione altrettanto efficace all’esterno del solco scavato dall’immaginario del genere: al fiume immenso che ha scavato l’antica valle, le opere di Dick hanno sicuramente tributato un contributo importantissimo, incrementandone la portata fino a rompere gli argini e a determinarne la conseguente irruzione nel nostro panorama culturale contemporanaeo tout-court;

2. la giusta collocazione di Dick all’interno della storia del genere; sostenere il suo primato equivale a commettere un torto a tutti gli altri scrittori che hanno saputo coniugare maturità tematica e padronanza stilistica, esprimendosi ai suoi stessi livelli se non anche meglio, e non sono affatto pochi: da Alfred Bester a Samuel R. Delany, da Fritz Leiber a Ursula K. Le Guin, da J.G. Ballard a William Gibson, Dick non rappresenta affatto l’eccezione nell’economia storica della fantascienza.

Negli ultimi tempi, lo stream del blog HyperNext ha fortemente risentito delle intuizioni di Dick, proprio per la loro persistenza e attualità nell’ambito del pensiero e delle inquietudini contemporanee. Due post per tutti: Il dilemma etico del male minore e Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. Da oggi, per tre venerdì di seguito, riproporremo a puntate un mio articolo apparso in una versione precedente su Next 4. Si comincia da qui.