Notizie come quella della scorsa settimana hanno un impatto che si ripercuote al di là dello shock del momento. La presenza di Curtoni era per chiunque facesse questo mestiere (come scrittore o come critico) un punto fermo, un riferimento assoluto con cui fare i conti e confrontarsi, una fonte da cui trarre un flusso continuo d’insegnamenti. Ma come scrive Harlan Ellison in un bel messaggio commemorativo a Silvio Sosio: “If you do one-tenth as excellent a job editing as he did“, avrai fatto il tuo dovere.

E quindi la ripresa è un dovere che ci accomuna tutti. Non che la fantascienza necessiti del mio singolo lavoro per scongiurare l’estinzione. Ma il contributo di ciascuno di noi è importante quanto quello di chiunque altro. Mi piacerebbe che oggi tutti ci fermassimo due minuti - non di più - a riflettere sul nostro ruolo nell’ordine delle cose. Perché quello che la fantascienza (e in senso più ampio il fantastico, e - guardando ancora un po’ più in là oltre l’orizzonte - il genere in senso lato) sarà domani dipenderà anche da quello che noi realizzeremo nel frattempo. A partire proprio da oggi.

Cominciando a interrogarci consapevolmente su questo, eviteremo forse di farci cogliere alla sprovvista quando sarà tempo di consuntivi. Forse non eviteremo il destino dello sventurato ritratto da Festino nella stupenda copertina riprodotta qui sopra (una delle mie preferite tra quelle di Robot), ma ci risparmieremo se non altro la sorpresa. Ed è un principio che sicuramente vale al di là della fantascienza, e che non sarebbe difficile estendere alla vita, all’universo e a tutto il resto.

Diamoci da fare, insomma. Rimbocchiamoci le maniche. Tutto ciò che dobbiamo prefiggerci di riuscire a fare, è un lavoro che sia una frazione infinitesima di ciò che Vic ci ha regalato, con una passione che magari sia una frazione infinitesima di quella di Ernesto. Lo dobbiamo prima di tutto a loro. E questo lo dico prima che a chiunque altri a me stesso. Un proposito per il futuro, con applicazione immediata.