299.798.454 metri al secondo. Questa sarebbe la velocità più alta mai registrata in natura, con una revisione al rialzo di poco più di 6 km/s rispetto alla stima della velocità della luce (la famosa c immortalata da Einstein nella formula pop del XX secolo: la celeberrima E=mc²). Una costante, questa famosa c (dal latino celeritas). Una velocità limite, a separare il mondo sub-luminale da quello superluminale, di cui fino a ieri si vociferava con una certa prudenza. Da oggi, quei 6 km/s potrebbero segnare un vero e proprio paradigm shift. Grazie a una delle particelle più sfuggenti e a una ricerca che, qualora venisse confermata, recherebbe lustro al nostro paese.

La notizia ha fatto il giro dei quotidiani e dei siti, diffondendosi - come rimarca il fisico renitente Marco Delmastro, che mastica queste cose quotidianamente - con una velocità paragonabile all’oggetto della scoperta. Insomma, passatemi la battuta: il messaggio è ben rappresentato dal mezzo. Ironia a parte, è difficile non provare entusiasmo per una notizia del genere: se la scoperta degli scienziati al lavoro su OPERA, nei laboratori del Gran Sasso, dovesse venire confermata - e il bello del metodo scientifico è che le notizie non basta darle, bisogna aspettare che il risultato venga confermato dai colleghi in un esperimento parallelo prima di stappare le bottiglie di spumante tenute in serbo per l’occasione - aprirebbe interi nuovi orizzonti alla comprensione umana dell’universo.

Ma per il momento occorre portare prudenza, come invita a fare un altro dei miei blogger di riferimento in ambito scientifico: su Keplero, Amedeo Balbi corregge il tono sensazionalistico adottato quasi all’unanimità dalla stampa italiana, con la complicità di scienziati piuttosto controversi al di fuori dei confini nazionali, e ci ricorda che - se confermata, continuo a ribadirlo - la scoperta non sancirebbe una violazione della relatività einsteniana, dacché la teoria esclude la possibilità di accelerare una particella fino alla velocità della luce (per la qual cosa occorrerebbe un’energia infinita), ma non vieta l’esistenza di particelle intrinsecamente più veloci della luce. Particelle di questo tipo erano già state postulate (i lettori di fantascienza avranno una certa confidenza con i tachioni), ma finora le teorie formulate prevedevano per esse una massa immaginaria, il che le rendeva un po’ troppo esotiche per i nostri gusti.

I neutrini analizzati da OPERA, del tipo muonico, sono provvisti di una massa seppure infinitesima (si parla di meno di dieci milionesimi dell’elettrone) non nulla e soprattutto sono particelle osservate e già conosciute da tempo, sebbene per molti versi ancora da capire. In particolare, per esempio, l’esperimento dei fisici dell’INFN (l’Istituto Nazionale di Fisica Nazionale) dei laboratori del Gran Sasso si prefigge lo scopo di studiare le oscillazioni del neutrino muonico in neutrino tauonico, ovvero le trasformazioni da un tipo della particella a un altro, e per questo entrambi i fisici-blogger citati più in alto rimarcano comprensibilmente che le caratteristiche dei rilevatori utilizzati per le misure non sarebbero state disegnate espressamente per misurare la velocità dei neutrini. Quindi - benché il risultato sembri confermare una precedente misura e garantire l’accuratezza necessaria - non possiamo ancora escludere l’evenienza di un errore sistematico.

Gli addetti ai lavori, insomma, ci vanno giù con i piedi di piombo. Dal mio punto di vista di fisico mancato, ci sono un paio di cose della faccenda che mi colpiscono in maniera particolare: la prima è ovviamente la violazione della causalità che una simile particella realizzerebbe, e che fino a oggi costituisce la principale obiezione logico-filosofica all’idea di spostarsi a velocità superluminali; la seconda è che una particella provvista di massa non nulla potrebbe viaggiare più veloce di una particella di massa nulla invariante come il fotone, che finora poneva la pietra di paragone per la velocità (inclusa quindi la propagazione dell’informazione); per finire, queste particelle potrebbero muoversi a una frazione leggermente superiore alla velocità della luce, ma quante altre potrebbero muoversi o essere accelerate a velocità anche molto maggiori? Il lettore di fantascienza non può non pensare alle possibili applicazioni di una simile idea nella pratica. A chi scrive, le pagine lette hanno subito stimolato il ricordo di motori iperluce per la navigazione interstellare FTL (faster than light), macchine del tempo e agotransfer. Il che non sarà come eguagliare l’estasi della scoperta, ma resta pur sempre capace, in queste condizioni, di evocare un bel brivido di vertigine.

Se la notizia dovesse essere smentita dalle prove sperimentali dei prossimi giorni e dei prossimi mesi, allora scemerà sicuramente l’euforia intorno all’argomento; ma tutte le persone più inclini alla fantasia potranno conservare l’ebbrezza della vertigine cosmica che ci è balenata davanti agli occhi per la durata di un istante effimero ma bellissimo.

Risorse in rete
Press release: CERN (in inglese), INFN (in italiano)
• L’articolo su arXiv: Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam
• La notizia su Scientific American
• La notizia sul Corriere della Sera
• La notizia su Repubblica
• La notizia sul Guardian
• Lo scetticismo di Forbes
• La vignetta di xkcd (spiegata dal fisico renitente)
• Borborigmi di un fisico renitente: I pettegolezzi viaggiano più veloci della luce
• Keplero: Più veloci della luce?

[Foto di Dan McCoy/Corbis. Via Guardian.]