In effetti, il carico di lavoro delle ultime settimane mi ha tenuto lontano dal blog, contro i miei iniziali propositi. Così arrivo a parlare della discussa legge Levi sulla “nuova disciplina del prezzo dei libri” con un certo ritardo. Meglio tardi che mai, comunque, specie per una causa così importante, che non a caso ha visto unite le forze del Pd (con Riccardo Levi che vi ha lavorato da primo firmatario) e del Pdl (con Franco Asciutti che l’ha promossa da relatore). Ecco, forse sarebbe il caso che vi segnaste il nome dei senatori e anche quello dei partiti, un piccolo pro-memoria per non dimenticare, perché il provvedimento stabilisce che le librerie (piccole, grandi, on-line) dal prossimo 1° settembre non potranno più varare campagne promozionali “indiscriminate”, ma dovranno sottostare per gli sconti a un tetto massimo del 15% sul prezzo di copertina, per una durata massima di un mese e - rullo di tamburi - con l’esclusione di dicembre (e quindi del periodo degli acquisti natalizi). Per maggiori dettagli, date un’occhiata anche alla pagina dell’Espresso.

Ora, detto in maniera rude e non aperta a compromessi, questa norma mi sembra il solito papocchio all’italiana. Si cerca di salvare le piccole librerie (almeno così ci vogliono far credere), arginando lo strapotere delle grandi catene, cavalcando l’onda montante della resistenza dei vecchi distributori (piccole librerie + catene) contro i negozi on-line (IBS e Amazon in testa). Un’ammucchiata, insomma, che si risolve dopo due anni di iter parlamentare in una difesa di interessi corporativi - come dimostra il plauso pressoché unico dell’Associazione Italiana degli Editori - contro la categoria dei lettori.

In definitiva, non potrò più acquistare libri al 25 o al 30% di sconto su IBS o alla Feltrinelli perché il nostro Parlamento ritiene che questi tagli favorirebbero la concorrenza sleale dei grandi punti di vendita (librerie Feltrinelli, Melbook, Mondadori) a scapito delle piccole librerie, e dei negozi elettronici (Amazon, Ibs) ai danni di tutte le librerie del grande mondo lì fuori. Nel qual caso sarebbe anche la prima legge votata dal Parlamento italiano per danneggiare (o almeno limitare il potere) dei gruppi editoriali riconducibili al Premier e alla sua famiglia. Ma non credo che le cose stiano davvero così e cercherò di spiegarvi perché mi sembra di sentire un’inconfondibile puzza di bruciato dietro a tutta la faccenda.

Il tetto sugli sconti mette di fatto sullo stesso piano i grandi (e forti) con i piccoli (e deboli). Buon per questi ultimi, potrà pensare qualcuno. Peccato però che quando i forti e i deboli si scontrano sullo stesso terreno, a rimetterci le penne con maggiore facilità sono sempre questi ultimi. Non è questo il modo di rimettere in discussione gli equilibri invalsi nel tempo. Se il prezzo mi viene imposto dall’alto (il limite sul tasso di sconto riduce di fatto i margini d’azione sulla “negoziabilità” del prezzo di copertina), cosa dovrebbe farmi propendere verso la mia piccola libreria di quartiere o di paese (ammesso che da qualche parte ne sopravviva ancora una), a scapito di una più grande (Feltrinelli o Amazon, per fare un confronto)? La disponibilità dei titoli: se entro in una libreria, mi aspetto di trovare quello che sto cercando. E se anche una piccola libreria mi mette a disposizione un servizio di ordinazione del titolo a cui sono interessato, rivolgendomi a una grande libreria (o ancora meglio a un bookstore on-line) il più delle volte risparmio tempo e fatica.

Non vorrei che le mie parole venissero fraintese e lette come una difesa delle grandi catene. Adoro le piccole librerie, peccato che negli ultimi vent’anni non mi sia capitato di frequentarle con l’assiduità che mi sarebbe piaciuta. Le ragioni? Provate un po’ a chiedere un libro di fantascienza in una piccola libreria. Le piccole librerie - salvo alcune, ammirevoli eccezioni, purtroppo chiuse di recente - si rivolgono in genere a un circuito di lettori consolidato e, comprensibilmente, cercando di intercettare il loro gusto. Ci sono generi troppo minoritari nella torta del mercato italiano che finiscono in questo modo sacrificati e, se non fosse per grandi catene e librerie on-line (e, naturalmente, edicole!), sarebbero già estinti da un pezzo.

Negli ultimi anni, come accennavo poco sopra, molte sono state le piccole librerie - talvolta storiche - che hanno chiuso i battenti. Ogni volta si è levato il solito coro di saluti rammaricati sulle pagine dei giornali, anche nazionali, ma mai una volta si è intrapresa nelle sedi opportune una seria iniziativa di sostegno ai piccoli venditori. Adesso vogliono farci credere che la legge Levi sia la soluzione al male. Dovremmo però interrogarci sul perché a plaudire siano soprattutto gli editori.

Anche a voler essere magnanimi, ammessa e non concessa la buona fede che ha condotto al testo approvato dal Senato (cosa in cui non credo affatto), si tratta nel migliore dei casi di una misura tardiva, volta a chiudere il recinto dopo la fuga dell’ultima pecorella. Di certo lesiva dei diritti del consumatore, che non potrà più giovarsi di sconti e promozioni come in passato, a esclusivo beneficio degli editori. Se davvero si voleva arginare lo strapotere dei colossi, occorreva muoversi prima e sicuramente con una strategia diversa, volta magari all’istituzione di fasce di prezzo definite per tutelare tutte le fasce d’acquisto. Avendone già parlato in quest’altra occasione, non voglio ripetermi. Ribadisco solo che, all’obiezione che in questo modo si previene la creazione di un monopolista (Amazon? Feltrinelli?), si sarebbe potuto scongiurare lo stesso rischio in maniera forse più efficace, e sicuramente meno penalizzante per i lettori - che di fronte alle librerie grandi e piccole, forti oppure in via d’estinzione, sono quei microbi che consentono al mercato editoriali di sopravvivere - varando politiche di prezzo controllate da un’autorità, ma comunque rivolte alla tutela del consumatore. La qual cosa, di riflesso, corrisponde alla promozione della cultura.

Se IBS ha reagito al voto del Senato lanciando la campagna Fuori Tutto, che ha il triste sapore - spero di sbagliare - di una svendita di fine esercizio, Amazon ha rilanciato con una promozione valida per tutto agosto (la legge entrerà in vigore il 1° settembre, previa approvazione del Presidente della Repubblica) e una raccolta firme per bloccare l’esecutività della norma. Stessa iniziativa adottata dalla rete, dove Chicago Blog ha lanciato una petizione che, se tenete alla libertà e ai diritti del lettore, vi invito a sottoscrivere.