Quasi sei anni fa Stephen Hawking in persona si scomodava per sensibilizzare governi e opinione pubblica sui tagli alla ricerca che avrebbero impattato sui fondi stanziati da NASA ed ESA per il programma Lisa. Acronimo di Laser Inteferometer Space Antenna, Lisa avrebbe dovuto scrutare le profondità del cosmo alla ricerca delle misteriose onde gravitazionali, emesse da ogni corpo in movimento, predette da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale, ma estremamente difficili da rilevare. Con una sensibilità di 10-11 m, avrebbe dovuto rilevare oscillazioni di ampiezza dieci volte più piccola dell diametro di un atomo.

Lo scorso aprile tuttavia la NASA ha annunciato il suo smarcamento dalla missione, che ricade adesso sotto il pieno controllo dell’Agenzia Spaziale Europea, mentre gli americani si limiteranno a fornire i vettori per il lancio della terna di satelliti di cui si comporrà l’antenna spaziale. La messa in orbita è prevista per il 2017, salvo ripensamenti.

A riaccendere l’interesse intorno allo scopo della missione è giunta nei giorni scorsi la pubblicazione della ricerca di un gruppo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, ripreso dal National Geograpghic e da Scientific American. L’equipe di Warren Brown ha scoperto a 3.000 anni luce di distanza dalla Terra un sistema binario molto particolare: è formato da due nane bianche (stelle estremamente massicce e compatte: la primaria ha un quarto della massa del Sole in elio concentrata in un corpo grande come Nettuno e distorto dall’attrazione gravitazionale della sua compagna, mentre la secondaria concentra la metà della massa del Sole in carbonio-ossigeno in un corpo di dimensioni confrontabili con la Terra). Battezzato J0651, questo sistema binario ha la caratteristica di comportarsi come un gigantesco generatore spaziale di onde gravitazionali.

Le due stelle che lo compongono distano l’una dall’altra circa 100.000 km (un terzo della distanza che separa la Luna dalla Terra) e orbitano intorno al comune centro di massa del sistema in un periodo di poco inferiore ai 13 minuti, a una velocità che è di poco inferiore all’1% della velocità della luce. L’orbita del sistema si stringe progressivamente e porterà le due stelle a scontrarsi nel giro di circa 900.000 anni. A quel punto, secondo i modelli sviluppati, le due stelle potrebbero fondersi in un’unica nana bianca oppure originare una supernova a bassa luminosità. Ma prima ancora di conoscere il destino delle sue componenti, J0651 interessa gli astrofisici per un’altra ragione: le due nane bianche sembrerebbero non interagire attraverso scambi di materia (come invece accade piuttosto comunemente in sistemi simili) e il loro moto orbitale rallenta di 2,7 secondi in 10.000 anni. Questo cambiamento della velocità orbitale sarebbe quindi interamente ascrivibile all’energia irradiata dal sistema sotto forma di onde gravitazionali, per altro misurabili senza interferenze esterne comportate da trasferimenti di massa.

Il proposito per ora travalica gli strumenti dell’uomo, che sulla Terra restano affetti dall’intenso rumore gravitazionale di fondo del nostro pianeta. Una missione impossibile, per il momento, ma non per Lisa. J0651 è la più forte sorgente di distorsioni gravitazionali finora scoperta e secondo gli autori dello studio la sua osservazione, se Lisa verrà realizzata, potrebbe portare alla rilevazione di onde gravitazionali già nella prima settimana di attività. La danza della morte delle sue componenti avrà ancora quasi un milione di anni per giungere a compimento nell’abbraccio finale; e se ciò che sconcerta è come sempre il confronto tra la scala cosmica e quella umana, non si può non restare ammirati e stupefatti dalla possibilità di azzerare il divario grazie al semplice slancio - tutto umano - della conoscenza.

[Illustrazione di Tod Strohmayer/CXC/NASA e Dana Berry/CXC, via National Geographic.]