Scommetto che una parte di voi si aspettava da me questo post, anche se con il ritmo di aggiornamento dello Strano Attrattore che è invalso negli ultimi tempi nessuno si sarebbe sorpreso se avessi lasciato correre l’occasione. E invece, alla luce del becero spettacolo che ci hanno offerto gli organi d’informazione nazionali (TV in primis, altra cosa che non dovrebbe sorprendere nessuno), per me questa sortita sui referendum è diventata fondamentale. Le campane filogovernative dei sostenitori del NO, vale a dire degli oppositori ai quesiti referendari, hanno suonato ancora una volta a lutto: il corpo da piangere, ovviamente, era quello della democrazia.

Non ricordo che mai prima si era toccato come in questi ultimi anni un simile disprezzo per l’intelligenza e i diritti dei cittadini italiani. Ma d’altro canto, come insegnò l’esperienza dei referendum sull’impiego delle staminali nella ricerca e sulla procreazione assistita, questo è un Paese che ha già dimostrato di saper dare il peggio di sé in occasione simili. Non credo sia un caso. Dopotutto, il referendum è la vera arma che la Costituzione ha messo nelle mani dei cittadini per delegittimare i loro rappresentanti politici: se le elezioni politiche ci consentono di scegliere un candidato, il referendum ci consente di farne bellamente a meno, mettendoci in condizione di pronunciarci direttamente su un tema specifico e, nel caso dei referendum abrogativi (come questi per cui saremo chiamati alle urne domenica prossima 12 giugno e lunedì 13), di esprimere implicitamente un giudizio sull’operato del legislatore, confermando o rimuovendo dall’ordinamento le disposizioni stabilite dai nostri rappresentanti stipendiati. Consistendo in uno strumento di democrazia diretta, il referendum costituisce il momento più nobile, importante e gratificante nella vita politica del cittadino.

Anche e soprattutto per questo, più che per il merito dei quesiti per cui siamo chiamati a pronucniarci, rabbrividisco di indignazione davanti al consueto, deplorevole invito dei nostri rappresentanti eletti a disertare le urne. Evidentemente ci vogliono a loro immagine e somiglianza, modellati sullo stampo di schiavi del potere, capaci unicamente di asservire la propria coscienza alle direttive del padrone di turno, salvo poi risollevare prontamente la testa quando si tratta di avanzare pretese nella spartizione del bottino del momento… La notizia buona, per quanto mi riguarda, è che in giro si vede ancora gente disposta a non tollerare lo stato delle cose, in grado di condannare lo spettacolo e di ragionare liberamente con la propria testa. 

Tornando a bomba sul discorso del rispetto che sarebbe dovuto dalle istituzioni del Paese verso tutti noi, cittadini della Repubblica, e verso i nostri diritti di elettori e persone, spero davvero che a questo punto si sia ormai toccato il minimo storico, perché troverei difficile riuscire a scendere più in basso senza oltrepassare l’orlo della dremokratura e precipitare in scenari da dittatura di fatto.

Gli oppositori del referendum hanno giocato le loro carte fino all’ultimo, senza risparmiare nessuno dei fronti possibili:

• provando ad affossare politicamente la consultazione attraverso le solite scappatoie all’italiana (cosa non si è inventato il Governo? Moratorie, ricorsi, lifting… con l’unico risultato dell’effetto boomerang che adesso rischia di assestare l’ennesimo colpo al morale e alla tenuta dell’esecutivo);

• tentando l’arma dell’oscuramento: tant’è che fino a una settimana fa la parola veniva rigorosamente censurata nei palinsesti televisivi, salvo occasionali concessioni in cui mi è capitato di imbattermi durante la programmazione notturna;

• rincalzando con il sostegno della disinformazione, come dimostra il deprecabile caso del servizio pubblico, con i suoi due principali telegiornali reclutati per il lavoro sporco di generare confusione nell’elettorato, specie nelle sue fasce più “deboli”: e se il beneficio del dubbio si può concedere al peggior telegiornale in circolazione, di fronte alla replica del TG2, altrettanto grossolana ma aggravata dalla reiterazione dell’accaduto, il sospetto che sia in atto una campagna sistematica si fa più che legittimo;

• battendo, per restare nell’ambito della disinformazione, su argomenti vecchi, stantii e con lo stesso potere di acquisto di una banconota da 500 lire custodita in un barattolo del caffè: l’efficienza del privato, il deficit energetico dell’Italia e le preoccupazioni istituzionali delle alte cariche dello Stato sono, come prevedibile, i temi più gettonati, che vanno a incastrarsi nella litania scialba ma arrogante degli intellettuali e degli opinionisti schierati sul fronte del NO, alimentando con falsi miti le convinzioni artefatte di una buona fetta di popolazione.

Non dobbiamo dimenticarci che viviamo ancora in un paese a bassissima penetrazione di nuove tecnologie tra le fonti di informazione (per chi volesse approfondire, rimando ai risultati di uno studio dell’Università di Urbino). E sicuramente chi si informa sul web è mediamente capace di raccogliere un maggior numero di pareri critici da un maggior numero di fonti potenziali, fino alla definizione di un’opinione personale. Dunque chi naviga, come presumibilmente fa chi legge questo blog occasionalmente o abitualmente, dovrebbe essere tra quanti hanno meno bisogno di delucidazioni. Ma nonostante questo avverto l’importanza di fare, per quanto possibile, un po’ di chiarezza nel merito delle questioni. Per comodità espositiva, ci provo passando in rassegna i quattro quesiti (formulazioni prese da referendum-2011.info).

1. Quesito sulla privatizzazione della gestione dell’acqua: modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. L’abrogazione di questo articolo vieterà gli affidamenti di gestione del servizio idrico a società di capitali, concedendo tale gestione ad enti di diritto pubblico con la partecipazione di cittadini e comunità locali.

I sostenitori del NO insistono sulla non privatizzabilità dell’acqua come bene comune e sul miglioramento del servizio che produrrebbe l’entrata in campo dei privati. Credo che tutti abbiamo ben presenti i benefici portati dall’ingresso del privato nella gestione di servizi di utilità pubblica. Ricordate le Ferrovie dello Stato, prima e dopo la privatizzazione? Provo a rinfrescarvi la memoria. Prima: treni pensati per servire i cittadini, nei loro spostamenti sulle tratte brevi come su quelle lunghe, con ricadute specifiche sui territori più marginali, in specie quelli rurali, slegate dall’effettiva ampiezza dei bacini di utenza; dopo: treni e tratte ridisegnate a tutto vantaggio del bilancio dell’azienda, stazioni chiuse, intere linee cancellate. Ne faccio una questione di sensazioni personali? Allora proviamo a sentire cosa afferma la Corte dei Conti. Da Wikipedia:

Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010, ormai ultimata la stagione delle privatizzazioni che prese il via quasi 20 anni prima, la Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sull’efficacia dei provvedimenti adottati. Il giudizio, che rimane neutrale, segnala sì un recupero di redditività da parte delle aziende passate sotto il controllo privato; un recupero che, tuttavia, non è dovuto alla ricerca di maggiore efficienza quanto piuttosto all’incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche, etc ben al di sopra dei livelli di altri paesi europei. A questo aumento, inoltre, non avrebbe fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti. Più secco è invece il giudizio sulle procedure di privatizzazione, che:

« evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall’elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito. »

Eccoli dunque quantificati, gli effetti positivi delle privatizzazioni.

2. Quesito sulla remunerazione del capitale investito in servizi idrici: determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma. La parte che si vuol modificare con questo referendum riguarda il comma che permette al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% senza collegamento a reinvestimenti per il miglioramento del servizio. Significa che le tariffe dell’acqua possono essere aumentate arbitrariamente, giustificandole con investimenti.

Secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, in merito alla tariffa del sistema idrico integrato, garantisce al gestore del servizio un profitto in misura pari fino al 7% del capitale investito e senza alcun collegamento con la necessità del reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. In altre parole, si svincola il profitto dall’intervento di adeguamento, ottimizzazione ed “efficientamento” che dovrebbe invece bastare a giustificare l’entrata in campo dei privati (si veda il punto precedente). Non servono titoli specifici per fiutare puzza di bruciato nella contradditorietà dei presupposti che regolano questa norma e quelle previste dal Decreto Legislativo n. 112 del 25 giugno 2008 e successive modifiche e integrazioni. 

3. Quesito sul nucleare: nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme. Con questo quesito referendario si chiede l’abolizione una parte del decreto legge (”disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno) che permette la costruzione e l’utilizzo di nuove centrali per l’energia atomica in Italia.

La storiella che ci raccontano da decenni è che l’Italia dipende dall’estero per soddisfare il suo fabbisogno energetico. Il che è vero per quel che riguarda la disponibilità di materia prima (dobbiamo infatti importare gas e petrolio), ma completamente falso per quanto riguarda la capacità di generazione installata. Come abbiamo già visto, il parco di centrali (termoelettriche, idroelettriche, geotermiche, eoliche, fotovoltaiche) installato in Italia è più che sufficiente per far fronte al carico massimo previsto dagli scenari del gestore della rete di trasmissione nazionale. Dunque la necessità di importare energia elettrica dall’estero è una balla colossale. L’importazione di elettricità dall’estero è legata esclusivamente a motivazioni di convenienza economica. NON E’ VERO che l’energia viene importata dalla Francia ad alto costo (come affermano i sostenitori del NO, in malafede o semplicemente disinformati).

Soprattutto di notte, importare l’energia prodotta dalle centrali nucleari francesi e svizzere costa meno che produrne dalle centrali nostrane (come spiega bene ancora Wikipedia), e questa importazione notturna può essere sfruttata in un meccanismo sostanzialmente speculativo per caricare i bacini di pompaggio in maniera da fare margine sulla produzione diurna delle nostre centrali idroelettriche. Grazie a questo meccanismo, numerosi operatori di mercato italiani ed europei hanno tratto vantaggio negli ultimi anni dallo sviluppo del trading dell’energia.

Non sono un oppositore del nucleare a priori, ma per il momento non posso riporre fiducia e speranze nella fissione nucleare per due ragioni fondamentali: in generale, lo smaltimento delle scorie, che pone una seria ipoteca sul pianeta e sulle generazioni future; nell’ambito più particolare del nostro Paese, per l’inaffidabilità già dimostrata da un sistema incapace di sviluppare e gestire adeguatamente le sue infrastrutture in modo da garantire servizi minimi come lo smaltimento dei rifiuti e il consolidamento idrogeologico del territorio. Piuttosto che sperperare denaro pubblico in iniziative buone solo ad arricchire le tasche dei soliti investitori e gruppi di interesse (il link ve l’ho già dato), sarebbe cosa buona e giusta investirli come si deve: sviluppando le fonti energetiche rinnovabili come hanno deciso di fare Germania, Svizzera e, a quanto pare, lo stesso Giappone; saldando i debiti e continuando a finanziare la ricerca sul nucleare negli istituti comunitari e internazionali sparsi in Europa e nel resto del mondo.

4. Quesito sul legittimo impedimento: cancellazione della norma che permette il legittimo impedimento. Il referendum chiede la cancellazione totale della legge che permette a premier e ministri di non presentarsi in udienza invocando il legittimo impedimento, ovvero l’impossibilità di presentarsi davanti ai giudici derivante da impegni istituzionali. In origine la norma consentiva al premier e ai ministri di autocertificare il proprio impedimento; dopo la sentenza della Consulta invece l’impedimento deve essere stabilito dal giudice, che tuttavia difficilmente può negarlo.

Questa norma, per finire, è il culmine emblematico della politica praticata dal Governo in carica: pensare, elaborare e attuare disposizioni che servano ad astrarre i suoi vertici dal quadro normativo che tutti gli altri cittadini sono tenuti a rispettare. Per fare un po’ di poesia metaforica: di fatto, lo svilimento del ruolo del cittadino a quello di suddito e un passo avanti verso il ripristino degli assolutismi monarchici. Se volete che i vostri governanti siano al di sopra di voi, non avete che da starvene a casa e continuare a sguazzare beati nella vostra assenza di preoccupazioni, legittimamente disimpegnati.

Ma se avete a cuore il principio della democrazia, il vostro ruolo di cittadini e persone, il destino dei vostri figli e della vostra terra, non potete esimervi dal recarvi alle urne. Forse è questo il momento di alzare la testa e potrebbe essere l’ultima occasione che vi è data. Domenica e lunedì prossimi, apponete quattro belle croci sui SI che prevedono l’abrogazione delle norme infami che hanno voluto imporci contro ogni pudore e decenza. Non lasciatevela scappare… Date una bella lezione di stile alla manica di politicanti e mercenari che pretende di legiferare sulle nostre vite senza la minima cognizione di causa.

E chi si astiene è un servo della gleba.