Il traffico continuava a scorrere nelle vene della città, ricordandoci che il mondo era ancora vivo. Il fuoco termonucleare aveva inciso a fondo il tessuto urbano, plasmando nuove forme nelle strutture di vetro e acciaio. Nell’arco della giornata le ombre dei palazzi disegnavano una coreografia cangiante, geometrie psichedeliche che producevano esiti imprevedibili sulla nostra mente. Era la percezione stessa del mondo e del tempo a risentirne. Senza che ce ne rendessimo conto, la realtà veniva costantemente riscritta nel non-spazio della nostra psiche.

Jim viene a prendermi quando si avvicina la sera. Il cielo sopra di noi è di un blu che si va spegnendo, ma che continua a ferire le viscere e i sensi. E’ un cielo ancora incandescente, un monito che resiste alle lusinghe delle tenebre.

Salgo in macchina e mi lascio guidare sulle strade che si perdono nella notte. I lampioni formano navate di luce. “Le strade vivono al di fuori del tempo” mi ripete Jim. “Hanno lo scopo di imbrigliare la dimensione dei nostri incubi e dei nostri desideri”.

Guardo fuori, nella notte pulsante di luci. La città è una barriera corallina su cui s’infrange la mareggiata psichica innescata dalle parole di Jim. Il canto remoto di onde d’asfalto culla la stanchezza dell’uomo, sull’orlo dell’Abisso.

Highway Timelapse Pans from Sunchaser Pictures on Vimeo.