La famigerata SARFT è tornata a colpire. Dopo Tang Wei, bersaglio di un editto dell’agenzia cinese preposta al controllo culturale sui mass media, è notizia della settimana scorsa (rimbalzata anche su Boing Boing, ringrazio Lanfranco Fabriani per la segnalazione) che nelle maglie della censura governativa è incappato niente meno che un tòpos tra i più classici della fantascienza: il viaggio nel tempo.

Negli ultimi tempi l’espediente è diventato particolarmente popolare, visto il suo diffuso utilizzo in fiction e pellicole di successo a partire da Shen Hua. Ma per le autorità di Pechino, dato il suo potenziale irriguardoso nei confronti della storia, il viaggio nel tempo sarebbe da condannare e rigorosamente da evitare nelle future produzioni.

Gli sceneggiatori sono avvisati: giù le mani dalla macchina del tempo! Per rispetto della storia. O semplicemente per risparmiare agli spettatori la fatica che deve aver sperimentato qualche solerte funzionario nel suo personale approccio con il tema.

[Nell'immagine: Time Machine Clockwork, by Pierre J.]