Davanti alle immagini terribili che ci stanno bombardando in queste ore, in diretta dall’altra faccia del globo, siamo rimasti tutti senza parole. La forza (l’impatto, ma anche la persistenza) dei filmati è impressionante e rende inutile qualsiasi commento (estraggo dall’archivio TV di Repubblica.it qualche video: il maremoto che si approssima alla costa, produce vortici spaventosi, invade le campagne della Prefettura di Miyagi e travolge le città costiere, i porti di Kesennuma, Kamaishi, Sendai, le conseguenze del sisma che scatenano incendi nelle raffinerie e nelle città e mettono a dura prova i sistemi di sicurezza di almeno tre diverse centrali nucleari, e l’elenco potrebbe purtroppo continuare ancora a lungo in un campionario di orrori che si arricchisce di ora in ora).

Scene apocalittiche scorrono sotto i nostri sguardi attoniti. Ci limitiamo a contemplare in silenzio la natura nel suo compiersi più tremendo. Dopotutto, la minaccia del mare, e ancor più dell’oceano, è forse codificata a livello genetico nelle nostre paure, come dimostra anche il discorso intorno alla forza archetipica dell’onda (anche in Hokusai) che facevo lo scorso anno sempre da queste parti, più o meno di questi tempi.

Solo oggi pomeriggio, a distanza di tre giorni dall’evento sismico e dalla successiva onda di tsunami, mi sono ricordato di Sogni (Yume), uno degli ultimissimi film del maestro giapponese Akira Kurosawa, fortemente voluto da Spielberg e Lucas (che lo produssero) e sostenuto da altri cineasti americani tra cui Martin Scorsese, che vi partecipò addirittura come attore prestando le sembianze nientemeno che a Vincent Van Gogh. Girato nel 1990, Akira Kurosawa’s Dreams è un film a episodi, otto per l’esattezza. Mi hanno sempre affascinato i due centrali, Il tunnel (un’elegia dai risvolti metafisici) e Corvi (un gioiello surreale e impressionista). Ma in queste ore, mentre il popolo giapponese impartisce ancora una volta la migliore lezione di dignità che la nostra cultura occidentale e in particolare il popolo italiano potrebbero richiedere, mentre i nostri governanti si sfidano a colpi di genio sul terreno dell’imbecillità, è il sesto episodio che acquisisce un’attualità sconcertante.

S’intitola Fuji in rosso, è un racconto tellurico, primordiale e apocalittico (per dirla con Italo Calvino) ed è assolutamente da guardare.