Per una volta lascio che il lavoro scivoli nel bacino d’attrazione del blog: in questo post parlerò di fonti rinnovabili, nucleare e manovre più o meno occulte per orientare l’umore dell’opinione pubblica. L’occasione la offrono i recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, con un’operazione che lascia intuire la sua natura lobbistica. Quello che difetta alla campagna, tuttavia, è un necessario requisito di trasparenza, e dispiace vedere che a incapparvi sia stata anche una testata come Repubblica, che invece va solo elogiata per le inchieste che porta avanti. Ma evidentemente anche Repubblica ha un editore e degli azionisti da foraggiare, per cui eccoci alle prese con quella che ancora una volta si mostra come un’iniziativa di propaganda grigia. E lo Strano Attrattore, ormai lo sapete, aderisce alla campagna autopromossa a favore dello smacchiatore di propaganda. Come antidoto alla disinformazione, ecco quindi la vostra razione quotidiana di controinformazione.

Gli articoli sotto osservazione sono questi:

La Consulta: per l’impianto serve il parere delle Regioni (2 febbraio 2011)
Rinnovabili, c’è il rischio stangata: “5,7 miliardi nella bolletta degli italiani” (7 febbraio 2011)
Confindustria: “L’efficienza vale 800mila posti di lavoro” (8 febbraio 2011)

Leggete gli articoli o accontentatevi di questa sintesi. All’annuncio della stangata assestata al piano nucleare del Governo dalla Corte Costituzionale, che ha giudicato illeggittimo l’articolo che escludeva le Regioni dal coinvolgimento in sede antecedente alla Conferenza unica per l’autorizzazione degli impianti (una sorta di deroga a quanto già accade oggi, cucita su misura per il nucleare), è seguita dapprima una stoccata dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (che dà conferma di un atteggiamento generalmente contrario non solo alla promozione, ma anche solo alla tutela del settore delle energie rinnovabili, in cui l’AEEG da qualche tempo a questa parte si sta fieramente distinguendo), con un proclama allarmista di stampo pseudo-terroristico (della serie: “attenzione, consumatori, vi stanno derubando con la scusa dell’ambiente!”), giusto per continuare ad alimentare lo stato di psicopatologia di massa che regna nell’Italia degli anni Dieci; e a stretto giro è arrivato anche l’affondo di Confindustria, che assesta un colpo al cerchio e uno alla botte e attacca sia il Governo per le sue politiche schizofreniche in materia, facendo ancora una volta la voce grossa con una creatura ormai visibilmente allo sbaraglio, sia gli operatori delle rinnovabili, rilanciando l’attualità del tema del momento: il nucleare.

Esonerato il Governo per manifesta incapacità di intendere e di volere, sul banco degli imputati troviamo quindi solo le care, vecchie, vituperate energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico (protagonista di un boom in larga misura inatteso, e sicuramente mal gestito dagli organi di controllo del settore), biomasse, idroelettrico. L’accusa: pomperebbero i costi delle bollette dell’energia elettrica degli italiani attraverso la componente A3 degli oneri di sistema, che tiene conto degli incentivi CIP6 istituiti nel 1992 per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Peccato però che, con il tipico magheggio all’italiana, il CIP6 sia finito a incentivare sia le fonti rinnovabili vere e proprie e che le cosiddette assimilate e che il legislatore abbia avuto l’arguzia e lungimiranza di infilare in questa innocua aggiunta tanto i termovalorizzatori, ovvero gli impianti di incenerimento della frazione non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani (in pratica, i rifiuti indifferenziati sono stati considerati assimilati in quanto prodotti da un processo derivato da fonti rinnovabili, in aperta violazione delle direttive europee), che l’energia prodotta dalla combustione degli scarti di raffineria. In pratica, con la componente A3 delle nostre bollette (pari al 6-7% del costo totale) noi italiani non paghiamo solo per lo sviluppo del settore delle rinnovabili, ma anche per la sua penalizzazione nell’ambito di un sistema che è andato a privilegiare, negli anni, la costruzione di centrali che con il vento, il sole, l’acqua e le biomasse non avevano niente a che vedere. Ma la colpa, secondo l’Autorità e il gruppo di pressione in elefantiaco movimento in queste ultime settimane (ricordate il forum nucleare e la sua pubblicità pagata dagli italiani, sì?), sarebbe delle rinnovabili. (Tra l’altro, per dovere di cronaca, mi sembra che da 7-8 anni non venga più costruito un solo impianto eolico in ambito CIP6, semplicemente perché il mercato dei certificati verdi introdotto all’inizio dello scorso decennio si è rivelato più remunerativo sul lungo periodo. Di conseguenza gli incentivi CIP6, della durata di 8 anni, a cui vanno ad aggiungersi ulteriori 7 anni di tariffa agevolata, sono tutti scaduti o prossimi alla scadenza).

L’obiettivo malcelato è quello di rilanciare l’immagine del nucleare come opportunità. Ma chi ne trarrebbe davvero vantaggio? Di certo non il consumatore (l’utente finale, lo chiamano, anche in questo caso), che nella bolletta si vedrebbe semplicemente sostituire una voce con un’altra, smettendo di incentivare le rinnovabili e cominciando a incentivare il nucleare. Di certo non il sistema, che conta già sufficiente capacità di generazione installata (101 GW nel 2009) per fronteggiare il carico massimo previsto da Terna in uno scenario di sviluppo (72 GW). I dati sono presi da Wikipedia. Il sospetto si orienta quindi verso quei soggetti che magari sono arrivati tardi sulla torta delle rinnovabili e contano di ripetere l’exploit in un settore ancora più remunerativo (intorno agli impianti nucleari, è facile immaginarlo, si svilupperebbe tutto un circo di società di consulenza e organi di controllo per garantire agli onesti cittadini la più assoluta incolumità…), oppure sui colossi nazionali dell’energia che partecipando a un piano strategico per il Paese consoliderebbero il loro ruolo di operatori sul mercato interno (tagliando fuori le piccole e medie imprese che invece hanno saputo più agilmente cavalcare l’onda delle rinnovabili). Una sorta di vendetta di Golia contro Davide, insomma.

Bastano ancora una volta un paio minuti di navigazione su Wikipedia per identificare gli attori in scena e farsi un’idea un po’ più precisa della commedia delle parti in atto. A partire dall’Authority e dai suoi vertici: nell’ipertrofico accumulo di poltrone che contraddistingue il tentacolare connubio tra politica e impresa italiana, sia il presidente che il commissario dell’AEEG attualmente in carica risultano essere o essere stati infatti consiglieri della Sogin. La Sogin (per l’esattezza: Società per la Gestione degli Impianti Nucleari) è una S.p.A. costituita nel 1999 e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per seguire le fasi di decommissioning (ovvero controllo, smantellamento degli impianti, decontaminazione e gestione scorie) delle centrali nucleari italiane spente in esecuzione del referendum del 1987. E a proposito di costi per i cittadini: provate a indovinare chi finanzia questa azienda istituita per il benessere degli italiani post-nucleare?

Potete trovare un indizio nelle vostre bollette. La componente che fa al caso nostro si chiama questa volta A2, riguarda gli oneri di sistema per lo smantellamento delle centrali nucleari, e nel 2009 pesava per 500 milioni di euro. Sempre in bolletta potrà capitarvi di inciampare in un’altra sigla esoterica: MCT. Si tratta delle misure di compensazione territoriale, che vanno a costituire la cassa con cui i governi di domani cercheranno di evitare eventuali future sollevazioni popolari, lubrificando i conti del comune che verrà estratto a sorte dalla Lotteria dell’Eternità per ospitare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari (scongiurando dunque una nuova Scanzano Jonico). Altri 500 milioni di euro stimati ogni anno, versati dagli “utilizzatori finali” italiani. Ma attenzione al delirio di onnipotenza che potrebbe ispirarvi questa prestigiosa etichetta: in questo caso, il passato e il futuro sono non solo degli oneri che pesano sui nostri bilanci familiari, ma anche ipoteche sulle teste dei nostri figli. Qualcuno cercava di ricordarcelo neanche troppo tempo fa.

Viva l’Italia!