Aggiornamento sullo stato della scrittura, per tutti gli amici che nelle ultime settimane mi hanno chiesto - e aspettano - notizie più precise sui miei lavori. Mi aspetta un mese intenso e quindi potrei continuare a latitare da queste pagine ancora per qualche tempo. Oltre a due racconti già abbozzati ma ancora da scrivere, centrale resta chiaramente il lavoro sul romanzo. Di Corpi spenti vi ho già parlato in diverse occasioni, ma qui mi preme concentrarmi su un aspetto del romanzo che ho ritrovati in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Ermanno Rea, che di Napoli è stata una delle principali voci del Novecento, ma non solo.

«Oggi guardo con interesse a quelli che si occupano di economia alternativa e non inquinante: il Mezzogiorno potrebbe diventare una macroregione autonoma - senza parlare di secessione, ovviamente! - sulla falsariga anche del concetto di decrescita elaborato da Latouche, per esempio». Concretamente? «Affidare a un pool di intelligenze il progetto di un nuovo sviluppo, la mappatura dei problemi aperti, la speranza di mobilitazione delle coscienze, il compito di elaborare una prospettiva di futuro. Napoli è una città che non conosce se stessa».

Un passo indietro. Gli amici con cui mi sono più intensamente consultato durante la stesura di Corpi spenti sanno che la storia si svolge in un arco temporale di circa un mese, a ridosso delle imminenti votazioni che daranno il primo governo eletto dal popolo al neonato Territorio Autonomo del Mezzogiorno, istituito per decreto del Presidente della Repubblica nel dicembre del 2060. Nel duecentenario dell’Unità d’Italia, ecco che l’Italia si spacca: non è però la Padania a dichiarare la Secessione, al contrario è Bassitalia a staccarsi dalla penisola, come una coda di lucertola. Le spiegazioni di questa soluzione (prendetelo pure come un antipasto del romanzo) sono fondamentalmente due: in prima battuta attuare una secessione morbida, senza cioè dare l’idea della parte più ricca del paese che si lascia indietro quella più povera, ma al contrario caricando questa soluzione della valenza politica di un’opportunità di riscatto e progresso per il Sud (sul modello delle zone economiche speciali cinesi); in seconda istanza, creare una vera e propria Riserva di caccia per i signori di quest’Italietta futura post-democratica e neofeudale. In sintesi, fare di Bassitalia qualcosa che somiglia pericolosamente al Messico delle maquiladoras per il NAFTA, con Napoli che infatti diventa lo spettro di Ciudad Juarez.

Uno dei partiti che si contendono il controllo politico di questa Riserva fa riferimento a un movimento regressionista, che predica per voce del suo leader - un pastore evangelico che ricorda il Floyd Jones di PKD ma che… no, meglio rimandare i dettagli - una dottrina di anti-sviluppo come antidoto alle storture comportate dalla pessima gestione del progresso e delle sue opportunità. E’ una reazione alla Singolarità, che già in questo romanzo assume connotati culturali camaleontici per riflettere un nuovo assetto geopolitico emergente (e che verrà meglio esplorato in un romanzo breve che vedrà presto la luce, spin-off del filone principale di queste Cronache del Kipple). Non il modo più razionale per affrontare i problemi della città assediata dal Kipple, ma - si sa - facendo leva sull’insoddisfazione di pancia delle masse si possono strappare risultati importanti.

Ecco, vedere che qualcun altro ha avuto un’idea simile alla mia, e che in essa riverberano spunti e suggestioni molto simili pur approdando a due esiti completamente antitetici, forse dovrebbe infastidirmi, e invece mi rende ancora più orgoglioso per aver deciso di giostrare il romanzo intorno a quest’idea, anche con la valida incitazione degli amici con cui nei mesi scorsi mi sono confrontato. Perché significa che c’è un meme, nell’aria, e io l’ho recepito al pari di altri più svegli di me. Di sicuro, se mi fossi lasciato sfuggire un’opportunità di critica come questa, avrei sentito meno completo il romanzo, che si avvia felicemente alla conclusione attraverso la sua terza e ultima parte.

Da Napoli, 2061, per il momento è tutto. Restate in ascolto.

[Immagine pubblicata per gentile concessione di 3pad.]