Dead Set è una miniserie inglese del 2008, composta di 5 episodi della durata di 35 minuti (con l’eccezione del pilot, di 65 minuti), che ci racconta come sarebbe il mondo invaso dagli zombie. Okay, vedo molti di voi storcere il naso. Ma in un periodo di sovrapproduzione che sembra voler spingere il filone dei morti viventi verso la saturazione delle possibili varianti, più per sfruttarne la popolarità che per concrete finalità drammatiche (con le debite eccezioni), Dead Set ha il sapore di una bistecca di manzo argentina dopo una dieta di hamburger da fast-food.

Rispetto ai prodotti del settore, il lavoro di Charlie Brooker si distingue per alcune peculiarità: la ricercatezza del punto di vista e il ribaltamento dei luoghi comuni. Seguiamo così la cannibalizzazione del Regno dal punto di vista “privilegiato” dei reclusi del Grande Fratello britannico e della fauna umana che si muove dentro e intorno alla casa, con tanto di produttori cinici e spietati, stagisti sfruttati, prime donne capricciose e compagnia danzante al seguito. E se già qui abbiamo un primo ribaltamento, con i reclusi del GF che si ritrovano a essere gli ultimi testimoni del disastro, salvati loro malgrado dalla loro stessa segregazione (almeno fin quando non decideranno di fare di testa loro), un secondo capovolgimento delle certezze lo abbiamo di fronte ai morti viventi di Dead Set: insaziabili quanto i loro progenitori romeriani, sono decisamente più veloci e forti perfino dei vivi non ancora morti di cui intendono cibarsi. Incapaci di interagire con il mondo esterno se non per meri scopi alimentari, questi zombie non serbano ricordi della vita precedente, non sanno usare una maniglia o un pulsante, e possono essere uccisi solo con un colpo alla testa o per annegamento.

Nelle circa 3 ore del metraggio complessivo della miniserie abbiamo modo di conoscere più da vicino i loro punti di forza e vedere emergere il vero lato umano dei protagonisti del Grande Fratello: e le eccezioni, che pure esistono, non bastano per spingerci a partecipare empaticamente alle rispettive sorti. Una buona dose di divertimento consiste proprio nell’attesa di scoprire quanto stupidi sapranno davvero dimostrarsi i personaggi del reality show, andando deliberatamente a cacciarsi nelle situazioni più disperate e ingestibili. La regia di Yann Demange, senza lesinare porzioni abbondanti di splatter e truculenze varie, ricrea con mano sapiente le atmosfere da day after di 28 giorni dopo, altro piccolo classico del filone firmato nel 2002 da Danny Boyle. Se nell’universo idrogeno e idiozia sono gli elementi più diffusi, nella Londra di inizio XXI secolo (non molto diversamente da quanto accade negli altri paesi civilizzati), l’idrogeno sembrerebbe sostituito dalla carne fresca, ma sull’idiozia possiamo continuare a nutrire solide certezze.

Consigliatomi da quella vecchia volpe di Vittorio Curtoni, mio personale guru e pusher di prodotti psicotropi su supporto cinetelevisivo, Dead Set propone anche degli interessanti spunti di riflessione. In prima battuta, malgrado la produzione faccia capo alla famigerata Endemol attraverso la sua controllata Zeppotron, la miniserie non lesina critiche al sistema televisivo, al meccanismo dell’esaltazione dei comportamenti sociali (aggressività) e delle difficoltà umane (la carenza di comunicazione) al servizio dell’audience, all’uso più generale dello spettacolo e dell’intrattenimento come anestetico per le coscienze. In seconda battuta, last but not least come dicono i bene informati, Dead Set dimostra ancora una volta come, tra le varie figure archetipiche che dominano il panorama del settore, quella del morto vivente resti ancora, dopotutto, lo strumento più immediato e forse efficace per imbastire un discorso di rilevanza sociale. Che agli albori degli anni ‘10 si cominci a parlare con rinnovato slancio di horror sociologico? Staremo a vedere.

Trasmesso la notte scorsa da MTV in un’unica tornata, vi consiglio di non lasciarvi scappare eventuali repliche. Battuta da ricordare, pronunciata dal produttore del reality di fronte a un’ondata di scontri di strada che stanno degenerando in guerriglia in quasi ogni parte del Paese, rischiando di far saltare il grande show serale: Ma che cos’avranno da protestare? Avrei capito negli anni ‘80, ma adesso hanno la televisione!

Appunto. Orwell ringrazia per essere riuscito a restare anche altro, nonostante l’ansia da nomination.