Questo articolo di Zucconi sulla paziente senza amigdala e senza paura studiata dall’Università dell’Iowa ha innescato due connessioni con altrettante interessanti letture di genere.

La prima, l’amigdala e il suo ruolo nei meccanismi emotivi, risale alla lettura dei sequel di Blade Runner scritti da K.W. Jeter, che si riallacciano alla perfezione al discorso che facevo ieri sull’intrattenimento e le buone ragioni che possono elevare dalla massa di kipple una frazione consistente del 90% della narrativa di fantascienza (e ricordo en passant che Jeter è stato comunque in grado di regalarci anche degli ottimi romanzi, come Dr Adder e soprattutto Noir). In Blade Runner 2, assistiamo alla seguente scena, tra Holden (il collega di Deckard che vediamo colpito da Leon nel prologo del film di Ridley Scott) e lo stampo biologico sul cui modello la Tyrell Corporation ha concepito il replicante di Roy Batty:

«Alcuni di questi fottuti replicanti pensano di averne passate di tutti i colori… non hanno visto niente. Io ho fatto qualche giretto in posti in cui il tasso di sopravvivenza era di uno su venti: Schwinfurt, Provo, Novaja Zemlja. Perdio, a Caracas il tasso era di uno su cinquanta. Ma io ero quell’uno.» Appoggiando le mani sulle ginocchia, si piegò in avanti con gli occhi che emanavano raggi di diamante. «E sai perché?»

Dentro Holden, una delle valvole biomeccaniche ebbe un sussulto. «No. Perché?»

Riapparve la sottile fessura del folle sorriso di Batty. «Perché… parte del mio cervello è collegata al contrario. Sono nato in questo modo. Unico. All’interno.» Fece un gesto con un dito ficcato sopra l’orecchio, facendolo ruotare come la punta di un trapano. «Malformazione neurale, depositi di calcio sia sull’amigdala destra sia su quella sinistra. È la struttura del cervello che crea la risposta emotiva alla paura. Di solito, la gente in questa condizione, piuttosto rara, non prova paura. Non c’è reazione emotiva o fisiologica. La mia testa è ancor meglio. Le mie amigdale sono avvolte da un intero gruppo dei miei più importanti siti recettori di serotonina. Situazioni che farebbero cagare sotto la gente… a me mi mandano su di giri. Mi piacciono.» Gli angoli della bocca si tesero ancor di più nel sorriso, gli occhi luccicarono. «Nulla può spaventarmi. Più ci provano, più ci danno dentro… e più sono contento.»

La seconda, la sindrome da stress post traumatico e gli studi sull’amigdala ai fini della creazione del soldato universale, mi ha ricordato anche il tragico epilogo di “Salvador”, agghiacciante racconto di Lucius Shepard, ristampato un paio di anni fa in un magico supplemento natalizio di Urania. Scienza e fantascienza, appunto.