Torniamo al fenomeno dell’urbanizzazione nella Cina turbocapitalista d’inizio XXI secolo. Ne parlavamo poco più di un mese fa, in merito alle acropoli del futuro. A quanto pare, ancora una volta la realtà è riuscita a sorprenderci. Su Repubblica.it sono state pubblicate le foto satellitari delle new town, fatte edificare dal governo di Pechino per alloggiare i lavoratori richiamati nelle zone economiche speciali per sostenerne lo sviluppo economico. Alloggi per decine di milioni di persone: 64 milioni di unità abitative, secondo alcune stime, ovvero sufficienti a ospitare comodamente la popolazione di Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Rimaste vuote, perché l’espansione urbana è stata sovrastimata fin dai primi anni ‘90 per puri fini speculativi, innescando un meccanismo di tempesta finanziaria ben descritto da Luca Vinciguerra sul Sole 24 Ore. E Pechino, per sostenere il PIL, in assenza di acquirenti ha incoraggiato e continua a incoraggiare la pratica della costruzione di nuovi alloggi destinati a rimanere vacanti.

A volte le nuove città cinesi sono state concepite come città satelliti di centri urbani preesistenti. E’ il caso per esempio di Zhengzhou e del suo Zhengdong New District. Altre come insediamenti completamente nuovi, come per esempio è accaduto per Kangbashi, definita la Dubai della Cina settentrionale, divenuta il simbolo di questa urbanizzazione selvaggia e scriteriata. Una città costruita nel giro di 5 anni, costata 161 miliardi di dollari e pensata per ospitare al picco della sua espansione, nel 2020, 300.000 abitanti. Quest’anno Kangbashi avrebbe dovuto raggiunere i 100.000 abitanti, ma per le autorità cinesi sono solo 50.000 e aggirandosi per le strade della città ci si può rendere conto di quanto sia sovrastimato anche questo dato. Per Bank of America e Merrill Lynch la città non conta più di 28.000 abitanti. Una ghost town nata tale, sulla spinta degli investitori di Ordos, la prefettura della Mongolia Interna che è anche il serbatoio energetico del Dragone (con un sesto dei giacimenti carboniferi e un terzo del gas dell’intera nazione). E con la connivenza del governo centrale.

 

Anche se non accreditate, le foto apparse su Repubblica.it provengono da questo servizio del Daily Mail, quotidiano britannico di orientamento conservatore.