Archive for Ottobre, 2010

Estratto

Posted on Ottobre 15th, 2010 in Connettivismo | No Comments »

Un altro assaggio. Da Codice Arrowhead.

Inception

Posted on Ottobre 10th, 2010 in Fantascienza, Proiezioni, ROSTA | 7 Comments »

Ovvero, il sogno ricorsivo della fantascienza al cinema. Su Delos SF, come anticipavo qualche giorno fa. Buona lettura.

Ancora nel Vortice

Posted on Ottobre 5th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 6 Comments »

L’ora di Malin Kurylenko è finalmente arrivata. Me ne ha appena dato notizia l’editore, annunciandomi che da domani pomeriggio sarà su Bookrepublic e nel frattempo si trova già in approvazione per Amazon. L’uscita dell’e-book è stata anche l’occasione per iscrivermi a Goodreads.com (la pagina d’autore è stata predisposta da Giuseppe Granieri, che ringrazio), che rischia di diventare una droga peggiore di Anobii… Considerando il work in progress sul sito di 40k Books, ne approfitto per aggiornare anche il link alla pagina ufficiale della novelette.

Da quelle parti mi sto ancora acclimatando, ma qui mi piacerebbe spendere due parole su Codice Arrowhead, che nasce con un altro titolo per la rivista di cultura connettivista Next, e che adesso si accinge a vivere una seconda vita in formato elettronico. O meglio, avendone già parlato a suo tempo, tornarci sopra per una presentazione mirata a questa uscita.

Codice Arrowhead è la storia di una caccia. Come nella più classica delle cacce, ben presto si perdono le coordinate che ci permettono di distinguere il cacciatore dalla preda. E come ancor più spesso accade nelle cose che scrivo, l’ambientazione reclama l’attenzione del lettore. Questa volta - per la prima volta nella mia fiction - siamo in Medio Oriente, in un’immaginaria città della West Bank, la Cisgiordania occupata da Israele, che qui è anche il luogo di un’anomalia psicogeografica, un vortice temporale che porta epoche diverse a sovrapporsi sul cuore della Città Vecchia di Yass-Waddah. E’ un ritorno nella Zona, ma in circostanze più dinamiche (con un’interessante, per me, deriva spionistica) di quanto non avvenisse nel racconto omonimo incluso in Revenant. Quaggiù la sopravvivenza diventa davvero questione di un millimetro o, a seconda dei punti di vista, di una frazione di secondo. Eppure qualcuno sembrerebbe avervi insediato la propria base operativa. Qualcuno che forse è qualcosa di diverso da quello che tutti credono, compresa Malin Kurylenko. E che con lei potrebbe stringere un patto…

Questo è l’incipit:

L’attività della contraerei intesseva una fitta ragnatela fluorescente nel cielo di Yass-Waddah, Z.I. Le microluci danzavano sul campo virtuale delle retine di Malin, scandendo l’astrazione di una musica visiva. Una barriera intangibile tagliava fuori dal suo sensorium il tuono delle esplosioni, relegato in uno spazio esterno che sembrava distante anni luce da lei.

Sulle strade si depositava la polvere del tempo, strappata ai muri e ai tetti da decenni di fiera e insensata battaglia, quando un avviso acustico reclamò la sua attenzione.

Il rilevatore di movimento aveva individuato qualcosa alla sua destra. Ne trasmise la localizzazione al display tattico e l’immagine a infrarossi di un gatto si sovrappose al suo campo visivo. Il felino alzò la testa dai rifiuti in cui stava rovistando e scrutò l’intrusa con occhi scintillanti e vibrisse in allerta, cacciando un miagolio di sfida.

– Hai ragione, gatto. Scusa se ho interrotto la tua cena – disse la ragazza, consapevole della registrazione operata dalla tuta cibernetica. – Tolgo subito il disturbo.

L’imprevisto l’aveva lasciata senza fiato. Approfittò dei secondi necessari a recuperare il biocontrollo per valutare la propria posizione nel reticolo topografico della Città Vecchia. Non era lontana dal cuore del Vortice. Dopo tre ore di ricognizione non aveva ancora scorto tracce del comandante Hawksmore, né degli enfants terribles.

Codice Arrowhead è un racconto sulla guerra, quando la guerra diventa una condizione mentale. Ed è un racconto sul cambiamento e sulle diverse velocità che le persone dimostrano nell’adattarsi al passo dei tempi. Deve molto a diversi grandi scrittori, di genere (Alan D. Altieri, Richard K. Morgan, Greg Egan) e non (William S. Burroughs, Jorge Luis Borges), senza la cui lezione non sarebbe mai stato scritto. Spero che possa restituirvi almeno in parte l’angoscia che mi ha riservato la sua stesura.

Tutti i livelli del sogno

Posted on Ottobre 4th, 2010 in Fantascienza, Micro, Proiezioni | 3 Comments »

Posso finalmente dirlo: Inception è il film che mi aspettavo. D’altro canto, come potrebbe deludere un racconto senza un antagonista, in cui i protagonisti sono molto meno buoni del loro avversario (che dopotutto è solo una vittima) e la lotta è contro le trappole e i tranelli tesi dalla mente umana, reso per di più in maniera altamente spettacolare? Non può, semplicemente.

Se poi ci aggiungete che c’è anche Peter Riviera, anche se qui si chiama Eames e opera all’interno delle dinamiche oniriche come falsario, e che nella scena in cui Parigi si ripiega su se stessa sembra di vedere finalmente al cinema uno scorcio di Freeside, il conto è presto fatto e il biglietto ampiamente ripagato. Nolan dimostra di aver letto (e compreso) molta più fantascienza di quanta ne serva solitamente per farsi venire in mente di scrivere o dirigere un blockbuster. E trovo davvero plausibile che tra le sue letture propedeutiche possano essere capitati Ballard, Dick e Zelazny, e magari anche dosi di Galouye assimilate indirettamente attraverso Il tredicesimo piano.

Apprendo con gioia che anche a Gibson è piaciuto. Sebbene il mio caper movie preferito di tutti i tempi resti Heat - La sfida, Inception si candida seriamente a imporsi come pietra miliare per la fantascienza cinematografica d’idee del prossimo decennio. Ma magari ne parliamo in maniera più circostanziata su Delos. Così, chi non l’ha ancora fatto, ha il tempo di recuperarlo finché lo trova ancora nelle sale, perché temo che come già accadeva per Cloverfield una visione in home video possa solo penalizzare il gradimento finale.

700 soli

Posted on Ottobre 2nd, 2010 in Agitprop | 3 Comments »

A quanto si apprende oggi, lo scherzo della scuola gestita dalla moglie di Bossi in quel di Adro, avallato dall’amministrazione di un comune al 60% di espressione leghista, costerà al Ministero dell’Istruzione e quindi alle tasche dei contribuenti italiani qualcosa come 30.000 euro. Tanto viene stimata l’operazione di rimozione dei 700 simboli leghisti che hanno marchiato il polo scolastico, nel più totale disprezzo non solo delle basi della Costituzione, ma anche del più elementare senso di decoro e rispetto imposto dalla convivenza civile.

Che questo paese che si appresta a festeggiare i 150 anni dall’Unità sia ormai in preda a una deriva qualunquista appare sempre più un dato di fatto. Imprigionato in un immobilismo che fa gioco ormai solo al suo caudillo e ai suoi viceré e satrapi, in balia di conglomerati di interessi che lo hanno trasformato in una riserva di caccia per le loro battute finanziarie, scopriamo come ogni giorno sappia dimostrarsi all’altezza di nuovi livelli di degrado e indecenza. La qual cosa finisce per riflettersi nei comportamenti pubblici (fuori e dentro la rete) dei suoi cittadini, in una dinamica di cui non so bene separare le cause dai sintomi.

Quello che però dovrebbe un attimo scuotere le coscienze assopite è proprio la forza della novità. Non l’espressione dell’ideologia, sintesi mirabile di neofeudalesimo e ispirazione fascista in un totalitarismo di bassa lega applicata su piccola scala, ma la sorpresa che a rendersi responsabile dello spreco sia stata la dirigenza locale del partito che ha fatto della battaglia contro gli sprechi il punto d’orgoglio della propria immagine efficientista.

Già che ci siamo, quindi, perché non aggiungere ai 30.000 euro qualche spicciolo per imprimere il “sole delle Alpi” su 700 rotoli di carta igienica destinati al Liceo Scientifico di San Giorgio a Cremano? In questi tempi di emergenza sociale e smarrimento culturale, per una volta l’applicazione di una forma di par condicio riparatoria potrebbe servire se non altro a restituirci il buon umore.