Ho appreso con ritardo e, per puro caso, con un intervallo di qualche ora tra una notizia e l’altra, che ci hanno lasciati due grandi visionari. Per puro caso, entrambi sono stati stroncati da un cancro al pancreas. Così va la vita.

Il regista e mangaka Satoshi Kon è scomparso il 24 agosto, dopo avere appreso lo scorso maggio di avere meno di sei mesi di vita. A seguito della notizia si era ritirato dalle attività che lo vedevano impegnato su quello che avrebbe dovuto essere il suo prossimo film, The Dream Machine. Tra le sue opere, ho finora avuto occasione di vedere solo Paprika (2006), inquietante e psichedelica scorribanda onirica che conserva notevoli punti di contatto con il Signore dei sogni di Zelazny, e anticipa sorprendentemente molti spunti sviluppati poi in Inception. Qui potete leggere la sua lettera d’addio.

Giovedì scorso, 14 ottobre, ci ha lasciati Benoît Mandelbrot, padre della geometria frattale. Nel 1993 gli era stato conferito il premio Wolf con la motivazione di “aver trasformato la nostra visione della natura“. Come dimostrano le evoluzioni nell’applicazione dei frattali allo studio della matematica e non solo, le sue intuizioni hanno fatto scuola. Nel mio piccolo, devo anche e forse soprattutto a lui la scoperta che la matematica poteva essere qualcosa di più appassionante della grigia e meccanica applicazione di numeri, variabili e parametri su un foglio di carta. Nelle sue mani, come in quelle di Mitchell Feigembaum e di Riemann prima ancora di loro, la matematica era diventata poesia e arte, quando non proprio metafisica. L’insieme che porta il nome di Mandelbrot campeggia nella testata dello Strano Attrattore fin dalla sua prima incarnazione: un omaggio di poco conto per un gigante che mi ha insegnato come lo studio dei numeri e degli insiemi potesse e dovesse essere anche stupore e meraviglia, oltre che conoscenza.