L’esperimento del secolo va storto confermando le previsioni dei suoi oppositori e un buco nero minaccia di inghiottire il pianeta, provocando l’estinzione del genere umano. Questo il concept dell’ultimo numero della storica testata bonelli dedicata alle investigazioni sull’impossibile del Buon Vecchio Zio Martin, creato da Alfredo Castelli nel lontano 1982. Trattando di LHC e di buchi neri, e riportando per di più il titolo di uno dei miei racconti preferiti (nonché più apprezzati in giro, a quanto leggo), appena l’ho visto segnalato da un amico della Lista Yahoo! di Fantascienza ho provveduto a procurarmelo, tanto più che era da tempo che pensavo di rileggere qualche avventura del BVZM.

La storia di Paolo Morales si sviluppa in una progressione drammatica efficace che ha per obiettivo la fine - silenziosa, ma non per questo meno apocalittica - dell’umanità. Accettata la sospensione dell’incredulità sul punto di partenza, continuano a destare tuttavia qualche perplessità un paio di approssimazioni in cui la trama purtroppo inciampa: in particolare le modalità di recupero del minerale ultradenso dalla fascia asteroidale (a bordo di uno shuttle…) e l’arbitrarietà di posizionamento del buco nero (creato all’interno di ATLAS, Martin Mystère se lo ritrova tra i piedi mentre percorre un tunnel…). A risollevare il tenore della storia ci pensa la soluzione con cui la minaccia viene disinnescata, con l’idea di utilizzare il buco nero come una macchina del tempo per inviare nel passato un messaggio di avvertimento.

Essendomi ritrovato ad avere molto a che fare con i viaggi nel tempo negli ultimi mesi, è una trovata che - per quanto non originalissima - ho trovato particolarmente stimolante, nonché - perché no? - suscettibile di ulteriori sviluppi. In definitiva, se siete in cerca di una buona avventura per un’oretta di valido intrattenimento, questa storia potrebbe fare al caso vostro. Resta tuttavia raccomandato un approfondimento su ciò che LHC veramente fa e potrebbe fare, scopo per cui il blog del fisico renitente (che proprio su ATLAS lavora) vi viene in soccorso.