Posso finalmente dirlo: Inception è il film che mi aspettavo. D’altro canto, come potrebbe deludere un racconto senza un antagonista, in cui i protagonisti sono molto meno buoni del loro avversario (che dopotutto è solo una vittima) e la lotta è contro le trappole e i tranelli tesi dalla mente umana, reso per di più in maniera altamente spettacolare? Non può, semplicemente.

Se poi ci aggiungete che c’è anche Peter Riviera, anche se qui si chiama Eames e opera all’interno delle dinamiche oniriche come falsario, e che nella scena in cui Parigi si ripiega su se stessa sembra di vedere finalmente al cinema uno scorcio di Freeside, il conto è presto fatto e il biglietto ampiamente ripagato. Nolan dimostra di aver letto (e compreso) molta più fantascienza di quanta ne serva solitamente per farsi venire in mente di scrivere o dirigere un blockbuster. E trovo davvero plausibile che tra le sue letture propedeutiche possano essere capitati Ballard, Dick e Zelazny, e magari anche dosi di Galouye assimilate indirettamente attraverso Il tredicesimo piano.

Apprendo con gioia che anche a Gibson è piaciuto. Sebbene il mio caper movie preferito di tutti i tempi resti Heat - La sfida, Inception si candida seriamente a imporsi come pietra miliare per la fantascienza cinematografica d’idee del prossimo decennio. Ma magari ne parliamo in maniera più circostanziata su Delos. Così, chi non l’ha ancora fatto, ha il tempo di recuperarlo finché lo trova ancora nelle sale, perché temo che come già accadeva per Cloverfield una visione in home video possa solo penalizzare il gradimento finale.