A quanto si apprende oggi, lo scherzo della scuola gestita dalla moglie di Bossi in quel di Adro, avallato dall’amministrazione di un comune al 60% di espressione leghista, costerà al Ministero dell’Istruzione e quindi alle tasche dei contribuenti italiani qualcosa come 30.000 euro. Tanto viene stimata l’operazione di rimozione dei 700 simboli leghisti che hanno marchiato il polo scolastico, nel più totale disprezzo non solo delle basi della Costituzione, ma anche del più elementare senso di decoro e rispetto imposto dalla convivenza civile.

Che questo paese che si appresta a festeggiare i 150 anni dall’Unità sia ormai in preda a una deriva qualunquista appare sempre più un dato di fatto. Imprigionato in un immobilismo che fa gioco ormai solo al suo caudillo e ai suoi viceré e satrapi, in balia di conglomerati di interessi che lo hanno trasformato in una riserva di caccia per le loro battute finanziarie, scopriamo come ogni giorno sappia dimostrarsi all’altezza di nuovi livelli di degrado e indecenza. La qual cosa finisce per riflettersi nei comportamenti pubblici (fuori e dentro la rete) dei suoi cittadini, in una dinamica di cui non so bene separare le cause dai sintomi.

Quello che però dovrebbe un attimo scuotere le coscienze assopite è proprio la forza della novità. Non l’espressione dell’ideologia, sintesi mirabile di neofeudalesimo e ispirazione fascista in un totalitarismo di bassa lega applicata su piccola scala, ma la sorpresa che a rendersi responsabile dello spreco sia stata la dirigenza locale del partito che ha fatto della battaglia contro gli sprechi il punto d’orgoglio della propria immagine efficientista.

Già che ci siamo, quindi, perché non aggiungere ai 30.000 euro qualche spicciolo per imprimere il “sole delle Alpi” su 700 rotoli di carta igienica destinati al Liceo Scientifico di San Giorgio a Cremano? In questi tempi di emergenza sociale e smarrimento culturale, per una volta l’applicazione di una forma di par condicio riparatoria potrebbe servire se non altro a restituirci il buon umore.