La lettura di Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey, romanzo di Chuck Palahniuk del 2007 (Rant in originale), solleva un’interessante catena di paradossi legati all’ipotetico sfruttamento dei viaggi nel tempo. Il gioco letterario è riconducibile al classico “paradosso del nonno”, topos classico della letteratura di fantascienza, ma Palahniuk ne fa un uso decisamente originale, sospinto dalla consueta verve e dal gusto per il bizzarro e il grottesco.

Questo libro è stata una delle letture più interessanti della mia estate, anche in virtù della sua natura di meccanismo narrativo da forzare per giungerne alla comprensione. Per fare ordine nei miei pensieri, riporto in questo post le mie riflessioni, una sorta di appendice alla recensione uscita su Fantascienza.com.

Personaggi e riferimenti

Visto il numero dei personaggi coinvolti, può tornare utile avere una lista di nomi a cui fare riferimento per sbrogliare la matassa. Quindi eccone un elenco di immediata consultazione:

Buster Casey, detto “Rant”
Chester Casey, padre di Rant
Green Taylor Simms, alias di Charlie Casey
Irene Shelby in Casey, madre di Rant
Esther Shelby, madre di Irene e nonna di Rant
Hattie Shelby, madre di Esther e nonna di Irene
Bel Shelby, madre di Hattie e nonna di Esther
Echo Lawrence, ragazza di Rant
Shot Dunyun, party crasher
Tina Qualcosa, party crasher e speaker radiofonica

I riferimenti alle pagine e i brani riportati a scopo di esempio sono tratti dall’edizione 2010 del volume pubblicato nella Piccola Biblioteca Oscar della Mondadori, traduzione di Matteo Colombo.

Premesse

Charles Casey detto “Charlie” (secondo la deposizione di Jarrell Moore, notturno, investigatore privato, nel capitolo 22, pag. 202-203) sarebbe scomparso da sedici anni rispetto al momento in cui è stato assunto dal cliente (Rant Casey, come si evince dal testo), presumibilmente poco dopo il suo arrivo in Città. Charlie avrebbe ottenuto lo status di notturno e finito reclutato nell’ambito del programma TI-VEDO, avendo svolto diversi impieghi per il governo nel periodo in cui frequentava il college. Assunto come ingegnere del traffico, è morto in un incidente d’auto schiantandosi a bordo di un auto del ministero contro quella guidata da una collega. A bordo di quest’ultima viaggiavano Larry e Suprema Lawrence, morti sul colpo, e la figlia della coppia che dormiva sul sedile posteriore. Di quest’ultima non viene riportato da Moore il nome, ma ci viene riferito che è rimasta menomata nell’incidente.

Come conseguenza di uno scontro d’auto, Green Taylor Simms viene sbalzato indietro nel tempo di circa sessant’anni. Nell’unica deposizione “rilasciata” nel libro (capitolo 35, pag. 286 e successive), Chester Casey dichiara: “Questo Green Taylor Simms era un giovanotto, e mentre se ne andava in giro in macchina, un’altra macchina che veniva in direzione opposta ha sbandato nella sua corsia senza rallentare e gli è andata addosso”. La versione sembra pertanto in contraddizione con quella rilasciata da Moore e con quanto sostenuto da Echo Lawrence nel capitolo 21 (pag. 188-189): “lo stronzo che ha distrutto la mia famiglia…”; “stavo dormendo sul sedile posteriore […] quando qualcuno ci si è schiantato addosso. Un frontale”. Nell’incidente Echo riporta gravi danni al lobo temporale destro e resta menomata. Dalla stessa dichiarazione evinciamo che Echo aveva 8 anni al momento dell’incidente. E inoltre: “L’auto che ci è venuta addosso era uguale alla nostra, una berlina grigia di proprietà della divisione traffico della contea, identica a quella che guidava mia madre. Un frontale pieno, e l’altro conducente non è mai stato trovato”. Sommando i riferimenti, si deduce che quanto Rant arriva in città e ha diciott’anni, Echo ne ha circa ventiquattro. Ma…

Più avanti è la stessa Echo a fornire una versione diversa (capitolo 34, pag. 283), che si sposa a quella di Chester: “La polizia sosteneva che la nostra macchina aveva oltrepassato la linea di mezzeria senza mai rallentare. Non c’erano segni di frenata. Con me che dormivo sul sedile posteriore, mia madre si era diretta contro un’altra macchina di proposito. […] Eppure è strano: io ho provato un sacco di volte a cercare gli ingegneri che lavoravano con i miei genitori, per incontrarli e parlare con loro. Adesso avrebbero una quarantina d’anni o giù di lì. Ma sono tutti morti. Morti o scomparsi. Uccisi in incidenti stradali o semplicemente svaniti”. La contraddizione di Echo si può giustificare con un errore intenzionale o involontario commesso dalla polizia nello stendere il rapporto sull’incidente, oppure con la natura di bugiarda di cui l’accusa Tina Qualcosa. Ma non è importante. Questo passaggio ci fornisce al contrario due ulteriori informazioni utili per il modo in cui si legano – coerentemente – al resto del contesto dipinto da Palahniuk: l’età degli ingegneri dei Trasporti (Simms, al momento dell’incidente, aveva 23 anni, e i sedici trascorsi da allora secondo la versione di Jarrell Moore lo porterebbero proprio verso i quaranta) e la loro scomparsa di massa.

Bene? Torniamo allora a Green Taylor Simms. Secondo le versioni riportate da Shot Dunyun ed Echo Lawrence nel capitolo 35, che riprendono il racconto di Rant in persona, Simms ha ventitré anni al momento dell’incidente. Si sarebbe risvegliato in un letto d’ospedale, dove avrebbe appreso di essere stato infettato dal virus della rabbi. Qui scopre anche che la città non è stata ancora divisa in giorno e notte e che la tecnologia dei picchi incanalati non è stata ancora inventata: si trova sessant’anni circa indietro rispetto al suo tempo di provenienza. Un “flashback”, come inizia a essere conosciuto il fenomeno tra i party crasher. Green fugge dall’ospedale in tempo per evitare di essere internato in un reparto psichiatrico e ripara a Middleton, il suo paese natale, lo stesso di Rant Casey. Trova Hattie, la bisnonna di Rant, che ha circa tredici anni e ci finisce a letto insieme, poi svanisce nel nulla. Tredici anni circa più tardi riappare, ingravida la figlia avuta da Hattie (Esther) e scompare di nuovo. Ancora una volta riappare dopo tredici anni, per abusare di Irene, la figlia avuta da Esther. Subito dopo quest’ultima violenza, Irene viene avvicinata da un ragazzo in camice d’ospedale, che la chiama “mamma” e dice di essere arrivato tardi (versione di Irene Casey, capitolo 37, pag. 318). Quel giorno il ragazzo ha al braccio un braccialetto con la data in cui lo hanno ripescato dal fiume. Chester Casey darà quel braccialetto a Echo Lawrence diciannove anni più tardi (capitolo 37, pag. 319).

Matematica del tempo

Tempo di far di conto. Charlie Chester ha 23 anni quando scompare. Green Taylor Simms ha 23 anni quando si sveglia nel passato di sessant’anni. L’ipotesi prevalente tra i lettori, che trovo ragionevolmente fondata, è che Charlie e Green siano la stessa persona. Partendo da questo assunto, ricomponiamo un attimo le date in una timeline.

A un certo punto, sedici anni nel passato di Echo Lawrence (ventiquattrenne), volontariamente o per caso Charlie/Green viene sbalzato indietro nel tempo di circa sessant’anni. Spostiamo qui la nostra origine dei tempi e rifacciamo scorrere il nastro.

Anno zero: Simms violenta Hattie, che ha solo tredici anni. Nove mesi più tardi nasce Esther.

Anno zero + 13,75: A tredici anni Esther viene sedotta a sua volta da Simms, che adesso dovrebbe avere circa trentasette anni. Nove mesi più tardi nasce Irene.

Anno zero + 27,5: A tredici anni Irene viene violentata in riva al fiume ghiacciato da Simms, che adesso dovrebbe avere circa cinquant’anni. Incontra un ragazzo che si presenta a lei come Chester Casey (diciannove anni) e che nel giro di qualche mese la sposa. Nove mesi dopo nasce Buster Casey, detto “Rant”.

Anno zero + 47 (circa): Appena maggiorenne, Rant si trasferisce in città, incontra Echo Lawrence, Shot Dunyun e un anziano di nome Green Taylor Simms e viene da loro introdotto al mondo del party crashing.

A questo punto, Echo Lawrence dovrebbe essere ventiquattrenne, però percorrendo la nostra timeline ci accorgiamo che… non è ancora nata. Infatti in anno zero + 60 (circa) Echo avrebbe otto anni (e resterebbe invalida per le conseguenze dell’incidente d’auto subito con i suoi), dunque dovrebbe essere nata (sempre lungo questa linea temporale), in anno zero + 52.

Abbiamo dunque un divario di tredici anni, che diventano ventinove considerando che dal salto indietro nel tempo di Charlie Chester all’arrivo in città di Rant Chester trascorrono altri sedici anni (sempre per giustificare l’età di Echo).

Allora?

Ipotesi 1. Il flashback di Charlie Chester / Green Taylor Simms, avendo interferito con gli eventi della storia a lui nota, ha prodotto una “biforcazione” nel tempo, facendolo saltare su una seconda linea temporale. Anche così, tuttavia, non si spiegherebbe l’incontro tra Rant e Echo, nonché il progresso tecnologico del mondo (ventinove anni sono tanti).

Ipotesi 2. I conti tornano se, oltre agli effetti della “biforcazione”, consideriamo una più veniale svista sopravvissuta all’editing del romanzo. Nel capitolo 32, a pag. 269, Ruby Elliot (amica d’infanzia di Irene Casey) afferma infatti: “Tutti gli Shelby sono nati sotto una cattiva stella, perlomeno le femmine. La trisnonna di Irene era stata assalita da un uomo. La bisnonna Bel Shelby, quando aveva tredici o quattordici anni, anche lei era stata aggredita da uno sconosciuto mentre tornava da scuola. Un forestiero. Nessuno sceriffo l’ha mai catturato, ma Bel Shelby dopo quella violenza ha avuto una bambina, e quella figlia illegittima era la nonna di Irene, Hattie”. Bel ricompare a questo punto della storia dopo aver fatto capolino sul finire del capitolo 6 (pag. 72) e, andando a sommare la sua età e quella di sua madre insieme ai rispettivi periodi di gestazione, avremmo 27-29 anni, sufficienti a far tornare i conti anche nella timeline alterata dall’intervento di Green Taylor Simms.

Ad avvalorare l’ipotesi del refuso anche un altro elemento: nel capitolo 3, pag. 32, la testimonianza di Irene Casey comincia a preparare il racconto della morte di sua madre Esther. Presentando la storia, sostiene: “La domenica Buddy (il nomignolo con cui sua madre chiamava Rant da bambino, N.d.R.) accompagnava sempre nonna Esther in chiesa. […] A vederli, una vecchietta col cappellino buono e un bambino col farfallino, che camminavano per quella stradina tenendosi per mano, ti si stringeva il cuore”.

Un momento: vecchietta? Supponendo che all’epoca Rant avesse quattro-cinque anni, poniamo pure sei, la madre di Irene non poteva avere più di 34 anni! Quale signora accetterebbe di sentirsi dare della vecchietta a quell’età? A meno che… la nonna Esther in questione non sia in realtà la madre di Bel, mai citata per nome, che dovrebbe avere una settantina d’anni qualora fosse in vita, ma questa interpretazione sarebbe una forzatura alla luce delle descrizioni dei componenti della famiglia in occasione delle feste di Ringraziamento (capitolo 6) e Indipendenza (capitolo 11), in nessuno dei quali si fa menzione della trisnonna di Irene.

Altri flashback

Nel capitolo 14 Echo Lawrence riferisce l’ultima conversazione tra Rant e suo padre Chester, subito prima che Rant abbandonasse Middleton per la città. Chester fa qualche “profezia” che lascia Rant interdetto e gli riferisce di sapere che il giorno in cui nonna Esther è stata morsa a morte da una vedova nera un vecchio su una Chrysler si è avvicinato a loro e gli ha detto di essere il suo vero padre, prima che nonna Esther lo apostrofasse come il diavolo. Se Green Taylor Simms fosse stato su quella Chrysler nella timeline da lui creata balzando indietro di sessant’anni, avrebbe dovuto avere 57 anni circa (ne ha 23 al risveglio nel passato e ne sono trascorsi circa 34, guardare sopra la questione della “vecchietta”). Ancora pochi, probabilmente, per essere dipinto come un “vecchio”. Il refuso messo in luce sopra produce qui due effetti, a seconda di come si voglia intendere la sua mancata correzione.

Ipotesi 1. Il salto è stato effettivamente di sessant’anni nel passato e allora Simms sarebbe effettivamente vecchio, essendo giunto a circa 84 anni. Con la conseguenza che il Simms che Rant incontra appena giunto in città debba essere prossimo ai 100, ma allora non si spiega come mai questo particolare – un centenario, per quanto in ottima forma, che partecipa ai party crashing dei Notturni – non venga adeguatamente messo in evidenza nel corso della narrazione.

Ipotesi 2. Simms ha effettivamente cominciato a “rimpolpare” la propria linea genetica a partire da nonna Hattie e non dalla trisnonna di Irene, ha dunque 57 anni in questa timeline e non è lui a bordo della Chrysler. Chi sarebbe allora il vecchio? Simms stesso, nella sua versione anziana incontrata da Rant in città (e quindi sicuramente 13-14 anni più vecchio, sufficienti a giustificare l’appellativo), saltato indietro nel tempo a seguito dello schianto della sua Daimler-Benz in prossimità dell’uscita di CenterPoint (capitolo 40).

È il classico esempio di propagazione catastrofica degli errori. Niente di particolarmente dannoso per la nostra salute, intendiamoci, ma sicuramente un fastidioso disturbo che interferisce con il tentativo di disamina di una bella storia.

Nel capitolo 42, veniamo a sapere che anche Shot Dunyun è scomparso a seguito di un incidente. Tra le lamiere della sua auto non è stato ritrovato nessun corpo. Stesso destino per Tina Qualcosa. Nel capitolo 36, Karl Waxman detto “Wax” rivela a Tina Qualcosa di avere compreso il meccanismo del flashback e forse anche qualcosa di più, in quanto – a differenza di quanto dimostrato da Chester/Buster e anche da Charlie/Green – Wax sembrerebbe in grado di spostarsi anche avanti nel tempo (visto che Tina Qualcosa non evidenzia particolari riguardo al suo invecchiamento nella propria testimonianza). Se Green è un po’ lo spirito santo in un’ideale trasfigurazione eretica della trinità con Chester nel ruolo del padre e Rant in quello del figlio, Wax potrebbe rappresentare una forza oscura, altrettanto o forse più oscura del Male già incarnato in Green. La contrapposizione tra Wax e Rant assume particolare rilievo anche alla luce di una lettura dickiana di Rabbia, con l’irrinunciabile parallelo con la dualità Jory / Ubik.

Sarà interessante scoprire come Chuck Palahniuk gestirà i rapporti tra questi personaggi, nel caso dovesse decidere di riprenderli anche nei due titoli che prevede di scrivere come completamento di una trilogia sul tema (ma quale: viaggi nel tempo? party crashing? strategie di controllo di massa?).

Interessante notare l’assenza, sempre dall’epilogo del volume, di Echo Lawrence.

Biforcazioni

In conclusione, Chester e Buster Casey sono la stessa persona: Rant che cresce, torna indietro nel tempo per sventare la violenza ai danni di Irene Shelby e, fallita la missione, si dedica all’educazione di se stesso. Charlie Chester è invece suo padre che, venuto per caso a conoscenza degli effetti del “rimpolpamento”, sfrutta il viaggio nel tempo per incrementare e produrre una sorta di “superibrido di se stesso”, alterando in questo modo la storia fino a produrre qualcosa di diverso da sé: Rant, appunto.

In sostanza, quello che potrebbe essere successo trova piena giustificazione nella teoria delle biforcazioni del tempo. Ogni qual volta un viaggiatore temporale interferisce con gli eventi della propria timeline, il tempo si biforca e il tempo “modificato” procede su un nuovo binario.

Charlie Chester parte dal Binario 1 e, indietro di sessant’anni rispetto al suo tempo zero, accidentalmente feconda sua nonna quando è ancora giovanissima. L’esperienza lo catapulta sul Binario 2, che diventa la linea temporale di Chester e Buster Casey: dalla sequenza di accoppiamenti consanguinei di Charlie – che prende a farsi chiamare Green Taylor Simms – con le diverse generazioni di eredi avute da quel primo incontro, nascerà Rant Casey. Diventato adulto, Rant tornerà a sua volta indietro nel tempo per scongiurare lo stupro di sua madre Irene, arrivando però tardi. A quel punto la sposerà e crescerà con lei il bambino concepito nel rapporto con Simms, ovvero sé stesso.

È interessante vedere come i due binari temporali continuino a dialogare tra loro anche dopo la biforcazione. Se l’auto-incrementazione delle proprie facoltà fisiche e psichiche all’inseguimento di una condizione sovrumana (o postumana) giustifica gli spiccatissimi sensi dell’olfatto e del gusto dimostrati già in verde età da Rant, Simms sembrerebbe trarre benefici in prima persona al concepimento di ogni nuova generazione compresa tra la prima antenata e la sua nascita.

Questa interpretazione è ovviamente fondata solo su parte delle testimonianze riportate nel libro, essendo Green Taylor Simms il primo a voler smentire questa versione dei fatti che sarebbe invece indirettamente avvalorata da Rant Casey, stando a quanto riferito di Echo Lawrence, Shot Dunyun e – nella sua unica testimonianza – dallo stesso Chester Casey. Inoltre bisogna tener conto del fatto che tutti i punti di vista degli osservatori condividono la stessa timeline. Guardano la storia dall’interno e questo genera sicuramente un effetto di parzialità che è all’origine del senso di confusione che si prova nel tentativo di ricomporre gli eventi. A questo si aggiunga l’interferenza ulteriore dovuta all’incoerenza tra le diverse versioni. Proprio Chester dimostra di voler screditare Simms e con lui la teoria dei viaggi nel tempo, forse per evitare il ripetersi di abominii simili a quelli innescati dalla mente malata del suo alter ego Charlie Chester / Green Taylor Simms. E lo stesso Simms si scaglia contro la possibilità dei flashback, ma per ragioni diverse: probabilmente per conservare il proprio stato di immortalità, al di fuori del tempo.

«Appena scopri la tua vera natura,» dice Chester a suo figlio (capitolo 14, pag. 135) «riportala di corsa a Middleton. […] Non stare a rifletterci troppo. Niente di tutto questo avrà senso finché non sarà, quasi, troppo tardi.»

Salvezza e redenzione

Riesce Rant a salvare sua madre dalle sinistre mire di Simms? La risposta, come abbiamo visto nella sezione precedente, è negativa. No, non ci riesce. E resta intrappolato nel Binario 2 della storia, crescendo se stesso.

Ma possiamo esserne davvero sicuri? Per una volta, Palahniuk sembra in questo caso volerci dare un’informazione sicura, che ci consente attraverso un aggancio metatestuale di raggiungere un livello di conoscenza superiore a quello dei personaggi che intervengono nel romanzo.

Andiamo al capitolo 41, pag. 349.

Echo Lawrence: Se Rant ce la fa, se davvero riesce a tornare indietro in tempo per impedire a sua madre… di diventare sua madre, è probabile che di Rant Casey nessuno sentirà mai parlare. Lui e Green diventeranno storici, esseri senza un inizio né una fine.

Shot Dunyun: Assurdo, no? Al posto di essere una biografia, questa storia diventerebbe un romanzo. Un manufatto storico che documenta un passato mai successo. […] Un’altra verità obsoleta.

Quindi ogni lettore ha in tasca la sua risposta. Gli basta trasporre il quesito nei nuovi termini: “Cos’è che abbiamo letto?”

Fuori dal tempo

Ora di finire i conti. Sappiamo che Green Taylor Simms ha disceso tutto il Binario 2, è arrivato in città organizzando – a suo dire – la pratica del party crashing e si trova ancora in città dopo la scomparsa di Rant. Sappiamo che in città giunge anche Chester, ovvero lo stesso Rant, cresciuto e più vecchio di diciannove anni (vale a dire, quindi 38enne o giù di lì). Simms cerca un nuovo flashback, procurandoselo questa volta volontariamente. L’ultimo a vederlo è Echo Lawrence. L’ultima a seguire le sue gesta è Tina Qualcosa, sulle frequenze di Radio Traffico Esplicito. Simms scompare e, a libro/documentario ultimato, anche Tina Qualcosa fa perdere le sue tracce. Di Echo, come dicevamo nella sezione Altri flashback, non abbiamo nemmeno una menzione nel capitolo finale.

Chester Casey, invece, risulta ricercato proprio in relazione all’incidente di Simms. Che i due si siano catapultati insieme altrove, per uno scontro finale al di fuori del tempo?

Auspici

Magari le risposte arriveranno con i seguiti che Palahniuk ha in cantiere.

Sarei curioso di confrontare la mia interpretazione con quella di chi abbia letto il libro e se ne sia formata una diversa. Gli insaziabili possono poi leggere un’interessante interpretazione alternativa sul blog The Comfy Chair Massacre, che non mi trova del tutto d’accordo, ma propone un punto di vista decisamente radicale e degno di nota. E speriamo che al cinema lo degnino dello stesso trattamento che hanno dedicato a Fight Club.

Bonus Track

Sono poi l’unico ad aver rilevato un possibile – plausibile, considerando l’apprezzamento di Palahniuk per il bardo degli Appalachi – richiamo a Breece D’J Pancake? Il fatto che Rant, tornato nel passato per sventare lo stupro della madre vi resti intrappolato e scelga a questo punto di chiamarsi Chester, mi sembra fare il verso all’omonimo protagonista del racconto “La mia salvezza”, che come il piccolo Rant insegue la fuga dalla provincia profonda e un qualche tipo di successo nella grande città. Con esiti imprevisti.

E se la realtà non fosse altro che una malattia?