Stasera suonano a Bologna gli Arcade Fire. Non sono un grande amante di concerti, come sa chi mi conosce almeno un po’, e allora perché ne parlo? Per due buone ragioni: primo, voialtri potreste non condividere le mie stesse idiosincrasie ed essere interessati a scoprire una nuova band indipendente attraverso una sessione live, per cui magari la segnalazione vi tornerà utile (gli Arcade Fire sono alla loro prima esibizione italiana); secondo, perché ho scoperto la band canadese l’altro giorno praticamente per caso, navigando sul blog di Giuseppe Granieri, per tutt’altre ragioni. E che ragioni…

Concordo con Granieri quando sostiene che l’esperienza vale ampiamente 5 minuti del vostro tempo: per promuovere il loro ultimo album, The Suburbs, gli Arcade Fire hanno infatti deciso di regalarci un videoclip interattivo. The Wilderness Downtown è il nome del progetto, curato dal filmaker Chris Milk che già ha all’attivo diversi videoclip e spot commerciali, oltre alla partecipazione come regista della seconda unità al video A Mother’s Promise, biografia di Barack Obama proiettata prima del suo discorso alla convention democratica del 2008. Cliccando sul sito del progetto (realizzato in HTML5 e ottimizzato per la fruizione tramite Google Chrome, quindi, se non l’avete ancora installato, procedete a scaricarlo da qui), vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo della casa in cui siete cresciuti: date al motore il tempo di caricare, poi cliccate play e lasciatevi andare a una cavalcata emotiva indietro nel tempo, sulle ali di una nostalgia cullata dalle parole di We used to wait.

La collaborazione di Google all’iniziativa appare finalizzata a un dispiegamento esplicativo delle risorse del nuovo web (come dimostra l’applicazione delle funzioni di Google Maps e Street View nell’esperienza interattiva). E ritengo che a Mountain View non potessero pensare a un modo migliore per farlo che coniugare arte e geoweb in un videoclip su misura per ciascun utente. Non so voi, ma nel mio caso rivedere le strade della mia infanzia, le geometrie dei palazzi alla cui ombra sono cresciuto, i dintorni rimasti zona off-limits fino alla prima violazione ai divieti dei miei, intrecciarsi alle traiettorie aeree di stormi come cluster di algoritmi genetici, innesca un bel salto nella memoria. Rincorro l’onda di sensazioni perdute nell’ultima luce del giorno che indugia su una strada bagnata di pioggia.