La notizia è arrivata il giorno prima che partissi per le ferie ed è stato come un tassello preparato proprio per il grande mosaico di quest’estate, che tra letture e visioni ha reso - in maniera non del tutto volontaria - un importante tributo al mondo del surf. L’australiano Frank Latta, uno dei misconosciuti campioni di questo sport dominato dagli sponsor che dagli sponsor si è sempre tenuto alla larga, ha concluso la sua carriera con un’onda all’età di 63 anni.

Sulla tavola fin dagli anni ‘60, aveva continuato a cavalcare la cresta dell’onda fino agli anni ‘90 e ancora adesso si cimentava con le mareggiate. Proprio una di queste lo ha sorpreso sulla costa settentrionale del Nuovo Galles del Sud lo scorso 4 agosto, fatalmente di mercoledì. Il suo mercoledì da leoni, per fare il verso alla pellicola di John Milius. Coincidenze? Magari era solo destino…

Oppure, per dirla con Thomas Pynchon (che alla cultura californiana intrisa di surf ha dedicato la sua ultima fatica, Inherent Vice):

Come tutti gli altri tipi di paranoia, gli effetti qui riscontrati non sono altro che il sintomo iniziale, il bordo d’attacco prodotto dalla scoperta che tutto è connesso, nel Creato, un’illuminazione secondaria – non ancora l’Illuminazione accecante, ma per lo meno coerente, che forse può costituire una Via d’Accesso per le persone come Čičerin, solitamente tenute ai margini…

[da L'arcobaleno della gravità]

Le intersezioni tra realtà e immaginario a volte danno la sensazione che uno strappo si sia aperto nel velo di Maya. Sta a noi indulgere o meno nella convinzione di intravedere qualcosa al di là.