L’Onda, ne abbiamo già parlato. Questa è una emanazione di quell’Onda primordiale che si sdoppia e moltiplica nei sogni e nelle sensazioni. Questa Onda è - a quanto si dice e si legge in giro - la più grande onda mai cavalcata da un essere umano. Pensate a una gigantesca massa d’acqua, una montagna che emerge dalla superficie dell’oceano sul fronte di propagazione di uno tsunami. E pensate a un uomo, sulla vetta di questa montagna. Un uomo che ne discende il fianco, mentre alle sue spalle la montagna continua a crescere e a muoversi e comincia a inseguirlo. La velocità e l’altezza sono grandezze fisiche che si combinano per generare uno stato d’animo. Questo stato d’animo ha un nome: vertigine.

Il surfista cavalca l’onda, regge la sua sfida e la combatte fino a quando la cresta sembra sommergerlo in una pioggia di schiuma. Ma l’eclisse dura solo pochi secondi. L’uomo riemerge dal tubo ed è di nuovo visibile, ma negli istanti in cui è scomparso dalla vista, nei momenti in cui ha condiviso in solitudine la comunione con l’oceano, nell’intimità di quella che i surfisti chiamano la «stanza blu», si è venuto a realizzare uno di quei piccoli miracoli narrativi che rendono drammatico un racconto e che consentono a una storia di tenere incollata alle proprie parole l’orecchio di chi l’ascolta e l’occhio di chi la legge.

Perché nella stanza blu tutto è possibile.

Ma ne riparleremo…