Charles Stross ha sviluppato sul suo blog una riflessione molto interessante intorno al seguente quesito:

qual è il numero minimo di persone necessarie a mantenere il livello attuale della nostra civiltà tecnologica?

La questione è tutt’altro che irrilevante, specie di fronte ai periodici proclami politici di chi anela un ritorno alla semplicità di un tempo (come mette in evidenza l’autore stesso), ed è inoltre passibile di ulteriori applicazioni, come per esempio a una domanda che non dovrebbe suonare bizzarra a uno scrittore di fantascienza che abbia voluto cimentarsi almeno una volta con uno scenario di civilizzazione interplanetaria:

qual è il numero minimo di persone necessarie per sostenere un processo di colonizzazione spaziale?

La risposta di Stross è che un pianeta può aspirare a conservare un livello tecnologico pari a quello della civiltà che lo ha colonizzato solo con una popolazione confrontabile con una nazione terrestre di taglia medio-alta (la Germania oppure il Giappone, per intenderci). Ogni altra soluzione sarebbe difficilmente in grado di autosostenersi, a meno di un continuo apporto dall’esterno. Il che mi riporta a uno scenario sviluppato qualche mese fa, ma mi ricorda anche che ho un racconto off-world noir da rivedere in tempi stretti.