[Prosegue la missione a caccia delle storie dedicate dal duo Alberto Breccia / Juan Sasturain al laconico antieroe senza passato e senza memoria. Ancora una volta grazie all'interessamento di Maurizio Fontanella detto Gunman, sono riuscito a mettere le mani sulla prima storia della tetralogia, pubblicata in Italia nel 1984 sulle pagine di Orient Express. Lo stesso Gunman mi ha anche messo a disposizione i suoi numeri de Il Mago che presentavano storie di Mort Cinder, illustrato sempre da Breccia su testi del compianto Héctor Oesterheld: ho avuto modo di leggerne solo una manciata e sono forse troppo poche per sviluppare un giudizio complessivo su questa singolare figura di viaggiatore nel tempo, ma i punti di contatto con il Billy Pilgrim di Vonnegut (anche se Mort Cinder è sì un po' spaesato, ma sa anche dimostrarsi pronto di spirito ogni volta che serve) nonché con il Khruner de l'Eternauta me lo hanno reso istintivamente simpatico. E' un personaggio malinconico che grazie alla sua capacità di "scivolare" nel tempo si fa carico degli eventi della storia dell'umanità, e anche questa la trovo estremamente intrigante come intuizione. La sua lettura mi ha dato modo inoltre di confrontare il lato epico di Breccia (caratterizzato da un tratto più "classico" anche per ragioni storiche, considerato il ventennio che separa Mort Cinder da Perramus) con quello satirico/surreale (reso inconfondibile dal tocco espressionista e dalla padronanza di un'arte superlativa). Comunque adesso voglio parlarvi della prima storia di Perramus. Per recuperare quanto già detto su Perramus III - tutto sommato anche questo andamento browniano deve molto a Mort Cinder - vi rimando alla recensione del 4-5-2010. E spero di colmare presto le lacune che restano...]

La prima avventura della tetralogia di Juan Sasturain e Alberto Breccia segna la nascita mitologica di Perramus, uomo in fuga dal proprio passato e dal proprio mondo. La prima sequenza è memorabile per resa espressiva ed artistica: l’arrivo, in una notte di luna piena, di uno squadrone della morte – i loro volti trasfigurati in teschi spettrali nelle tenebre – presso il covo di un gruppo di dissidenti politici, la vile fuga del protagonista che abbandona i compagni al loro destino, il suo approdo in una locanda emblematicamente chiamata Aleph dove gli viene fornita da tre prostitute la soluzione ai propri sensi di colpa… a scelta tra il piacere di Maria, la fortuna di Rosa e l’oblio di Margarita. La sua preferenza cade su quest’ultima e, abbandonata ogni reminescenza della propria vita trascorsa, al risveglio l’uomo che non ha più un nome dovrà cercare di ricostruirsi un’identità e una personalità, mentre il mondo intorno a lui prosegue a spron battuto sul cammino che porta al caos e alla dissoluzione.

La sua ricerca di se stesso – un nuovo se stesso – transita per la raccolta di frammenti altrui, simboleggiati dai vestiti abbandonati nella camera di Margarita dai suoi precedenti clienti: un marinaio svedese, un capitano scozzese, un clandestino argentino. Prelevato dai servitori del regime dei Marescialli, l’uomo che viene battezzato Perramus dal nome del suo soprabito viene imbarcato su un bastimento per occuparsi dell’eliminazione dei corpi, nella tragica evocazione dei peggiori sistemi riservati dalla dittatura ai desaparecidos. A bordo incontra Canelones e azzarda con questi un ammutinamento che li porta per la prima volta sull’isola di Mr. Whitesnow, una nazione strategica in cerca di emancipazione dal Regime dei Marescialli. E qui la storia si fa prima tragicomica, e quindi farsesca, con Perramus che si procura l’identità fittizia di un pugile americano degli anni ‘30 e Canelones che lo trascina in avventure goderecce in giro per l’isola. Nel gioco allegorico di Alberto Breccia, i funzionari della dittatura di Mr. Whitesnow assumono tratti scimmieschi e statura da nani: evidentemente non meritano l’aspetto spettrale e cadaverico dei servitori dei Marescialli, e forse incarnano in chiave farsesca la banalità del potere in contrapposizione alla più autentica espressione del male.

L’autonomia dal Regime di Santa Maria implica grandi cambiamenti per l’Isola: le pretese di democraticità di Mr. Whitesnow lo inducono a proclamare la liberazione del Nemico, il “bisogno” che fino al giorno prima ha giustificato l’esercizio del suo potere autoritario sull’Isola. E il Nemico di ieri viene affidato alla compagnia di Canelones e Perramus, per la costituzione del trio che seguiremo lungo l’arco narrativo dell’intero ciclo.

Le linee guida che verranno poi confermate nel prosieguo della serie sono già tutte - o quasi - perfettamente definite qui: la satira spietata verso il potere in tutte le sue incarnazioni, la denuncia della repressione in tutte le sue forme, lo smascheramento di presunte forme di libertà che nascondono l’essenza della schiavitù e dell’oppressione, la celebrazione di uno spirito identitario perduto (la guida della città di Santa Maria, quasi una mappa della realtà) e degli sforzi tesi al recupero della memoria (il Funes di Borges è un parallelo immediato con Perramus).

Decollati dall’Isola con il B-29 usato decenni prima dal Nemico contro Mr. Whitesnow, e adesso da questi messo gentilmente a loro disposizione, il nostro trio è destinato a un atterraggio d’emergenza su una pista in pieno deserto. Sorpresa delle sorprese, la pista si rivela essere un set cinematografico, e Sam e la sua casa di produzione (la prima al mondo specializzata in film che non esistono) li reclutano di forza nella loro impresa: produrre trailer avvincenti (sesso, violenza e impegno gli ingredienti) per rastrellare gli anticipi delle case di distribuzione di tutto il mondo.

In fuga dagli uomini della troupe, l’uruguayano Canelones (che si presenta come “Washington Sosa, operaio dei macelli […] mi chiamano Canelones perché sono nato là”), il Nemico (“Ezequiel Gorriti, isolano […] sono stato il Nemico di Mr. Whitesnow, finché loro mi hanno liberato”) e Perramus s’imbattono nelle truppe dei Volontaristi Verso la Vittoria. Perramus ha un déjà-vu alla vista del loro simbolo e riceve dal Comandante Azul la missione di tornare a Santa Maria e contattare il Maestro, nel nome della causa del popolo contro la dittatura dei Marescialli.

La missione conduce Perramus al fatidico incontro con Borges e già in questa prima occasione gli autori pensano bene di affidare al loro scambio di battute l’apice drammatico della storia:

Borges: «Lei porta un nome eccessivo, Signor Perramus. Evocatore di latini e di magia.»
Perramus: «Io non sono altro che questo nome.»
Borges: «Frase un po’ troppo letteraria, se mi permette.»
Perramus: «Mi spiace, ma tutta la mia vita è un racconto fantastico.»
Borges: «Questa è ancora peggio. La realtà è un’invenzione fantastica. La storia stessa lo è…»

Tra enigmi e riflessioni filosofiche, la legge del contrappasso si fonde con l’eterno ritorno e i cicli storici del destino. Perramus decodifica il messaggio per la resistenza, ottiene la libertà dei suoi amici trattenuti dai Volontaristi, ma un’indicazione sbagliata sulla sua guida di Santa Maria lo riporta all’Aleph e a Margarita.

Margarita: «Cosa vuoi adesso?»
Perramus: «Ciò che ho perso: voglio conoscere il mio passato.»
Margarita: «Perramus, ciò che hai vissuto è davanti a te, non puoi ricordare ciò che succederà. È giusto così.»

Perramus, l’uomo senza memoria, si ritrova a fare i conti con il futuro, con l’unico impegno di “essere fedele al desiderio”. E le sue peripezie per il mondo possono riprendere.