Nessuna novità, nel senso che arrivo buon ultimo a impantanarmi nella querelle sul finale di Lost, che ormai va avanti da una settimana. Avendo visionato solo la prima serie e scampoli della terza (forse anche della quarta, chi se lo ricorda più?), sono il meno indicato a pronunciarmi sulla faccenda (tranne, forse, a quanto pare, ehm… gli autori stessi). Quindi me ne tengo bene alla larga e mi limito a segnalarvi sul nuovo numero di Delos le sagge parole di quel grande saggio che è Vittorio Curtoni: se anche l’unico risultato della serie fosse stato quello di spingere il supremo Vic a stendere questa manciata di cartelle di critica spietata e sferzante, con una chiusura che suona come un dissacrante apologo del caro vecchio A. E. van Vogt e delle sue storie sconclusionate e «stupefacenti» (nel senso letterale del termine), sarò comunque grato ai suoi sceneggiatori.

Forse anche questo è un esempio del provvidenzialismo a cui, come nota con comprensibile fastidio il sommo Sosio nel suo editoriale (intitolato, appunto, Deus ex machina), si sta votando da qualche tempo a questa parte la televisione anglo-americana. Man mano che la complessità delle storie cresce, spesso anche solo per effetto di quel puro dopping narrativo che è l’affastellamento dei materiali digressivi, si impone la semplificazione dello scioglimento. Uno scacco matto alla creatività, insomma, con buona pace per ogni presunta deontologia professionale.

Sempre sull’ultimo Delos, segnalo anche l’ottimo racconto di Simone Conti Dampferchroniken, a suo tempo già apparso a puntate su Next. Una perla ucronica in salsa steampunk, che mette il corrispondente di guerra Robert E. Howard alle prese con l’invasione dell’America.

In lettura: ormai quasi ultimata l’antologia Ambigue utopie, notevole raccolta di “racconti di fantaresistenza” (stando alla definizione dei curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano) con alcune punte di eccellenza. Ne riparleremo presto su Robot e magari anche su questo blog.

Film visti di recente: L’uomo che verrà (recensito dal compagno Fazarov), un film spietato sulla guerra vista dalla gente comune; Miami Vice (snobbato a suo tempo… e ben mi sta!), un nuovo capolavoro noir dalla mano impeccabile di Michael Mann; The Road, un film piaciuto solo a me in una comitiva di 8 persone (se non altro, di questo passo si ripagheranno le spese…).