E’ da tempo che mi ripropongo di parlarvi di energie rinnovabili, ma come al solito i buoni propositi vengono messi da parte per far posto ad altro, più urgente o semplicemente più pratico. Considerando che si tratta di materia con cui faccio i conti quotidianamente, forse l’alibi ha delle basi fisiologiche. Ciò nondimeno, mi risulta difficile immaginare un futuro per la nostra civiltà senza un poderoso sviluppo delle tecnologie per l’estrazione di energia dalle fonti rinnovabili (vento, sole, bacini fluviali e oceanici, geotermia). Si tratta pertanto di un argomento che meriterebbe una copertura diffusa su queste pagine, piuttosto che interventi occasionali. Anche considerando gli attacchi sempre più feroci sferrati da certe lobby italiane contro gli impianti eolici, con campagne di disinformazione che trovano sempre ampio risalto sui media, per cominciare faccio ammenda e mi cospargo il capo di cenere. Cerco almeno in parte di sopperire alle mie mancanze con questo post dedicato al potenziale ancora inesplorato dell’eolico: il suo appeal turistico.

Che gli impianti eolici siano delle attrattive, lo può confermare un qualunque gestore di un ristorante o agriturismo sito nelle vicinanze di una wind farm: gite scolastiche e vacanzieri della domenica non di rado ne fanno le loro mete. E’ il potere seduttivo della tecnologia applicata su grande scala e può testimoniarlo chiunque abbia avuto il piacere di osservare un aerogeneratore da 2 MW in funzione con 15 m/s di vento, le enormi pale da 36 metri a spazzare a 70 metri d’altezza un’area di 5.090 m², grosso modo quanto un campo da calcio. E’ la “moderna bellezza” di cui parla Valerio Gualerzi in questo recente articolo apparso su Repubblica.it, con considerazioni molto interessanti sul significato (per i cittadini) e la responsabilità (per le aziende che investono nel settore) dell’inserimento delle turbine eoliche nel paesaggio.

L’Italia è attualmente il terzo paese in Europa per potenza eolica installata, praticamente a pari merito con la Francia, e segue di molte lunghezze Germania e Spagna che sono da anni i due paesi leader nel settore. Il suo potenziale eolico è stimato in circa 4 volte la potenza attualmente installata, quindi prima che la sua capacità sia saturata dovremmo vedere le “fattorie del vento” quadruplicarsi, se non nel numero nella potenza (ogni 2-3 anni la taglia commerciale degli aerogeneratori raddoppia, ma la classe dei nostri siti dovrebbe sposarsi a turbine di 2-3 MW di potenza). Ora, per fare un confronto veloce, 2 MW non sono niente confrontati a una centrale termoelettrica media da 800 MW, e anche i parchi eolici più grandi finora realizzati in Italia (siamo sui 60-70 MW) mantengono comunque uno scarto di un ordine di grandezza rispetto agli impianti termoelettrici. Tuttavia il concetto nascosto dietro le rinnovabili è un’autentica rivoluzione ideologica.

Le centrali tradizionali (termoelettriche, geotermiche, nucleari, idroelettriche) rispettano una gerarchia centralizzata della generazione di potenza, vale a dire - relativamente - pochi nodi di generazione di dimensioni sempre più grandi, la cui energia viene quindi trasmessa e distribuita anche a grande distanza dalla centrale. Due delle conseguenze di questa loro natura sono: la scarsa efficienza nell’utilizzo dell’energia, che subisce perdite di trasformazione, trasmissione e ri-trasformazione nel tragitto dalla centrale alle nostre case; l’elevato rischio comportato dalla concentrazione di risorse enormi (ricorderete quanto accaduto in Siberia lo scorso anno? Bene, non c’è altro da aggiungere).

Le “nuove” centrali, gli impianti da fonti rinnovabili (eolici, mini-idroelettrici, fotovolatici, a biomasse e, si spera presto, solari termodinamici), si basano su una logica opposta: tanti punti di generazione distribuiti sul territorio, in prossimità delle utenze oppure di sistemi pratici per l’accumulo dell’energia (bacini di pompaggio), con un notevole miglioramento di entrambi gli effetti collaterali enunciati per le centrali tradizionali. La conseguenza principale è, soprattutto nel caso di eolico e fotovoltaico, l’impatto visivo delle opere, che secondo alcuni provocherebbe gravi conseguenze sui nostri panorami. Sorvolando sulle banalità dell’accoppiata vento/mafia che tanto successo ha avuto piuttosto di recente sui nostri media (come se l’eolico fosse l’unico affare lucrativo ad attirare le attenzioni delle organizzazioni criminali… E nel frattempo gli occhi dell’opinione pubblica vengono distolti dal business del cemento, dei rifiuti, dei termovalorizzatori, e proseguite pure l’elenco a vostra discrezione), arrivano dall’estero due validissimi antidoti ai preconcetti tanto popolari per la nostra bella Italietta. E, cosa che dovrebbe non mancare di solleticare il nostro orgoglio nazionale, o quel che ne resta, in entrambi c’è lo zampino dell’Italia.

Il primo esempio arriva dal Canada. Nei pressi di Vancouver, quest’anno, pochi giorni prima dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali, il governatore della British Columbia ha inaugurato il singolare impianto di Grouse Mountain: una turbina eolica di 1,5 MW, installata a 1.300 metri di quota per alimentare il locale comprensorio sciistico. A rendere l’aerogeneratore Leitwind, di tecnologia altoatesina, così degno di nota, è però la piattaforma panoramica installata in cima alla torre, a 65 metri di altezza, proprio al di sotto del generatore (ben visibile nella foto in alto e in queste qui accanto). Una piattaforma capace di ospitare fino a 36 persone, accessibile attraverso un ascensore interno alla torre, da cui godere di una magnifica panoramica sulla città (e chissà se prima o poi Gibson non ci scriverà qualcosa). The Eye of the Wind, questo il nome dell’impianto di Grouse Mountain, è stato giustamente definito dalle autorità e dai costruttori come il simbolo di un mondo sostenibile e di una rivoluzione silenziosa.

E speriamo davvero che faccia scuola. Per fortuna, grazie a un altrettanto emblematico progetto della On Office, uno studio internazionale di architetti di base a Porto, c’è da essere fiduciosi. I giovani soci dello studio (due portoghesi, un giapponese-americano, un italiano) hanno pensato di elaborare un progetto a dir poco ambizioso, prendendo spunto dall’attualità (l’impegno per i paesi europei di centrare l’obiettivo 20-20-20: la riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 20% e il simultaneo contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico nazionale nella proporzione del 20%, entrambi entro il 2020) e dalla specificità geografica di una nazione europea come la Norvegia (il più ampio sviluppo costiero del continente, la collocazione nella fascia continentale più esposta ai venti dell’Atlantico, la vocazione turistica). Il risultato è Turbine City, un wind resort del futuro: un impianto eolico off-shore costruito al largo delle coste di Stavanger. La scelta non è casuale, come spiegano gli architetti di On Office: la città è la quarta per popolazione della Norvegia, con un aeroporto internazionale collegato a scali sparsi un po’ per tutto il resto del continente, già meta turistica per le sue bellezze naturalistiche e importante base logistica per il settore petrolifero. Insomma, è una città con una storia e delle attrattive, che potrebbe legare il proprio nome alla prossima rivoluzione sostenibile (e cosa c’è di meglio per illustrarlo della slide qui di fianco?). Senza compromettere l’immagine storica della città.

Turbine City potrebbe ospitare hotel (150 camere in ogni turbina concepita allo scopo), musei, spa ed essere usata come approdo per navi da crociera e base d’appoggio per gli operai impiegati sulle piattaforme petrolifere dell’area, e al contempo rappresentare un nodo di generazione di energia da 392 MW di potenza. L’installazione comprenderebbe infatti 49 turbine da 8 MW l’una, sufficienti per soddisfare il fabbisogno di 120.000 utenze domestiche. La Norvegia, che ha il maggiore potenziale idroelettrico d’Europa, si presterebbe meglio di qualunque altra nazione del continente ad ospitare un impianto eolico di questa taglia: se altrove la natura intermittente e aleatoria del vento renderebbe un impianto di queste proporzioni una scommessa, per via delle debolezze e dei limiti strutturali delle reti di trasmissione, l’energia di Turbine City potrebbe essere accumulata sfruttando proprio i bacini idroelettrici come sistemi di stoccaggio. Un vantaggio non da poco, considerando che si stanno studiando da qualche tempo mega-progetti per fare della Norvegia l’accumulatore della mega-grid continentale.

Il futuro passa da qui.