Hanno reso la parola “partigiano” un insulto, rimosso il ricordo del sacrificio dei milioni di italiani mandati al fronte facendo leva sulla miseria, perseverato nella strategia dell’oblio fino a renderne istituzionale l’applicazione, a esclusivo beneficio della loro posizione attuale e della sua perpetuazione. Ma anche per questo, nella lunga e quasi mai gloriosa storia d’Italia, questa è una delle pagine che andrebbero non solo salvate, ma difese con le unghie e con i denti, fino all’ultima parola. Una pagina scritta con il sangue, grazie alla dedizione, al coraggio e alla coerenza di chi si batté per la Libertà sotto la bandiera della Resistenza.

Per ringraziare - perché non ci può essere altro modo di celebrare la ricorrenza che ringraziando e rendendo omaggio a chi rese possibile la sconfitta del nazifascismo - non ho trovato un modo migliore che riportare qui una pagina significativa di Fiori alla memoria, bellissimo poliziesco firmato dal grande Loriano Macchiavelli.

Sarti si siede di fianco a Rosas e, come Rosas, si limita a guardare la valle. Poi, chissà quanto tempo dopo, è proprio Rosas che comincia:
«Se vogliamo essere onesti, non è che il loro sacrificio sia stato del tutto utile: oggi ce ne accorgiamo bene. Ma loro, poveretti, non immaginavano che sarebbe finita così.»
Sarti ha capito di chi sta parlando e lo lascia dire:
«Fare un monumento alla loro memoria, oggi, non ha proprio nessun senso: ci siamo dimenticati perfino del perché sono morti. Può essere solo una sfida a chi vuole che dimentichiamo anche la loro morte. Una sfida che poi è inutile, perché non possiamo venire qui tutte le notti; prima o poi metteranno un paio di candelotti…»
[...] Rosas si leva gli occhiali, chiude gli occhi e si sdraia. Dice:
«Erano in cinquantatré e li hanno uccisi tutti. Massacrati senza che potessero neppure difendersi.»
Indica col braccio teso la collinetta che sta sopra le loro teste e domina il monumento:
«Di là hanno sparato, sparato, e sparato. Fino a quando ne hanno visto uno muovere un dito. Un lavoro ben fatto, con tutto il tempo che ci vuole per mettere in posizione le mitragliatrici e il resto…»
Né io e, credo, neppure Sarti, sapevamo come si fossero svolti i fatti: siamo molto ignoranti. Ma non so se è solamente colpa nostra.

Parole scritte nel 1975. Sembra che da allora non siamo stati capaci di procedere di un passo.