C’è questa immane nube di ceneri che sta tenendo in scacco l’Europa: aeroporti chiusi, voli annullati, ferrovie nel caos. Non seguo ormai quasi più i telegiornali, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno si è preso la briga di informare i telespettatori del nome del vulcano islandese che ha scatenato questo preludio di apocalisse. Sui giornali è tutto un rincorrersi di titoli sulla nube di cenere, il vulcano islandese, gli aeroporti bloccati e le nazioni isolate. Ma per trovare il nome del vulcano, ho dovuto penare. Anche questo forse è un indicatore sintomatico dei tempi in cui viviamo: conosciamo gli effetti, ma nessuno si preoccupa di scavare nelle cause.

Inoltre: com’è questa nube? Ce ne hanno mostrato le immagini, certo: i video si sprecano, peccato che riguardano tutti la colonna di fumo e di ceneri di 10 km che si è sprigionata dal vulcano. Della nube che ha paralizzato l’Europa (con conseguenze anche politiche), niente. Solo tracce indirette, come i bellissimi tramonti raccolti su Flickr. Ma la nube-in-sè? I satelliti hanno ripreso qualcosa, per consentire le splendide elaborazioni elettroniche che inondano i nostri schermi neurali, via etere e via web?

Ecco… magari è la stesura del nuovo romanzo che mi costringe a questi loop mentali, queste paranoie da eccesso di dati e ricostruzione circostanziata delle situazioni. La dietrologia è sempre in agguato con il sottoscrittto. Ma qualcun altro sembra condividere le mie stesse riserve. E personalmente sarei stato comunque dispiaciuto di vivere l’Armageddon senza sapere bene come tutto è cominciato. Se anche voi siete come me, il nome del vulcano è Eyjafjalla.

In attesa della fine del mondo, che ne dite di un brano dei Sigur Rós? Preparatevi un tè caldo e godetevi questo Hjartað Hamast: