[La notte tra il 7 e l'8 aprile 1979 Breece D'J Pacake moriva misteriosamente a Charlottesville, Virginia, per le conseguenze di una ferita da arma da fuoco, in circostanze non ancora del tutto chiarite. Lo scorso anno abbiamo preparato con il compagno Fazarov uno speciale su Next-Station.org per commemorare l'evento. Quest'anno voglio riproporvi un brano da uno dei suoi racconti, apparso postumo nel 1982 sulle pagine dell'Atlantic Monthly e ambientato nel mondo dei minatori del West Virginia, purtroppo tornato di tragica attualità proprio in questi ultimi giorni.]

Buddy schiacciò il grasso tra i denti della forchetta, cercando di recuperare la carne in mezzo a tutta quella poltiglia, e osservò Sally mentre mangiava. «Ci saranno dei soldi, Sal.»
«Non ricominciare. Sempre ci saranno, ma non ce ne sono mai.»
«Questa volta di sicuro. Estep e io abbiamo lavorato quella roba oggi. Una scavatrice D-nove e una pala meccanica ci farebbero finire alla svelta. Curt ha il contratto e tutto.»
«Pensavo che i tuoi genitori avessero già regolato i conti con le colline qui intorno.»
Lui si rivide in piedi a un funerale sotto il sole, non riusciva a dire chi, ma il profumo di Vitalis che veniva dalle mani di suo padre gli aveva rivoltato lo stomaco e le scarpe nuove gli facevano male ai piedi.
«Mai avuto un tetto sopra la testa, neppure quello. Rimani, Sal.»
Con la forchetta, Sally disegnava curve pigre nella zuppa di fagioli. Scosse la testa. «No, sono stanca di vivere di parole.»
«Queste non sono parole. Che cosa ti ha fatto stare con me così tanto tempo?»
«Le parole.»
«E l’amore? L’amore non è parlare.»
«Fare la puttana è parlare.»
La sua mano schizzò sopra il tavolo; per il colpo, la testa di Sally si girò da un lato e lei diventò tutta rossa. Si tirò su con calma, mise il piatto nel lavello e camminò per l’ingresso fino alla stanza da letto. Buddy la sentì accendere la televisione, ma il brusio diminuiva e lasciava spazio soltanto al guaire dei cani. Osservò il suo piatto che diventava freddo, mentre il grasso si incrostava sui bordi.
[…]

Il colpo riscosse Sally dal dormiveglia, ma si rimise giù, guardando la luce azzurra della tv che giocava contro i fiori rugginosi delle crepe del soffitto, mentre gli ultimi grani di cocaina le entravano in testa. Si allungò, si sentì galleggiare in un oceano di luce azzurra che gorgogliava attorno al suo corpo, si rilassò. Sapeva che era più carina delle ragazze al Thunderball Club o di quelle alla televisione; e molto più divertente.
«Moltisssssimo» sussurrò, più e più volte.
La sagoma di Buddy apparve sulla porta. «Non torneranno» disse.
«Chi?» Sally si sedette, lasciando che le lenzuola le scivolassero via dai seni.
«I cani.»
«Ah, sì.»
«Non ci fai i soldi così, Sal. Troppa roba gratis che ci gira intorno.»
«Sì? E tutto il denaro che fai tu mi terrà qui?»
Lui tornò verso l’ingresso.
«Buddy» disse lei. E lo sentì fermarsi. «Vieni.»
Mentre lui si toglieva le scarpe, lei fu colpita molto più del solito dal suo dorso arcuato; ma quando lui si girò verso di lei, il suo petto si gonfiò mentre si sbottonava la camicia. Da dove stava, la luce dell’ingresso si mischiava con quella della tv, colpendo i suoi occhi con lampi bianchi e rosa mentre lei si muoveva tra le onde delle coperte per fargli posto.
Lui entrò nel letto, le mani fredde le accarezzarono la vita e lei sentì piccoli tremiti nei muscoli di lui. Gli passò un dito giù per la spina dorsale per farlo eccitare.
«Quando parti?»
«Abbastanza presto» disse lei, tirandoselo più vicino.

Da La cava (Hollow) di Breece D’J Pancake. Traduzione di Ivan Tassi per Trilobiti (ISBN Edizioni, 2005). Foto di Dixon Marshall, “Mountain Icecap: South Branch Mountain”.

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Breece D’J Pancake, trent’anni dopo, 05-04-2009
Pancake: una riflessione sul tempo, 10-04-2009