Week-end dedicato al culto degli abissi, questo appena trascorso. Ben due film ispirati dall’opera del solitario di Providence, sua maestà H.P. Lovecraft, hanno innescato un piacevole stato di regressione onirica agli incubi della mia adolescenza, quando ne spulciavo i racconti nelle economicissime edizioni tascabili in cartastraccia che alimentavano la sete di orrore della mia generazione. The Call of Cthulhu e Cthulhu sono due film estremamente diversi tra di loro per approccio, estetica e budget, eppure profondamente affini nel rendere omaggio all’immaginario del più grande evocatore dell’ignoto e dell’orrore cosmico che la letteratura abbia mai avuto al suo servizio.

Cominciamo con The Call of Cthulhu, mediometraggio del 2005 prodotto da Sean Branney e Andrew Leman (che si sono equamente ripartiti i ruoli, prendendosi in carico rispettivamente la sceneggiatura e la regia) e distribuito dalla Howard Phillips Lovecraft Historical Society. Un budget stimato di 50.000 dollari per 47 minuti di pellicola in bianco e nero. Ma la particolarità dell’opera è che si tratta di un film muto, girato praticamente in aderenza alla tecnica cinematografica dell’epoca. L’esperimento e allo stesso tempo il gioco degli autori consiste in pratica nel fare un film come se fosse stato realizzato nello stesso periodo della stesura del racconto originale (estate 1926, secondo gli studiosi lovecraftiani). Esteticamente ci troviamo dalle parti del cinema espressionista tedesco. Secondo Wikipedia è anche il primo film ispirato dal celeberrimo “Il richiamo di Cthulhu” e Paul Di Filippo, concittadino del solitario e a sua volta penna brillantissima ed eclettica, lo ha addirittura giudicato alla sua uscita come ”il miglior adattamento di HPL realizzato finora”. Di sicuro il mediometraggio di Leman e Branney ha una fedeltà alle atmosfere e alla storia originale che viene meno solo nella parte conclusiva.

Gli attori sembrano divertirsi a giocare al cinema di ottant’anni fa e la partitura musicale è pregevole nel condurre il climax e assistere emotivamente la scena. Le scenografie, solitamente povere, raggiungono il loro apice nella ricostruzione dei sogni che tormentano i personaggi e nel lungo flashback del naufragio sull’isola di R’lyeh, dove “il morto Cthulhu aspetta sognando” tra geometrie non euclidee e costruzioni ciclopiche che richiamano alla mente Il gabinetto del dottor Caligari (i più giovani facciano pure riferimento ai videoclip di Otherside dei Red Hot Chili Peppers oppure di Cemeteries of London dei Coldplay). E’ nel terzo capitolo, The Madness from the Sea, che il film si discosta maggiormente dall’originale: laddove Lovecraft lavorava di iperboli e retorica per sottrarre la mostruosa divinità degli abissi allo sguardo del lettore (l’orrore cosmico vive per Lovecraft di irrazionalità e per questo risulta sempre indefinito e indescrivibile), per guadagnare l’elemento perturbante attraverso la messa a fuoco delle impressioni dei personaggi, i produttori della pellicola sembrano invece voler spingere l’omaggio citazionista alle estreme conseguenze, abbracciando tutto l’artigianato cinematografico di quell’epoca. Per cui non si lasciano sfuggire l’occasione per rappresentare le onde del mare in tempesta con un bel telone agitato dai tecnici di scena e realizzare in passo uno l’irruzione in campo di Cthulhu. Soluzioni interessanti, che se da un lato allontanano l’estetica del film dalla sensibilità delle masse, dall’altro ne esaltano l’impronta di autentica passione che lo caratterizza.

Il film, che ha un suo sito web ricco di contenuti, dopo la partecipazione a diversi festival è stato distribuito in DVD (Horror Magazine lo ha recensito). Questo che segue è il suo trailer originale.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Trailer - The Call of Cthulhu movie

Cthulhu, malgrado il titolo, è in realtà l’adattamento di un altro racconto di Lovecraft, tra i più angoscianti: “The Shadow Over Innsmouth”. Prodotto nel 2007, adattato per il grande schermo da Grant Cogswell e Daniel Gildark e diretto da quest’ultimo, a quanto pare non ha incontrato la fortuna sperata ai botteghini. Costato 750.000 dollari, stando alle note di IMDb, complice la pessima distribuzione avrebbe registrato incassi disastrosi. Ciò non toglie che sia un ottimo film, sul quale mi sento di appoggiare al 100% le parole di S.T. Joshi, uno dei massimi esperti mondiali di Lovecraft: “Fabulous – the essence of Lovecraft… maybe the best Lovecraft adaptation I have seen to date“.

Forte di un cast credibilissimo che riesce ad amalgamarsi alla perfezione, Cthulhu sa rendere con inquietante efficacia l’atmosfera dell’immaginaria Riversmouth. Al centro della storia ci sono la vita privata di Russell Marsch (un docente di storia che da anni vive lontano da casa per via dei dissapori avuti con il padre) e i misteri della sua famiglia (su cui sembrerebbe reggersi l’esistenza del cosiddetto Ordine Esoterico di Dagon, di cui suo padre è uno dei pastori spirituali o forse addirittura il leader). Le due particolarità di questa pellicola sono la scelta di caratterizzare il protagonista come un omosessuale osteggiato dalla famiglia e il trasferimento dell’azione dal New England tipico di Lovecraft al Pacific Northwest. L’omosessualità diventa una sorta di reazione inconscia di Russell per evitare al mondo l’orrore della propria progenie, mentre gli sforzi della sua famiglia (e non solo) per ricondurlo nella presunta “normalità” trovano la loro unica giustificazione nella propagazione della loro stirpe immonda.

Lavoro di spessore e capace di far riflettere e discutere, il film si dimostra particolarmente ispirato nell’adattare gli incubi striscianti sotto la rassicurante e in apparenza tranquilla vita di provincia, per non parlare dei segreti ancora peggiori covati tra le mura domestiche. Stupisce quasi che si tratti di un’opera prima, per la sua maturità. Cthulhu è una pellicola profondamente metaforica, in grado di sovrapporre molteplici chiavi di lettura al proprio scheletro narrativo. Il viaggio nella memoria del protagonista alla riscoperta delle radici che per tutta la vita adulta ha cercato di troncare è reso con una credibile partecipazione da Jason Cottle, mentre le donne si presentano affascinanti e terribili, autentici ricettacoli del male (da applausi sia Cara Buono nelle vesti della sorella di Russell, che Tori Spelling in quelli della sua seduttrice). La fotografia di Sean Kirby è in una parola magistrale: fredda nel rendere l’angoscia esistenziale e lo stato di clandestinità in cui Russell conduce la propria vita, avvolgente fino a sfiorare l’opprimente negli interni familiari della casa in cui si vorrebbe ricondurre Russell alla rettitudine, livida e alienante nel rendere le strade di Riversmouth che si adagiano nel crepuscolo, il suo litorale preso d’assalto da onde foriere di sventure. Il precipitare degli eventi che portano all’epilogo è forse la parte più aderente a “La maschera di Innsmouth”, ma anche il finale - pur nella sua sospensione - si carica di un pathos che non è difficile considerare come un omaggio all’opera originaria, con tutta l’inquietudine che può lasciare addosso allo spettatore la sua chiusura.

Official Trailer for Cthulhu, the Movie

Il sito web ufficiale del film è http://www.cthulhu-themovie.com/index1.html