C’è una cosa in Campania che negli anni si è dimostrata per la sua gente altrettanto dannosa del sistema camorristico: è il suo sistema politico, un trionfo bizantino di caste e clientelismi che sconfina per sua natura nel sistema parallelo dell’anti-Stato per eccellenza. Trasformata da Bassolino nel suo feudo, calpestata senza pietà e sfigurata agli occhi del mondo, la Campania si trova adesso a un bivio.

Però questa è anche una situazione che potrebbe impartire l’ultima lezione al partito senza base che dalla sua fondazione aspira a un ruolo improponibile di governo, al di là della portata della sua classe dirigente. Uno dei diritti negati ai giovani del 2010, rispetto ai giovani di trent’anni fa, è l’impossibilità di votare per una forza di sinistra che possa aspirare a un peso specifico, che sappia mettere l’interesse nel futuro davanti alle contingenze del presente e possa offrire un’alternativa concreta all’egemonia culturale e sociale dell’autocrazia neofascista alla cui instaurazione il PD ha efficacemente contribuito. E questa è la sconfitta del PD e dei suoi papaveri, prima ancora che dell’insignificante nebulosa di partitini post-comunisti con l’unica vocazione di una nuclearizzazione infinita.

Alle prossime regionali, in Campania si fronteggeranno due sistemi politici con un unico comune denominatore: la benedizione dei santi di Gomorra. Nello scontro tra i due candidati finora usciti dai rispettivi conclavi, il sistema avrà la rassicurante certezza che chiunque la spunti niente verrà intaccato nella sua gerarchia di traffici e interessi. Per questo, anche se non mi sento di sottoscrivere l’appello perché in un affare tanto delicato nessuno ha il diritto di porre pressioni su qualcuno per ottenerne il coinvolgimento, oggi metto nero su bianco che una lista o coalizione di liste raccolte intorno a una figura di ineccepibile rigore morale può essere l’unica ragione a spingermi di nuovo a mettere una croce su una scheda. Quindi, aspetto con curiosità gli sviluppi.