Da qualche giorno il battage promozionale dell’atteso Avatar ha cominciato a risuonare lungo la spina dorsale mediatica della penisola, dove uscirà - ormai lo saprete tutti - il 15 gennaio prossimo, con quasi un mese di ritardo rispetto al resto del mondo (i distributori, a quanto pare, hanno deciso di metterlo in quarantena per evitare di guastare la festa al penoso baraccone dei cinepanettoni di casa nostra, che da venti e rotti anni allieta i palati degli spettatori sotto le feste natalizie). Da quanto si apprende on-line, con i dovuti distinguo il film è piaciuto praticamente a tutti quelli che lo hanno visto, a eccezione della destra made in USA, i cui commentatori lo hanno reputato troppo hippie e anti-americano per i propri standard di qualità. Così va la vita.

Intanto il film, partito con qualche incertezza per via della concorrenza nelle sale americane, si è attestato ad oggi come il quarto maggiore incasso nella storia del cinema, arrivando a 1,02 miliardi di dollari dopo soli 17 giorni e apprestandosi a sfondare quota 400 milioni nel mercato domestico nel giro di 20 giorni dall’uscita (avvenuta il 18 dicembre scorso). Nel giro di qualche settimana ci si aspetta che altri primati verranno frantumati e Avatar potrebbe assestarsi in seconda posizione nel box office di tutti i tempi, alle spalle dell’altro storico successo di James Cameron, Titanic. Ed è interessante il parallelo tra i due film e le rispettive genesi: il melodramma oceanico sembrò mettere seriamente a repentaglio la carriera del regista californiano prima dell’uscita nelle sale e delle 11 statuette ritirate nella notte degli Oscar nel 1998, provandolo al punto da spingerlo a prendersi una lunga pausa prima di dedicarsi alla realizzazione di questa epopea planetaria, rimasta per oltre 20 anni nel cassetto con il titolo di lavoro di Xenogenesis; l’avventura spaziale di Avatar alla fine si è materializzata, 31 anni dopo la prima idea fiorita nei sogni di Cameron a seguito della visione del primo Star Wars di George Lucas, nell’attesa generale montata per il mondo man mano che il tempo passava e il silenzio dagli studios persisteva, e parrebbe non aver deluso i curiosi aumentati nel frattempo.

In effetti, una cosa che ha messo d’accordo tutti quelli che finora hanno avuto la possibilità di vedere la pellicola è la rivoluzione tecnologica operata da Cameron. Al di là dell’efficacia della storia, l’esperienza della visione è stata celebrata da tutti gli autori/blogger d’Oltreoceano. L’innovativa tecnica 3D messa a punto da Cameron con la collaborazione della Sony produrrà probabilmente molto presto un autentico stravolgimento nel nostro modo di intendere la fruizione dei prodotti cinematografici. Nelle mani dei grandi maestri della camera da presa, questo potrebbe essere l’aleph per la riproduzione del sense of wonder che si pretende da ogni immersione di questo tipo. In questo senso, la serietà e la convinzione con cui Cameron si è dedicato al progetto viene confermata dalle pagine già on line della sua Pandorapedia, messa a punto a supporto del grandioso processo di worldbuilding operato dall’autore.

Cameron si è circondato di uno staff di scienziati, linguisti, tecnici e scrittori per catalogare la fauna e la flora immaginaria del suo mondo di fantasia, per ideare da zero la lingua parlata dai Na’vi e per conferire spessore e profondità allo scenario portato sugli schermi, che si spinge molto al di là della cornice di quanto si potrà presto vedere nelle sale. E questo rivela influenze insospettate e sottaciute dalla critica che se n’è occupata (almeno nei pezzi che ho avuto modo di leggere). Un esempio?

Dalla scheda dedicata su Pandorapedia al Programma Avatar della RDA (Resources Development Administration, il colosso dell’esplorazione interplanetaria che intende sfruttare le riserve minerarie di Pandora incontrando le resistenze della sua popolazione Na’vi), si apprende che la tecnologia di proiezione mentale, attraverso cui i soldati della Secops si interfacciano direttamente ai corpi di ibridi Na’vi bioingegnerizzati per infiltrare i guerriglieri di Pandora, deriva dal progetto Dark Dreamer del dottor Cordell Lovecraft, basato sull’idea di trasmettere pensieri e processi neurali a distanza per agevolare la comunicazione interspecie.

Building on work with brain-wiped primates and condemned criminals, Dr. Lovecraft was able to demonstrate that full sensory bonding could be established between human twins, human-animal hybrids that shared common DNA, and eventually human-Na’vi hybrids with common genetic blueprints.

Since Na’vi don’t use DNA or RNA to carry their genetic information, producing a ‘translation table’ that matched DNA with NVTranscriptase closely enough to allow a level of morphic resonance strong enough for communication to occur required months of computer time and multiple failed experiments, some of which caused irreparable trauma to volunteer subjects.

Eventually the Avatar Program succeeded in producing the first viable hybrids between completely unrelated species – a considerable achievement since, as Dr Lovecraft famously remarked, humans are “far more closely related genetically to garden slugs than to Na’vi”.

Come dimostra il brano riportato, humour nero e pseudoscienze (il richiamo ai campi morfogenetici di Rupert Sheldrake è una vera chicca) sono state profuse nel processo di concezione dello scenario di Avatar. Inoltre, come già era stato efficacemente sperimentato con Cloverfield, anche per Avatar sono stati preparati dei siti di supporto per il marketing virale, come questo. Dettagli, si dirà. Ma dettagli capaci di promettere un’esperienza totale, se non definitiva.