Fino a 15 anni fa, mi capitava piuttosto spesso di perdermi tra le stelle. Accadeva nelle umide notti d’estate che si dispiegavano oltre il triangolo delimitato da Vega, Deneb e Altair, come pure nelle fredde e cristalline notti invernali che si dilatavano nel segno di Orione. Mi succede ancora adesso, ma si tratta di occasioni più rare: un po’ per i casi della vita che dall’università in avanti mi hanno sempre trattenuto sotto il cielo inquinato di luci delle grandi città; un po’ perché è giusto così, per riuscire ancora ad apprezzare davvero la magia dello spettacolo replicato per noi ogni sera, al calar del sole, dall’universo.

Da circa un mese un gruppo di ricercatori britannici ha messo a punto uno strumento che raccoglie i risultati di alcuni tra i principali occhi elettronici ideati per scrutare le profondità del cosmo. Ne hanno parlato i blog di riferimento per le questioni astronomiche e scientifiche che trovate tra i link dello Strano Attrattore. Chromoscope consente di spostarsi nel cielo scivolando lungo le frequenze dello spettro elettromagnetico, dai raggi gamma e X alle onde radio, passando per lo spettro visibile, la banda di emissione alfa dell’idrogeno, l’infrarosso e le microonde. Come surrogato e sublimazione di quelle notti di osservazione, è un’esperienza suggestiva. E una maniera evocativa per riprendere le trasmissioni su questo blog.