Il 2009 volge al termine. Tempo di bilanci? Mi piacerebbe dedicargli un po’ di bit, nei prossimi giorni/settimane (impegni vari permettendo), ma per il momento mi limito a un consuntivo molto poco professionale e piuttosto personale sul decennio che sta vivendo in queste ore i suoi ultimi battiti di orologio. Senza idea di dove stiamo volando, mi accontenterei di sapere almeno cosa stiamo vivendo. Dunque, a che punto siamo arrivati?

Questi anni Zero - su questo forse saremo in molti d’accordo - sono stati anni di attesa e di disincanto. Ci eravamo abituati da un pezzo all’idea che il 2000 non ci avrebbe portato macchine volanti e spinner, se non altro, ma l’incidente occorso allo space shuttle Columbia al rientro dallo spazio (2003) ha assestato un colpo quasi fatale a una NASA già in difficoltà. Per fortuna i programmi Mars Exploration Rover (meglio noti come Spirit e Opportunity) e Mars Reconaissance Orbiter hanno risollevato già a partire dal 2004 le sorti del colosso governativo americano, tenendo desti lo stupore e la meraviglia intorno all’esplorazione spaziale.

Ma se torniamo alla superficie terrestre e ai suoi problemi, questi anni verranno probabilmente ricordati come gli anni del Terrore: l’11 settembre 2001 ha offerto il pretesto per il più sistematico tentativo di colonizzazione dopo la fine della Guerra Fredda, aprendo la strada a due guerre e istituzionalizzando la violazione dei diritti civili nell’unica superpotenza sopravvissuta al collasso. La Russia ha saputo distinguersi autorevolmente in Cecenia, a Beslan, nell’eliminazione del dissenso interno (protocollo Litvinenko a base di polonio-210 contro gli informatori e protocollo Politkovskaya contro i giornalisti indipendenti) e forse ha avuto in Georgia la sua Baia dei Porci. A inizio 2009, con l’Operazione Piombo Fuso anche Israele ha dimostrato il proprio diritto a rivendicare una posizione di spicco tra i totalitarismi del nuovo secolo.

Sono stati gli anni dell’uragano Katrina che ha devastato New Orleans (2005) e messo sotto gli occhi del mondo l’inefficienza dell’amministrazione americana, alle prese con le sue ambizioni di democratizzazione del Medio Oriente o, come per un certo frangente ci è piaciuto chiamarlo in Italia, lo “scontro di civiltà”; gli anni dello tsunami che ha travolto le coste dell’Oceano Indiano (2004); gli anni delle epidemie fantasma e delle pandemie annunciate. Ma anche gli anni della diffusione delle fonti rinnovabili a scapito dei combustibili tradizionali. E come per il precedente capitolo in materia di diritti umani, l’elezione di Barack Obama lascia aperti ampi spiragli di miglioramento nella tutela dell’ambiente e nell’ascesa della green economy.

Il sogno del Nuovo Secolo Americano ha dovuto confrontarsi all’atto pratico con una decisa volontà di cambiamento e con la dura lezione della crisi del sistema capitalista e della recessione che ancora oggi grava sull’economia globale. La Cina e l’India hanno saputo dimostrarsi come i veri concorrenti degli USA sulla scena internazionale del XXI secolo e, se vogliamo avere una speranza anche misera di immaginare l’ombra del mondo tra qualche decennio, faremmo meglio a mandare in soffitta l’egocentrismo dell’Occidente.

In Italia il G8 di Genova ha fatto dimenticare i giorni di Seattle e abbiamo assistito al progressivo, inesorabile monopolio del linguaggio politico da parte del berlusconismo, la nuova religione di stato che ha saputo fare piazza pulita degli schemi e degli schieramenti pre-esistenti (non senza la complicità dei diretti interessati). L’italian way of life eruttato a ciclo continuo dalle emittenti presidenziali ha trasformato un popolo a immagine e somiglianza delle reclame della TV: apparenza patinata, sostanza adulterata. Lo possiamo vedere su qualsiasi piano, dal dibattito politico alla semplice occasione di discussione e confronto. Che si parli di politica, libri o film, la regola da seguire è sempre quella della sopraffazione, dell’annientamento dell’oppositore. L’apertura al confronto è diventata una bugia da usare come esca per lo scontro finalizzato all’assimilazione o alla distruzione. Tertium non datur. L’ignoranza è forza, in piena aderenza con lo stile orwelliano del bispensiero.

Nel nostro piccolo, la fantascienza ha subito la perdita di Vonnegut, Disch, Crichton, Aldani, Farmer, Ballard e Capitan America e il campo del fantastico italiano è sempre più simile a uno stadio. Sopravvivono margini di speranza? Non ne sono molto convinto, ma mi piace continuare a crederci. Dopotutto siamo sopravvissuti al Millennio (ricordate la paura per l’Y2k?) e gli anni Zero hanno saputo riservarci anche delle sorprese. Oltre a quelle già menzionate: la nuova fantascienza di Richard K. Morgan, Charles Stross, Cory Doctorow, Alastair Reynolds e, in Italia, la rinascita della gloriosa Robot e una promettente ripresa di “Urania”; i nuovi spazi di resistenza politica e di critica sociale esplorati da Saviano e dal giornalismo d’inchiesta; la grande corsa alla frontiera elettronica della rete; l’attivazione dell’LHC del CERN, il più importante esperimento scientifico mai concepito finora.

A ricordo delle basi gettate in questi anni, le parole da portare con me negli anni Dieci saranno: postumanesimo, Singolarità Tecnologica, agalmia, Accelerando, augmented reality, connettivismo, internet, banda larga, wireless, Creative Commons, web semantico, RFID, geoweb, green economysmart grid, bosone di Higgs, Zero Waste, demokratura, bispensiero, Gomorra. Sicuramente dimentico qualcosa, ma sarà interessante assistere all’evoluzione dello Zeitgeist a partire da questa manciata di elementi, come in un esperimento volto alla definizione dello spirito dei tempi e del suo campo memetico a partire da un modello culturale di base.

[Picture by SciFi Scanner: Strange Days, 1995]