Primo vero giorno di ferie da molti mesi a questa parte e la lettura di Fritz Leiber mi ha tenuto compagnia. Il libro è Nostra Signora delle Tenebre (1978), che aspettavo di leggere da un pezzo: un libro che è un mystery dai risvolti sovrannaturali e non a caso, secondo pareri illustri, merita il titolo di iniziatore dell’urban fantasy, un territorio che non ho mai frequentato. Si tratta di pagine avvolgenti, che conducono il lettore alla scoperta di San Francisco e dei suoi misteri attraverso la mappa tracciata da un libro segreto e maledetto: Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica di Thibaut De Castries (che fin dal nome echeggia il Thomas De Quincey dei Suspiria de Profundis, con una cui epigrafe il libro si apre, ma anche Adolphe De Castro, sinistra figura che compare nei racconti di H.P. Lovecraft, il quale a sua volta, con Clark Ashton Smith, aleggia su queste pagine come un nume tutelare).

Mi sono ritrovato a sovrapporre la lettura di questo libro agli strascichi di X: per una di quelle strane coincidenze che sembrano davvero dei segni del destino, programmate per mostrarti una cosa da angolazioni diverse ma complementari, mi sono ritrovato sbalzato nuovamente nella Bay Area, a contemplarne il panorama assolato come doveva apparire sul finire degli anni ‘70, prima dell’esplosione infomatica e dell’angoscia degli Anni del Terrore. Nelle pagine di Leiber, la cospirazione affonda le radici nella storia della città e sconfina in una trama dalle forti suggestioni fantastiche, mentre una rete di simboli e segni arcani prelude alla rete usata dai giovanissimi protagonisti di Doctorow per contrastare il controllo del DHS.

La trama è giostrata intorno alla lettura dello pseudobiblium di De Castries. La sua è una figura riuscita, oscura e inquietante, che resta sospesa sullo sfondo della storia come una presenza spettrale, al pari dei fantasmi a cui dava la caccia per le strade delle metropoli all’inizio del Novecento. Infatti, nella sua vita di avventuriero e stregone, De Castries era stato molto preoccupato per gli “immensi quantitativi” di acciaio e di carta che si accumulano nelle grandi città, per il gasolio e il gas naturale, nonché per l’elettricità: tutte grandezze che si applicò a calcolare con cura, dalla carta depositata negli archivi centrali all’acciaio usato nell’edilizia all’elettricità che corre nei cavi. Ma la cosa che lo preoccupava maggiormente erano gli effetti psicologici o spirituali («paramentali», secondo la sua originale definizione) di tutto ciò che si accumula nelle megalopoli. La Megalopolisomanzia è l’arte - la «nuova scienza» nella sua definizione - che avrebbe dovuto consegnargli il controllo di questo immane potere messo a disposizione dell’uomo dal progresso moderno.

Su questo tema prometto che prima o poi torneremo a dilungarci. Nel frattempo vi segnalo l’articolo di Annalee Newitz su io9 che prende lo spunto dalle suggestioni di Leiber e vi lascio con due citazioni dallo pseudobiblium di De Castries, lettura quanto mai adatta in una serata sotto zero come questa.

In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.

Poiché noi moderni uomini delle città abitiamo già nelle tombe e siamo abituati in un certo senso alla mortalità, sorge la possibilità di un indefinito prolungamento di questa morte vivente. Eppure, sebbene accettabile, sarebbe un’esistenza morbosa e desolata, senza vitalità e senza pensiero, solo con la paramentazione, e i nostri principali compagni sarebbero entità paramentali di origine azoica, più maligni dei ragni e delle donnole.

[In alto a destra: la Transamerica Pyramid in una foto di Aldask; in basso a sinistra, pseudo-copertina della pseudo-edizione greca di Megapolisomancy: A New Science of Cities.]