Archive for Novembre, 2009

Bushmen, Outback

Posted on Novembre 20th, 2009 in Futuro, ROSTA | No Comments »

Registro questo suggestivo articolo su Alice Springs. E lo archivio per futuri sviluppi.

Disgelo

Posted on Novembre 17th, 2009 in Fantascienza, Nova x-Press | 2 Comments »

Magari è un po’ presto per parlare di disgelo su questo blog, che negli ultimi tempi sta risentendo più che mai dell’accumulo di attività del sottoscritto, ma è una parola che mi è subito venuta in mente scorrendo i commenti suscitati dall’inchiesta di Robot (nata su istigazione di Silvio Sosio) sulla presunta morte della fantascienza. Onestamente, benché ancora pochi, fanno piacere feedback così positivi da parte di lettori che, in alcuni casi, mi sembra di capire che siano anche molto giovani.

Da tempo credo che alla fantascienza, e in particolare la fantascienza italiana, gioverebbe un ricambio generazionale. Non negli addetti ai lavori, scrittori ed editori, intendiamoci, ma nell’audience dei lettori, ormai livellata verso fasce d’età sempre più alte. E’ un dato di fatto palese per chi come me frequenta da anni gruppi di discussione e forum: raramente le nuove iscrizioni coincidono anche con un abbassamento dell’età media, più spesso si tratta magari di lettori esperti che si avvicinano al nuovo (?) mezzo della Rete. Resto convinto che non basti ampliare il bacino di utenza per garantire un futuro al genere. Ci vogliono energie nuove, in grado di sostenere nuove idee. Ci vorrebbe una generazione intera di appassionati come quella che negli anni ‘70 animò prima “Galassia”, alimentò le fucine editoriali della Nord e diede vita a Robot.

Purtroppo, troppo spesso oggi capita invece di assistere alla deriva dei più giovani lontano dalla lettura, magari incantati dalle sirene di forme di intrattenimento più immediate e interattive. Bisognerebbe avviare una riflessione comune su che cosa, oggi, nel 2009, potrebbe richiamare questi giovani verso i territori di un immaginario e il piacere di una pratica (la fantascienza, la lettura) che di qui a qualche anno potremmo ascrivere al registro delle specie protette. Inutile parlare di bestseller, quando tradizionalmente i successi del genere sono stati degli slow seller (e voglio riportare dal n. 46 di Robot le testuali parole di Salvatore Proietti: “[un libro] che vende lentamente ma regolarmente per un periodo prolungato, il cui risultato non si valuta subito. La SF è letteratura da backlist o da midlist, da catalogo, da ristampe continue ma senza altissime tirature; un po’ come i classici…”). E proprio per questo l’inseguimento e l’attesa di un successo veloce rischierebbero di rivelarsi vani comunque di fronte alla triste realtà di un fuoco di paglia.

Bisognerebbe riscoprire piuttosto la vocazione popolare del genere, e con questo mi riferisco al suo potere di penetrazione nell’immaginario dell’uomo contemporaneo, non alla sua “standardizzazione”. Il nostro immaginario è stato diffusamente colonizzato dalla fantascienza e dal suo linguaggio, solo che quasi nessuno sembra rendersene conto. Né la gente lontana dal genere, che subisce passivamente queste dinamiche; né le fasce conservatrici, ultraortodosse potremmo definirle con una sfumatura politica, degli appassionati restii a separarsi dalle loro convinzioni dogmatiche su cosa sia e soprattutto su cosa debba essere la fantascienza (troppo spesso qualcosa che resta lontano anni luce dal modo in cui la fantascienza, dall’inner space al cyberspazio, ha saputo trasformare la nostra comprensione della società).

E qui torniamo al discorso che facevo sopra, sull’opportunità di richiamare l’attenzione dei lettori più giovani, con il proposito di portare nuova linfa al servizio del genere e della sua evoluzione futura. E’ utopistico sperarlo? Forse è così. Ma è alla luce di questa convinzione che ritengo che un progetto come Google Books, con la sua carica sovvertitrice dello status acquisito, possa rappresentare una valida speranza proprio come primo passo in questa direzione. Ovviamente, non basta solo la tecnologia. “La potenza è nulla senza controllo”, recitava un famoso spot di qualche tempo fa. L’evoluzione del vettore attraverso una varietà di canali e di sbocchi, insomma, deve essere accompagnata da uno sviluppo analogo delle tematiche. La sensibilità, invece, basta che resti al passo con i tempi. Non è poi chiedere tanto, o sbaglio?

Mare nostro

Posted on Novembre 15th, 2009 in Kipple, Micro | 2 Comments »

Per non appesantire la precedente segnalazione, includo qui alcuni altri link utili sulle “navi dei veleni”:

“Navi dei veleni”: il mistero corre lungo i fondali calabresi di Egidio Lorito (da Eco di Basilicata, 15 ottobre 2009)
Ecco come la ‘ndrangheta ha ucciso la mia terra di Biagio Santamaria (da Indymedia Calabria, 23 settembre 2009)
Jolly Rosso, navi dei veleni e traffico di rifiuti di Anna Foti (da TerreLibere, 27 dicembre 2008)
Navi di veleni: ecomafie di Stato e multinazionali del crimine di Gianni Lannes (da Terra Nostra, 29 ottobre 2009)
La rotta della Eden V perduta in Adriatico, una video-inchiesta sul traffico di rifiuti via mare e le discariche sottomarine del Gargano, pubblicata l’11 novembre scorso su Terra Nostra.

Mentre andiamo concludendo con il compagno Fernosky l’ultima revisione del nostro noir mediterraneo a 4 mani, siamo costretti a fare i conti con la trama dei segreti che sembra trasformare in una spy-story la realtà in cui viviamo. Nei venti dell’Apocalisse che minacciano Bassitalia, può avere davvero uno strano effetto imbattersi in pezzi come quelli di Lorito e Santamaria, in cui sembra di rivedere echi di personaggi come Carmine Serpieri e Nicola Chianese. Questo - bisogna dirlo - è incoraggiante. Perché dimostra, insieme all’esperienza eroica di Terra Nostra e del suo direttore, come persone in grado di opporsi al malaffare dilagante esistano davvero. Non solo nelle pagine di un romanzo.

Le navi del sospetto

Posted on Novembre 15th, 2009 in Kipple, Micro | No Comments »

Che ci dessero a bere ciò che pare e piace a loro, in questa vicenda assurda è stato chiaro fin dal primo momento, prima che le navi dei veleni si trasformassero in navi delle menzogne. Per farsi un’idea delle proporzioni della bugia che vuole mettere a tacere tutte le voci intorno al cimitero tossico in cui hanno trasformato i nostri mari, basta dare un’occhiata al meritorio progetto di In fondo al mar. Da qui si ricava questo indice di contenuti on-line utile per gli interessati:

  • Rifiuti radioattivi: il caso Italia (1995)
  • L’intrigo radioattivo (1996)
  • Le navi dei veleni - Cronistoria di un intrigo internazionale (2004)
  • Le navi a perdere (dal Rapporto Ecomafia 2006)
  • Inchiesta de La Nuova Ecologia - “Le navi a perdere” (2008)
  • Ha da passà a nuttata

    Posted on Novembre 10th, 2009 in Agitprop, Kipple | 3 Comments »

    Ma sarà davvero così? Solo un anno fa un’inchiesta dell’Espresso accendeva i riflettori sul “candidato dei casalesi”. La lunga notte è proseguita con le voci sempre più insistenti sulla candidatura del sottosegretario all’Economia, nonché coordinatore regionale del Pdl, alla poltrona di governatore della Campania. Un ruolo, quello della presidenza, praticamente servito alla destra su un piatto d’argento dal governatore in carica Bassolino, grazie alla sua politica di clientelismo e ignavia degna di un Vicerè (si rimanda alla gestione della Crisi Rifiuti per rispolverare un po’ i ricordi). Comunque, oggi qualcuno si accorge che forse, alla fine della fiera, per una volta prevenire potrebbe essere meglio che curare. E’ comunque presto per parlare di sussulto di coscienza per la nostra democrazia malandata: gli indizi erano già da un pezzo piuttosto eloquenti, quindi probabilmente l’iniziativa della magistratura era solo una questione di tempo. Il rischio ora è che finisca per arenarsi nelle secche delle immunità e dell’iter autorizzativo della giunta della Camera, ma non sarebbe una sorpresa.

    Contro il silenzio e l’indifferenza, consiglio di leggere l’intervento di Roberto Saviano su Repubblica. Ne riporto uno stralcio.

    Secondo Gaetano Vassallo, il pentito dei rifiuti facente parte della fazione Bidognetti, Cosentino insieme a Luigi Cesaro, altro parlamentare Pdl assai potente, in zona controllava per il clan il consorzio Eco4, ossia la parte “semilegale” del business dell’immondizia che ha già chiesto il tributo di sangue di una vittima eccellente: Michele Orsi, uno dei fratelli che gestivano il consorzio, viene freddato a giugno dell’anno scorso in centro a Casal di Principe, poco prima che fosse chiamato a testimoniare a un processo. Il consorzio operava in tutto il basso casertano sino all’area di Mondragone dove sarebbe invece - sempre secondo il pentito Gaetano Vassallo - Cosimo Chianese, il fedelissimo di Mario Landolfi, ex uomo di An, a curare gli interessi del clan La Torre. Interessi che riguardano da un lato ciò che fa girare il danaro: tangenti e subappalti, nonché la prassi di sversare rifiuti tossici in discariche destinate a rifiuti urbani, finendo per rivestire di un osceno manto legale l’avvelenamento sistematico campano incominciato a partire dagli anni Novanta. Dall’altro lato assunzioni che garantiscono voti ossia stabilizzano il consenso e il potere politico.

    Districare i piani è quasi impossibile, così come è impossibile trovare le differenze tra economia legale e economia criminale, distinguere il profilo di un costruttore legato ai clan ed un costruttore indipendente e pulito. Ed è impossibile distinguere fra destra e sinistra perché per i clan la sola differenza è quella che passa tra uomini avvicinabili, ovvero uomini “loro”, e i pochi, troppo pochi e sempre troppo deboli esponenti politici che non lo sono. E, infine, è pura illusione pensare che possa esistere una gestione clientelare “vecchia maniera”, ossia fondata certo su favori elargiti su larga scala, ma aliena dalla contaminazione con la camorra.

    E intanto si monta un’allegra bagarre intorno alla sentenza di Strasburgo sul crocifisso nelle aule scolastiche (ancora una volta tutti uniti, a destra come nel PD, per difendere un privilegio che nessuno saprebbe come giustificare sul piano dei valori e del rispetto civile senza tirare in ballo il sacro “valore della tradizione”) e un altro sottosegretario (alla Presidenza del Consiglio) non esita a dare prova delle sue doti di carità cristiana nell’insultare l’intelligenza degli italiani e la memoria della vittima di uno Stato allo sbando. Siamo messi bene, non c’è che dire.

    Berlino, 1989 - 2009

    Posted on Novembre 9th, 2009 in Agitprop, Graffiti | 1 Comment »

    Vale la pena rinfrescarsi la memoria con l’uomo che cadde sulla Terra.

    Quando le radici

    Posted on Novembre 9th, 2009 in Fantascienza, Letture | No Comments »

    Il “realismo d’anticipazione” di Lino Aldani, recensito per Fantascienza.com.

    Idrogeno e idiozia

    Posted on Novembre 8th, 2009 in Nova x-Press, Transizioni | 11 Comments »

    In effetti avrei potuto intitolare il post “Bosoni e…”, ma preferisco concentrare la volgarità nel corpo del testo. Vedete, come qualcuno di voi già saprà, poche cose mi fanno incazzare di più di sentire gente senza le specifiche competenze parlare a vanvera di qualcosa, fregiandosi della leggerezza dei grandi esperti. Quando poi la gente proviene da un’estrazione umanistica e la cosa su cui pretende di sentenziare è invece un argomento scientifico, l’indignazione raggiunge la stratosfera, dove per fortuna ci pensa Harlan Ellison - parafrasando il buon vecchio sommo Albert Einstein - a ricordarmi che, dopotutto, l’idrogeno deve spartirsi il dominio dell’universo con l’idiozia degli uomini. E un po’ mi aiuta a sbollire l’insofferenza.

    La macchina del Big Bang si blocca. Per una briciola di pane, titola oggi l’articolo del Corriere scritto da Severgnini. E dentro ci troviamo un distillato purissimo, per quanto - voglio concedere all’autore il beneficio della buona fede - del tutto inconsapevole, del pregiudizio che in Italia avvolge ogni materia scientifica. Si parla del più grande e importante esperimento concepito dagli scienziati per darci qualche elemento sull’origine e la natura dell’universo, svelando l’esistenza o meno del famigerato bosone di Higgs, e il noto giornalista non trova di meglio da fare che sminuire la portata dell’esperimento richiamandosi a una notizia che sta facendo il giro del mondo in queste ore, malgrado manchi ancora una pronuncia ufficiale da parte del CERN.

    Quindi, giù con il divertimento a buon mercato, rifacendosi per altro a un articoletto inglese che cita come sua fonte il Brisbane Times, testata sicuramente rispettabilissima, ma non accreditata - a quanto mi risulta - tra le pubblicazioni di rilevanza scientifica internazionale. Il che mi ricorda un po’ gli show di alcuni comici nostrani, tutti incentrati sulla comicità del banale, al limite della stupidità. Per esempio, nessuno studente all’ultimo anno di liceo scientifico (italiano, pre-riforma Gelmini, se non altro) si sognerebbe di attingere senza il minimo scrupolo critico a una voce di Wikipedia per riprodurre fedelmente la seguente descrizione di LHC: “una macchina studiata per accelera­re protoni e ioni pesanti fino al 99,9999991% della velocità del­la luce, e scoprire l’origine del­l’universo”. Perché uno studente con nozioni elementari di chimica sa che cos’è un protone e cosa è uno ione pesante e, benché sia vero che LHC sia nato per produrre collisioni tanto tra fasci di protoni quanto di ioni pesanti, l’energia richiesta per accelerare gli uni non è comparabile con quella necessaria per accelerare gli altri, con la conseguenza che la stessa energia di picco dell’acceleratore del CERN non può produrre la medesima accelerazione nei due casi. E non ci vuole una laurea per questo, in quanto fatte due proporzioni tutti sanno benissimo che la spinta necessaria per portare da 0 a 100 km/h un camion o un’utilitaria non è la stessa.

    Il diavolo si nasconde nei dettagli, dice Severgnini. E non possiamo che dargli ragione. Non c’è nessuna differenza tra l’informazione spacciata per scientifica in questo modo e le trasmissioni sensazionalistiche e disinformative di un Giacobbo qualsiasi, pagato con il canone dei contribuenti. Ma dopotutto devo ringraziare articoli come questo per fornirmi un inesauribile bacino di dimostrazioni empiriche alla mia teoria sullo stato della cultura e la salute dell’Italia in questo scorcio di XXI secolo. Che, for the dummies, è così riassumibile:

    L’Italia non è mai guarita dalla sua sindrome delle Due Culture.

    Malgrado tutti i finti progressismi, le aperture di facciata, le celebrazioni di convenienza. E questo porta con se due conseguenze. La prima, particolare, è che non dobbiamo meravigliarci per il pregiudizio imperante verso la fantascienza. La seconda, generale, è che non dobbiamo meravigliarci per lo stato in cui versa il Paese.

    Infine, per chi volesse capire davvero cosa si nasconde dietro l’ipotesi di retrocausalità - che, caro Severgnini, no, non è stata lanciata da Dennis Overbye sul NYT, e basterebbe aver letto l’articolo per saperlo - consiglio di partire da questo ottimo post di Amedeo Balbi. La faccenda è molto più affascinante, nel suo essere comunque paradossale e borderline, della favola dell’uccellino e della briciola di pane.

    Le Falangi dell’Ordine Nero

    Posted on Novembre 8th, 2009 in Agitprop, Graffiti | 1 Comment »

    Dopo la caduta di Franco, un villaggio dell’Aragona vota a sinistra e subisce per questo la repentina e cruenta rappresaglia di un gruppo di nostalgici del Caudillo che si fa chiamare “Falangi dell’Ordine Nero”. Appresa la notizia del massacro da un dispaccio di agenzia, il giornalista Jefferson B. Pritchard, veterano delle Brigate Internazionali, si mette in contatto con i vecchi compagni di lotta e organizza una risposta segreta alle manovre del terrorismo neofascista. La ricomposizione del vecchio plotone sarà per tutti l’occasione di fare i conti con la storia e, attraverso il passato, con la loro attuale esistenza. Ma mentre la caccia ai massacratori di Nieves si trasforma in una corsa contro il tempo, che porta gli inseguitori ad attraversare l’Europa intera, da Barcellona a Palermo a Roma, e di qui in Olanda attraverso Svizzera e Germania e infine in Francia, la loro missione diventa un pretesto per gli autori per imbastire un discorso più generale sulla condizione umana e l’esito è questo capolavoro del fumetto del Novecento.

    Alterszorn è la “rabbia dei vecchi”, la capacità di indignarsi che si dimostra nella terza età di cui parlava John le Carré e in cui io - per dovere di cronaca - mi sono imbattuto per la prima volta grazie alle tavole di Nathan Never. Ed è la chiave di lettura di quest’opera fondamentale della coppia Christin - Bilal, formata dallo sceneggiatore di Valérian, qui perfettamente a suo agio con i toni neri da spy-story, e dall’eclettico genio della bande dessinée, amatissimo (da me, ma non solo) per il suo lavoro con la fantascienza e l’immaginario. Insieme allestiscono un’opera granitica e assolutamente scevra da retorica, e già questo sarebbe un grande risultato. Ma riescono anche a offrirci validi spunti di riflessione sulla realtà e ci riescono dall’anno emblematico della realizzazione di questo romanzo a strisce, il 1979. Un anno significativo per l’Italia, che si apprestava a vivere l’ultima violentissima stagione dei suoi anni di piombo, e che non a caso offre lo sfondo per il nucleo centrale di questa storia (con il rapimento di un politico comunista che rievoca in qualche misura il sequestro di Aldo Moro).

    Le Falangi dell’Ordine Nero è una storia incentrata sulle persone, sui loro scrupoli, le loro crisi private, i loro sacrifici. Si integra per questo perfettamente in quel discorso sulla resistenza morale che facevamo ormai diversi mesi fa, partendo anche quella volta dalla tragica esperienza personale e familiare di un altro grandissimo talento del fumetto mondiale. E anche per questo è un’opera assolutamente da leggere. E da rileggere.

    Mosca con le lenti a specchio

    Posted on Novembre 7th, 2009 in Fantascienza, Graffiti | No Comments »

    L’esimio ing. Moskatomika, che da qualche tempo è sempre più immerso nelle atmosfere futuristiche del nostro genere prediletto, mi segnala questa imperdibile galleria di Goshmar su English Russia: Mosca rielaborata in chiave decisamente avveniristica e molto, molto sporca. Direi praticamente kipplizzata.

    L’immagine qui sotto, in particolare, mi ha scaraventato indietro al surrealismo postmoderno di Paul Di Filippo e alla sua Città Lineare.

    Quest’altra, invece, mi ha ricordato Il mercato d’inverno di William Gibson. E’ l’immagine che più si avvicina all’idea che mi sono sempre fatto de I Re del Sonno di Lise e, in particolare, della sequenza di danza “che i ragazzi chiamano il Ballo dei Fantasmi”.

    Comunque in linea con il clima di questi giorni.