Magari è un po’ presto per parlare di disgelo su questo blog, che negli ultimi tempi sta risentendo più che mai dell’accumulo di attività del sottoscritto, ma è una parola che mi è subito venuta in mente scorrendo i commenti suscitati dall’inchiesta di Robot (nata su istigazione di Silvio Sosio) sulla presunta morte della fantascienza. Onestamente, benché ancora pochi, fanno piacere feedback così positivi da parte di lettori che, in alcuni casi, mi sembra di capire che siano anche molto giovani.

Da tempo credo che alla fantascienza, e in particolare la fantascienza italiana, gioverebbe un ricambio generazionale. Non negli addetti ai lavori, scrittori ed editori, intendiamoci, ma nell’audience dei lettori, ormai livellata verso fasce d’età sempre più alte. E’ un dato di fatto palese per chi come me frequenta da anni gruppi di discussione e forum: raramente le nuove iscrizioni coincidono anche con un abbassamento dell’età media, più spesso si tratta magari di lettori esperti che si avvicinano al nuovo (?) mezzo della Rete. Resto convinto che non basti ampliare il bacino di utenza per garantire un futuro al genere. Ci vogliono energie nuove, in grado di sostenere nuove idee. Ci vorrebbe una generazione intera di appassionati come quella che negli anni ‘70 animò prima “Galassia”, alimentò le fucine editoriali della Nord e diede vita a Robot.

Purtroppo, troppo spesso oggi capita invece di assistere alla deriva dei più giovani lontano dalla lettura, magari incantati dalle sirene di forme di intrattenimento più immediate e interattive. Bisognerebbe avviare una riflessione comune su che cosa, oggi, nel 2009, potrebbe richiamare questi giovani verso i territori di un immaginario e il piacere di una pratica (la fantascienza, la lettura) che di qui a qualche anno potremmo ascrivere al registro delle specie protette. Inutile parlare di bestseller, quando tradizionalmente i successi del genere sono stati degli slow seller (e voglio riportare dal n. 46 di Robot le testuali parole di Salvatore Proietti: “[un libro] che vende lentamente ma regolarmente per un periodo prolungato, il cui risultato non si valuta subito. La SF è letteratura da backlist o da midlist, da catalogo, da ristampe continue ma senza altissime tirature; un po’ come i classici…”). E proprio per questo l’inseguimento e l’attesa di un successo veloce rischierebbero di rivelarsi vani comunque di fronte alla triste realtà di un fuoco di paglia.

Bisognerebbe riscoprire piuttosto la vocazione popolare del genere, e con questo mi riferisco al suo potere di penetrazione nell’immaginario dell’uomo contemporaneo, non alla sua “standardizzazione”. Il nostro immaginario è stato diffusamente colonizzato dalla fantascienza e dal suo linguaggio, solo che quasi nessuno sembra rendersene conto. Né la gente lontana dal genere, che subisce passivamente queste dinamiche; né le fasce conservatrici, ultraortodosse potremmo definirle con una sfumatura politica, degli appassionati restii a separarsi dalle loro convinzioni dogmatiche su cosa sia e soprattutto su cosa debba essere la fantascienza (troppo spesso qualcosa che resta lontano anni luce dal modo in cui la fantascienza, dall’inner space al cyberspazio, ha saputo trasformare la nostra comprensione della società).

E qui torniamo al discorso che facevo sopra, sull’opportunità di richiamare l’attenzione dei lettori più giovani, con il proposito di portare nuova linfa al servizio del genere e della sua evoluzione futura. E’ utopistico sperarlo? Forse è così. Ma è alla luce di questa convinzione che ritengo che un progetto come Google Books, con la sua carica sovvertitrice dello status acquisito, possa rappresentare una valida speranza proprio come primo passo in questa direzione. Ovviamente, non basta solo la tecnologia. “La potenza è nulla senza controllo”, recitava un famoso spot di qualche tempo fa. L’evoluzione del vettore attraverso una varietà di canali e di sbocchi, insomma, deve essere accompagnata da uno sviluppo analogo delle tematiche. La sensibilità, invece, basta che resti al passo con i tempi. Non è poi chiedere tanto, o sbaglio?